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mercoledì, 21 Gennaio, 2026
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Davos contro il mondo

La concentrazione del potere economico mette in discussione democrazia, giustizia globale e perfino il senso stesso dei diritti. Emerge un nuovo “diritto di offesa” nell’epoca del dominio finanziario.

Che il mondo sia fortemente squilibrato a causa di un divario tra ricchi e poveri è cosa risaputa. Non si ripone alcun rimedio a questa andatura claudicate e prima o poi gli effetti, malgrado le strategie di accomodamento, si faranno avvertire. Chiedere ad un fisiatra del pianeta per maggiori spiegazioni. 

Povertà e disuguaglianze, una storia antica 

Precedentemente su “Italiani. Net” si è detto come in uno scritto a titolo “Si può sconfiggere la povertà?”, autore Marco Zupi, direttore scientifico del CeSPI, pubblicato un ventennio or sono, emergeva come 100 milioni di bambini lavorassero per strada, 250 milioni lavorassero in strutture, 300.000 erano bambini soldato, 1 milione di ragazze erano costrette a prostituirsi.

Nei paesi in via di sviluppo, dove vive l’80% della popolazione mondiale, il prodotto nazionale lordo pro capite era al meglio di 800 dollari contro i 22.000 dollari dei paesi industrializzati.

Ogni anno 30 milioni di persone morivano di fame e 800 milioni pativano una mal nutrizione. Nei paesi poveri la speranza di vita non superava i 40 anni, 1 miliardo non aveva accesso all’acqua potabile, 850 milioni erano analfabeti.

Concentrazione del potere

Come non bastasse, aumentava la concentrazione del potere economico in mano a pochi. Su 100 imprese multinazionali 90 erano d’Europa, Nord America ed Estremo Oriente. Le multinazionali controllavano il 25% della produzione mondiale con un volume d’affari di 11.000 miliardi l’anno. Le 10 principali imprese di comunicazioni avevano l’86% del mercato mondiale

Il patrimonio dei 3 principali miliardari mondiali era maggiore alla somma del prodotto nazionale loro dei 49 paesi sottosviluppati con i loro 600 milioni di abitanti.

La sentenza dell’Oxfam

Oggi cifre e numeri andrebbero aggiornate, probabilmente non in meglio. Il recente rapporto Oxfam ci dice che nel 2025 i miliardari nel mondo sono diventati più di 3.000, vantando una ricchezza netta aggregata di 18.300 miliardi di dollari, una concentrazione di potere niente male che ha a che fare anche con la sopravvivenza della democrazia. 

Si legge che “le fortune dei miliardari globali sono cresciute nel 2025 di 2.500 miliardi di dollari – una cifra quasi equivalente alla ricchezza totale detenuta dalla metà più povera dell’umanità, ossia 4,1 miliardi di persone”. Così il tasso di riduzione della povertà globale è rimasto invariato negli ultimi 6 anni e la povertà estrema è di nuovo in aumento in Africa. 

Finalmente Davos!

In questi giorni i potenti del mondo si vedono nell’annuale incontro a Davos dove si parlerà di criptovalute, intelligenza artificiale e semiconduttori, non di squilibri mondiali. Tra i protagonisti, assai più di maggior peso dei leaders politici, si annoverano Jamie Dimon di JpMorgan e Ken Griffin di Citadel, non ultimo Larry fink Amministratore delegato di BlackRock che gestisce fondi per 14.000 miliardi di dollari, poco più di una bazzecola.

Sembra che Davos abbia preso nome dal Davide della Bibbia e per una volta verrebbe da sognare per una vittoria di recupero di Golia a difesa di quelli che non sono invitati a tanta mensa. 

La legge del denaro impone la sua regola anche nel Board della Pace di Gaza. E’ voce di questi giorni che per sedersi a quel tavolo occorre tirare fuori 1 miliardo, altrimenti si resta fuori dai giochi. Più che un board sembra un abbordaggio a quel poco che resta di giustizia al mondo. Uno come Ghandi sarebbe insomma rimasto fuori.

Noblesse oblige

A dispetto del premio Nobel in qualche misura rivendicato da Trump per legittimare ciò che di buono si è fatto, non appare nelle azioni trumpiane un tratto di nobiltà che obbliga ad un certo stile e postura, l’assunzione di un dovere di comportamento che sia di esempio per l’umanità. Per chiarezza, anche gli altri leaders mondiali non spiccano per classe e cuore.

Un nuovo diritto

In generale, ovunque ci si soffermi, di questi tempi sul pianeta Terra sembra recuperarsi il valore non del “diritto di difesa” ma piuttosto quello di “offesa”. Si rivendica insomma il diritto di offendere non solo l’intelletto del prossimo ma anche il corpo e le sue sostanze.

Ogni diritto sembra ormai legittimamente poter rivendicare il suo riconoscimento e spazio di manovra. Una nuova conquista dell’umanità.