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giovedì, 29 Gennaio, 2026
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Democrazia, persona e fondamento etico

Sintesi dell’intervento svolto dal prof. Acocella al convegno promosso dall’Istituto Internazionale Jacques Maritain e dall’Istituto di Studi politici “S. Pio V” su “Dialogo e democrazia: il pensiero di Jacques Maritain alla luce del presente”.

Una questione che ritorna

L’incontro di oggi tra l’Istituto San Pio V e l’Istituto Maritain è un primo approccio, ma ha riaperto una questione decisiva. Riparto dalla provocazione sollevata da Rita Padovano: l’attualità del pensiero di Maritain. Per la mia generazione, Maritain è stato una lettura formativa. Anch’io, da giovane, ho attraversato Umanesimo integrale e i testi sui diritti dell’uomo, prima di incontrare Giuseppe Capograssi, che ha segnato definitivamente il mio percorso.

Maggioranza e fondamento etico

Il nodo è antico e sempre attuale: la democrazia può affidarsi soltanto alla maggioranza o ha bisogno di un fondamento etico? Tocqueville lo aveva intuito osservando l’America dopo i disastri del giacobinism in Francia. Il rischio che segnalava era l’onnipotenza della maggioranza: il numero, insomma, può sostituire la qualità?

Da Benjamin Constant in poi, la riflessione liberale e costituzionale ha risposto negativamente. La democrazia è potere limitato. Il voto è uno strumento, non un fondamento: produce maggioranze temporanee, non verità etiche.

Il Novecento e il rifiuto del positivismo

I totalitarismi del Novecento hanno mostrato dove conduce l’abbandono di ogni limite etico. Anche per questo molti giuristi europei hanno rifiutato il positivismo giuridico puro: affidarsi solo alla forza del numero significa aprire la strada all’arbitrio. La democrazia vive di regole, ma anche di valori che non sono cangianti a ogni tornata elettorale.

Maritain nella storia

Jacques Maritain va letto non come “puro filosofo”, bensì come laico cristiano immerso nella concretezza storica. Ha inciso persino sul sindacalismo cattolico francese, pur tra resistenze e polemiche.

Le ricerche d’archivio oggi in corso – penso al lavoro promosso dall’Istituto San Pio V – mostrano il ruolo decisivo di Angelo Roncalli nell’osservare la rinascita della democrazia francese del dopoguerra. In quel contesto, la figura di Maritain emerse per il suo netto antitotalitarismo e per la distanza mantenuta negli anni ‘40 dal regime di Vichy.

Laicità e responsabilità

Quando si pose il problema della nomina dell’ambasciatore francese presso la Santa Sede, Maritain apparve “troppo laico” a molti ambienti ecclesiastici. Eppure fu proprio la sua conoscenza profonda della realtà francese a consentire una mediazione decisiva con il Vaticano per la scelta dei nuovi vescovi. Ci riuscì in nome e in virtù della propria visione laica della democrazia e quindi della politica. Qui sta il punto, sempre attiale: come essere credenti restando autenticamente laici.

Personalismo e attualità

Il personalismo offre una risposta ancora valida. È la persona il luogo in cui si esercita la scelta etica ed è la persona a dare senso anche alla decisione collettiva.

Oggi viviamo una stagione il momento elettorale si vive dentro un modulo d’appartenenza, non (anche) di opinione. Inoltre, liste chiuse e leadership impermeabili hanno espulso la responsabilità personale dal processo democratico. Ma senza responsabilità individuale non esiste fondamento etico della democrazia.

In questo senso, Maritain resta una chiave preziosa per comprendere non solo il passato, ma le fragilità del nostro presente.

 

N.B. Questa versione di sintesi, liberamente elaborata, non è stata rivista dall’autore