Milano, 23 apr. (askanews) – In Italia “la lettura è più diffusa tra i giovani: tra i ragazzi di 11 e 14 anni la quota di lettori arriva al 58,2%, mentre nelle età più adulte scende notevolmente. Nel 2022, i lettori di 16 anni e più erano appena il 35%, collocando l’Italia in terz’ultima posizione tra i Paesi dell’Unione europea. Tale quota era di circa 20 punti al di sotto di quella della Spagna e di 26 rispetto alla Francia, senza considerare i Paesi nordici, dove i lettori raggiungono il 70% della popolazione adulta e non si osservano le differenze inter-generazionali che, invece, contraddistinguono i Paesi con bassi livelli di lettura”. E’ quanto emerge dal report dell’Istat “Tra cultura e svago: un viaggio lungo un secolo”.
Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, “uno degli indicatori della vivacità e maturità della produzione culturale italiana è il numero delle opere librarie pubblicate: tra il 1926 e il 2024 è aumentato di oltre 13 volte, da circa 6.300 a oltre 83mila”. Un trend, evidenzia l’Istat, che “riflette in una prima fase la crescita complessiva dei lettori e, più recentemente, la diffusione delle tecnologie digitali, che ha reso economicamente accessibile la pubblicazione per tirature ridotte, e ampliato in modo significativo l’offerta di libri rispetto ai lettori . Negli ultimi anni è cresciuto l’uso di formati digitali e audio: nel 2025, gli e-book rappresentano l’11,1% del totale, e gli audiolibri il 2,5%. Ciononostante, circa 7 lettori su 10 scelgono ancora il libro cartaceo come modalità esclusiva di lettura”.
La diffusione della lettura negli ultimi sessant’anni offre indicazioni contrastanti: “Tra il 1965 e il 2010, anche grazie all’innalzamento del livello di istruzione della popolazione, la quota di persone di 11 anni e più che aveva letto almeno un libro nel corso dell’anno è cresciuta dal 16,6 al 46,5%, diminuendo in seguito fino a stabilizzarsi intorno al 40%, con una differenza di genere di oltre 11 punti percentuali a vantaggio delle donne. Inoltre, nel 2025 si osserva un divario di 16 punti percentuali tra Centro-Nord e Mezzogiorno e di oltre 50 punti tra persone con alta e bassa istruzione”.
