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Crosetto: in alcuni Paesi la Russia sta vincendo la guerra di propaganda, l’Occidente non risponde

Roma, 15 set. (askanews) – “Non sta a me dire” se il drone abbattuto ieri sera in Lituania dai caccia italiani fosse russo, “dai resti sembra che si tratti di uno Shahed, non dell’ultima versione, per cui… non so quali altri paesi potrebbero lanciarlo… ma non ho certezze, non posso dire con certezza” che il drone fosse russo. Lo ha affermato il ministro della Difesa Guido Crosetto intervistato da SkyTg24.

“Negli ultimi mesi – ha proseguito Crosetto – sono aumentati moltissimo le incursioni di droni, gli attacchi cyber, c’è un incremento diciamo di protervia, forse perché” i russi “vedono un maggior successo sul campo di battaglia ucraino e questo fa sì che si sentano più forti e in qualche modo provochino il fronte est in diverse nazioni ed evidentemente è da una parte un modo per saggiare le difese della Nato e la capacità di reazione della Nato, dall’alto un modo per alzare le tensioni e in qualche modo lanciare anche dei messaggi negativi alle opinioni pubbliche perché ricordiamoci che la guerra della Russia non è soltanto una guerra fisica, è soprattutto una guerra di propaganda nei paesi occidentali, una guerra di disinformazione, una guerra che in molti paesi, in alcune sacche stanno anche vincendo perché l’Occidente non fa altrettanto, non rende la pariglia”.

“Sulla guerra ibrida né noi né i paesi occidentali stiamo facendo molto, la subiamo e basta. Perché la guerra ibrida è una guerra strana in cui o reagisci e in qualche modo la porti dall’altra parte, cosa che non abbiamo mai voluto fare, oppure la subisci e cerchi di difenderti e noi lo facciamo di fronte a centinaia di attacchi quotidiani, ad esempio cyber, o lo facciamo nel tentativo di fermare una disinformazione che è sempre più forte ed è costante”.

“E poi c’è la guerra vera – ha proseguito Crosetto -, quella che vivono in Ucraina tutti i giorni alla quale bisogna prepararsi sperando di non averla mai sul proprio territorio, ma ci sono minacce che sono facili da portare: non servono degli Stati per mandare dei droni su un aeroporto e questo richiede una rincorsa tecnologica e una rincorsa innovativa che si sostiene soltanto con molto impegno che le forze armate italiane stanno portando avanti e che il parlamento ha dimostrato di voler supportare anche aumentando le risorse per la difesa nei prossimi anni”.