Milano, 13 ott. (askanews) – La Pinacoteca di Brera è tra i primi musei al mondo a offrire la possibilità a persone ipovedenti o cieche di godere di capolavori come Il bacio di Hayez o la Cena in Emmaus di Caravaggio indossando degli AI glasses che rendono accessibile in maniera più autonoma il nostro patrimonio culturale.
Sensing Art – Capolavori oltre lo sguardo, è una sperimentazione ideata e promossa da Meta ed EssilorLuxottica insieme alla Pinacoteca di Brera che consente a chi ha una disabilità visiva di fruire, da oggi, di otto opere della collezione (dal Cristo morto di Andrea Mantegna, al Ritrovamento del corpo di San Marco di Tintoretto, alla Madonna col bambino e santi, angeli e Federico da Montefeltro di Piero della Francesca, allo Sposalizio della Vergine di Raffello Sanzio, la Cena in Emmaus di Caravaggio, Cristo e la samaritana al pozzo di Annibale Carracci, il Portarolo seduto con cesta a tracolla uova e pollame di Giacomo Ceruti (Pitocchetto) e infine Il bacio di Francesco Hayez)attraverso gli occhiali smart sviluppati da Meta ed EssilorLuxottica.
In sostanza, una volta di fronte a una delle otto opere, il visitatore può attivare, con gli AI glasses, il riconoscimento del dipinto e ascoltare direttamente le audiodescrizioni dagli speaker integrati nelle aste, riducendo al minimo l’interazione con lo smartphone e consentendo, grazie all’audio open-ear, di percepire l’ambiente circostante. Il percorso è completato da brevi tracce di orientamento tra un’opera e l’altra e dalla possibilità di personalizzare la fruizione dei contenuti. Il progetto sviluppato in collaborazione con l’Associazione nazionale subvedenti, l’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti e la Fondazione istituto dei ciechi di Milano, si integra con l’app Grande Brera che da 10 anni consente la scoperta di alcune delle opere più significative del museo attraverso il percorso DescriVedendo. Durante la visita, i visitatori, attraverso l’assistente vocale Meta AI, potranno anche porre domande sul contesto e sull’ambiente circostante, mentre, grazie all’integrazione con Be My Eyes, è possibile entrare in contatto con volontari vedenti e operatori per ricevere supporto in tempo reale sia durante la visita sia nel raggiungimento del museo.
La sperimentazione è nata circa otto mesi fa, come ha raccontato il direttore Grande Brera e Cenacolo Vinciano, Angelo Crespi, in occasione di una visita privata alla Pinacoteca del fondatore e Ceo di Meta, Mark Zuckenberg. “Accessibilità per noi significa superamento delle barriere fisiche, e pensate cosa vuol dire in un palazzo con 500 anni di storia, ma anche cognitive – ha detto Crespi – Questo è un luogo di arte antica e abbiamo contenuto l’uso della tecnologia. Noi la tecnologia la usiamo per migliorare il racconto intorno all’opera d’arte”.
“Il progetto mostra come le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale possano essere messe al servizio delle persone e dell’inclusione. Uno strumento – ha detto in un videomessaggio il ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli – che può davvero migliorare la qualità della vita delle persone cieche e ipovedenti, coniugando autonomia e indipendenza nel movimento con il tema della cultura, che deve essere fruibile e aperta a tutti. Questa è la svolta: ridurre quelle barriere che a volte sono fisiche, a volte sensoriali, a volte culturali, e dare a tutti la possibilità di seguire le proprie passioni”.
“La tecnologia esprime il suo massimo potenziale quando riesce a rendere le informazioni e le esperienze quotidiane più accessibili, naturali e immediate – ha detto Maxine Williams, VP accessibility di Meta – come nel caso dei nostri AI glasses. È attraverso iniziative come questa, nate da un dialogo continuo con le persone con disabilità, che lavoriamo verso un futuro con più opportunità per tutti”. “Per noi, che ogni giorno li vediamo nascere nei nostri laboratori e nelle fabbriche, è motivo di grande orgoglio vedere come gli smart glasses possano contribuire ad arricchire il modo in cui le persone vivono il mondo che le circonda. Grazie a questa iniziativa, potremo offrire modi nuovi di esplorare e vivere il patrimonio artistico e culturale, contribuendo a renderlo più accessibile anche alle persone con disabilità visive”, ha affermato Davide Schinetti, chief operating and Group R&D officer di EssilorLuxottica, rimarcando come “l’applicazione di questi occhiali può spaziare in tutti i campi possibili. Noi abbiamo tra l’altro un centro di ricerca condiviso con il Politecnico di Milano in cui stiamo sperimentando, anche tramite corsi per gli studenti stessi, quelle che possono essere le applicazioni sia integrando maggiormente sensoristica in ambito medico o di prescrizione o anche percorsi per il supporto alla vita professionale”.
Per ora sono una decina gli smart glasses messi a disposizione, utilizzabili durante le visite organizzate su appuntamento.

