La guerra dei dazi innescata dal Presidente degli Stati Uniti comporterà notevoli problemi alle principali economie mondiali, inclusa quella statunitense. Sul punto c’è sostanziale uniformità di valutazione da parte di studiosi e operatori di mercato nei diversi settori, da quello industriale a quello tecnologico, a quello agricolo.
Quello che sinora non è stato adeguatamente considerato è il motivo profondo che la origina.
Un motivo che deriva dal confronto con il competitor mondiale degli Usa, la Cina, ma che ha radici interne e che già Biden aveva evidenziato, affrontandolo con una misura importante come l’Inflation Reduction Act (800 miliardi di dollari di sussidi per le imprese americane operanti in USA): l’indebolimento consistente della produzione manufatturiera statunitense.
Solo il 15% dei manufatti mondiali sono produzioni a stelle e strisce, generatrici di un misero 10% del PIL americano, per il resto determinato da una esagerata economia dei consumi. A sua volta generatrice del pesante deficit della bilancia commerciale. I dazi servono a riequilibrare quest’ultima, sostiene la Casa Bianca.
Ma soprattutto – e questo non viene volutamente enfatizzato ma è la ragione primaria per la quale sono stati pensati – servono, nella speranza degli economisti del team presidenziale, ad aumentare la capacità produttiva interna, il made in Usa, motivando imprese straniere a costruire impianti nella Federazione (“se producete in America, dazi zero”, ha detto Trump il 2 aprile) così da far crescere quel 15% di per sé alquanto debole ma addirittura misero se confrontato col 33% cinese.
Con una aggravante, e cioè che la Cina è presente in ogni catena di approvvigionamento e non più solo nelle produzioni di bassa qualità ma anche, e ormai soprattutto, in quelle tecnologiche ad altissimo valore aggiunto. Il caso delle auto elettriche è paradigmatico in tal senso. E pure beffardo, essendo BYD (marchio mandarino divenuto ormai il primo produttore planetario del settore) l’acronimo di Build Your Dream, classico slogan americano. Ironia non da poco…
Essere troppo dipendenti dagli altri, ancor più dai cinesi, è un rischio che non si può più correre. Occorre rafforzare la propria autonomia produttiva. Questa è la motivazione principale, reale che ha condotto la nuova Amministrazione americana alla guerra dei dazi.
Che poi questi ultimi, usati come una clava, siano lo strumento giusto per conseguire il risultato atteso è invece tutto da dimostrare.