Roma, 15 apr. (askanews) – La frase somiglia a quella pronunciata tante volte, ma è il contesto degli ultimi giorni a conferirle un peso diverso. Giorgia Meloni riceve a palazzo Chigi il leader ucraino Volodymyr Zelensky e ribadisce che “un’Occidente diviso e un’Europa spaccata sarebbero un regalo”, nello specifico a Mosca. Ma per la premier il concetto ha un significato più generale. A maggior ragione in questi giorni in cui Donald Trump l’ha attaccata per aver definito “inaccettabili” le parole da lui pronunciate nei confronti di Papa Leone. Critiche che il numero uno della Casa Bianca ribadisce ancora oggi: “È stata negativa. Chiunque ci abbia rifiutato supporto su questa questione iraniana, non avrà più lo stesso tipo di rapporto con noi”, ha detto.
La presidente del Consiglio, esattamente come ieri, non replica direttamente. Ma rilancia, appunto, la sua convinzione per cui l’unità del mondo occidentale, e dunque delle due sponde dell’Atlantico, sia una scelta inevitabile. Il senso del ragionamento fatto ai piani alti del governo viene però ribadito dai vari ministri. Nei rapporti tra Italia e Stati uniti devono prevalere “lealtà e rispetto” e l’amicizia non esclude la possibilità di dire con chiarezza ciò che si pensa anche quando non si è d’accordo, spiega il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani arrivando a Berlino per la conferenza umanitaria sul Sudan. Il responsabile delle Politiche agricole, Francesco Lollobrigida, ribadisce che Meloni come sempre difende l’interesse del Paese ma si dice anche sicuro che i rapporti con gli Stati Uniti resteranno buoni perché “è interesse europeo, italiano e anche statunitense difendere la democrazia e le economie democratiche”.
Di certo a palazzo Chigi sono ben consapevoli di quanto il giudizio negativo serpeggiante nell’opinione pubblica nei confronti di Donald Trump e delle sue scelte stia pesando in termini di consenso su chi, come Meloni, sin dall’inizio si è ritagliato un ruolo di interlocutore privilegiato. Ma se le recenti prese di distanza possono portare vantaggio sotto questo aspetto, resta la necessità di mantenere un approccio pragmatico. “L’instabilità sta diventando pian piano la nostra nuova normalità” ma “è soprattutto in momenti come questi che l’amicizia fra popoli fratelli, che si sono dati una mano nei momenti più difficili della propria storia, fa la differenza”, spiega la presidente del Consiglio durante le dichiarazioni congiunte con Zelensky.
Nell’incontro a palazzo Chigi la premier ribadisce ancora una volta il sostegno all’Ucraina che, sottolinea, non è “solamente un dovere morale, ma anche una necessità strategica, perché in gioco non sono solamente la dignità, la libertà e l’indipendenza di Kiev, ma anche la sicurezza dell’Europa nel senso chiaramente più ampio del termine”. Così come rilancia l’appoggio a un ingresso nell’Unione europea “al pari delle altre nazioni europee che hanno da tempo avviato questo cammino”: una precisazione che tiene conto anche delle obiezioni della Lega su un percorso di accesso rapido per l’Ucraina. Ma la vera novità fattuale dei rapporti tra Roma e Kiev, sta nell’annuncio di un rafforzamento della cooperazione in materia di difesa. “L’Italia in particolare – dice Meloni – è molto interessata a sviluppare una produzione congiunta soprattutto sulla materia dei droni, settore nel quale sappiamo bene che l’Ucraina in questi anni è diventata una nazione guida”.
