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martedì, 27 Gennaio, 2026
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Ddl stupri, nuovo testo base senza la parola "consenso". Pd insorge ma Bongiorno insiste: rispettati patti

Roma, 27 gen. (askanews) – La Commissione Giustizia del Senato ha adottato come testo base del disegno di legge sulla violenza sessuale il testo unificato predisposto dalla presidente Giulia Bongiorno (Lega) che modifica quello approvato in maniera bipartisan dalla Camera togliendo il riferimento al consenso. I voti a favore sono stati 12 (ha votato anche Bongiorno) e 10 i contrari.

La presidente della commissione giustizia del Senato Giulia Bongiorno (Lega) ha presentato una nuova proposta di testo unificato che prevede un’innalzamento delle pene per violenza sessuale. L’articolo 609-bis del codice penale viene così: “Chiunque, contro la volontà di una persona, compie nei confronti della stessa atti sessuali ovvero la induce a compiere o subire i medesimi atti è punito con la reclusione da sei a dodici anni”, anziché da 4 a dieci anni.

“La volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso”, recita il testo. “La pena – prosegue il testo- è della reclusione da sette a tredici anni (anziché da sei a dodici, ndr) se il fatto è commesso mediante violenza e, minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa. La pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi quando, per le modalità della condotta e per le circostanze del caso concreto, nonché in considerazione del danno fisico o psichico arrecato alla persona offesa, il fatto risulti di minore gravità”.

Ma lo stralcio della parola “consenso” è stato aspramente criticato dal Pd. “Si è consumata una brutta pagina di storia parlamentare perché un provvedimento che era stato approvato all’unanimità alla Camera e anche di un patto politico tra maggioranza e opposizione è stato strappato, calpestato, penso anche umiliato, ed è evidente che è venuto fuori un testo che non c’entra nulla con l’oggetto di quel patto, non migliora la legge, la ribalta, sostituisce il consenso con l’obbligo per la donna di dimostrare il proprio dissenso”. Così il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia ha commentato l’adozione a maggioranza del testo Bongiorno come testo base sulla violenza sessuale in commissione Giustizia.

Bongiorno invece difende il testo: “Oggi nel codice la volontà della donna non c’è. Chi non vota questo testo rinuncia a introdurre nel codice la volontà della donna” ha detto la presidente della commissione Giustizia del Senato, Giulia Bongiorno, al termine della seduta in cui è stato adottato a maggioranza come testo base il suo testo unificato sulla violenza sessuale. “Su quel secondo comma io anzi mi aspettavo che sarebbe stata la mia parte politica a fare qualche opposizione. Io dico in caso di incertezza c’è la presunzione del dissenso, un concetto che non solo valorizza la donna, ma valorizza una presunzione a favore della donna e nei casi di incertezza”, ha spiegato. E per Bongiorno il patto tra Meloni e Schlein è stato rispettato: “Il patto era per mettere al centro di questa legge la volontà della donna, quindi il patto è stra-rispettato” ha detto Bongiorno, replicando alle opposizioni secondo cui con l’adozione a maggioranza del testo base sulla violenza sessuale si sia rotto il patto Meloni-Schlein che aveva caratterizzato il passaggio alla Camera con un voto bipartisan.

“Secondo me – aggiunge Bongiorno – questo testo fa un passo avanti rispetto alla Camera perché lì tutta la parte del ‘freezing’ lì non c’era. C’è una ‘presunzione di dissenso’ ogni qualvolta la donna non dice né sì né no perché è colta di sorpresa oppure c’è una situazione in cui è paralizzata, congelata dalla paura, il freezing”. “Poi ci sono alcuni che criticano il testo dicendo ‘non mi convince che ha levato l’interrogatorio’. Ma non si parla di interrogatorio! Io ho notato una serie di critiche da parte di persone che non hanno letto o non hanno approfondito. Io dico leggete e poi valutate”.

Le argomentazioni della relatrice non sono però bastate. “Il testo dell’emendamento è stato scritto da una donna ma dettato dal patriarcato”. Lo dice Michela Di Biase(Pd), relatrice del testo sul consenso approvato all’unanimità a Montecitorio. “Si tratta di una grande occasione persa, che farà compiere un grave passo indietro al nostro ordinamento”. Spiega la Di Biase: “La presidente della commissione Giustizia del Senato, senatrice Giulia Bongiorno, ha presentato e anche votato ù aspetto questo che non può passare inosservato ù un emendamento che compromette totalmente la proposta di legge sul consenso, già approvata all’unanimità alla Camera e che, recependo la Convenzione di Istanbul, avrebbe rappresentato un salto in avanti per la legislazione italiana, adeguandola a quella di numerosi altri Paesi che lo hanno già fatto”.

Conclude la parlamentare Pd: “lo giudico retrogrado e pericoloso, perché si allontana dal solco tracciato dalle sentenze della Corte di Cassazione, che riconoscono il consenso come elemento centrale. Con questo emendamento, il consenso scompare dall’ordinamento, rappresentando un arretramento inaccettabile per la tutela delle donne”.

“Proveremo in qualsiasi modo a posticipare per quanto possibile l’esame del testo e faremo tutto quello che il regolamento ci consente per impedire l’approvazione di un testo di cui non condividiamo assolutamente nulla”. Lo ha detto la senatrice Pd Valeria Valente dopo il voto in commissione Giustizia che ha adottato a maggioranza il testo Bongiorno come testo base. Valente ha spiegato che “a questo punto chiederemo un nuovo ciclo di audizioni”.

“Traditi tutti i patti, nel testo adottato non c’è più la parola consenso. Semplicemente si torna indietro anche rispetto alla giurisprudenza consolidata che aveva invece fatto fare significativi passi avanti; quella era la direzione da seguire. Abbiamo chiesto e ottenuto – dichiara la vicepresidente dem del Senato, Anna Rossomando – un nuovo ciclo di audizioni perché il testo Bongiorno è completamente diverso da quello su cui c’era stato il voto all’unanimità. Questo testo non può essere approvato”. C’è stata anche una protesta davanti al Senato contro il testo sulla violenza sessuale presentato da Giulia Bongiorno e adottato in commissione Giustizia come testo base con i voti della maggioranza. Un gruppo di manifestanti, la maggioranza donne, ha provato a sfilare a corso Rinascimento ma è stata bloccata dalla polizia con cui si sono registrati momenti di tensione: “Stanno discutendo sulla legge stupri e stanno bloccando il corpo delle donne. Pretendete di discutere un testo e non ci fate neanche passare. È una vergogna”, hanno protestato. nnalzando cartelli con le scritte “La destra tradisce le donne” e “Senza consenso è stupro”, le manifestanti hanno chiesto alle senatrici: “Escano fuori a difenderci, altre occupino l’aula, è una vergogna”. Tra gli slogan più urlati: “Allerta, allerta, che cammina, lotta transfemminista dalla sera alla mattina. Che tremi, che tremi ogni fascista, oggi Roma è transfemminista”.