Home GiornaleDestra e Costituzione repubblicana: i democratici cristiani scelgano bene

Destra e Costituzione repubblicana: i democratici cristiani scelgano bene

L’azione politica della destra si colloca progressivamente fuori dal quadro costituzionale della Repubblica. Dalla politica estera alla riforma della giustizia, fino al premierato e all’autonomia differenziata, emergere un disegno di alterazione degli equilibri democratici.

Una distanza crescente dal dettato costituzionale

La destra italiana, guidata da Giorgia Meloni, si pone sostanzialmente fuori dalla Costituzione repubblicana. Il giuramento di fedeltà pronunciato al momento dell’insediamento del governo è, nei fatti, ignorato se non proprio tradito. Dopo più di tre anni dal primo gabinetto dominato da un partito di destra postfascista, e composto da altri due partiti del tutto subalterni, si può senz’altro giungere a questa valutazione.

Il caso della guerra in Iran e larticolo 11

L’ultimo, gravissimo esempio di questa radicata posizione sta nelle parole che la premier ha pronunciato di fronte all’aggressione militare, alla guerra scatenata da Trump e dal governo israeliano contro l’Iran.

“Non sono né a favore né contro la guerra in Iran”, ha detto senza giri di parole il nostro primo ministro.

Facendo così strame del dettato dell’articolo 11 della Costituzione, che dispone testualmente: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Bisognava continuare con pazienza a negoziare, a verificare, a stimolare la controparte iraniana a un comportamento trasparente sulle attività di arricchimento dell’uranio, come per lungo tempo hanno fatto le amministrazioni democratiche precedenti. Bisognava evitare di scatenare liberamente la rabbia senza fine della destra israeliana e i suoi istinti di egemonia militare, agiti ormai come durante le guerre coloniali dei secoli scorsi, senza rispetto per niente e per nessuno.

La riforma della giustizia e il referendum

La cosiddetta riforma della giustizia, approvata come “per decreto autoritario” dalla destra in Parlamento, segna un altro grave episodio che si consuma in queste settimane di avvicinamento al referendum popolare confermativo.

I falsi tentativi di confronto sul merito tecnico sono dalla destra stessa smentiti ogni giorno, dallo stesso ministro della giustizia e dai suoi collaboratori. Questo è per la destra un referendum politico, per diminuire l’autonomia di uno dei tre pilastri dello Stato democratico a vantaggio degli altri.

Se, malauguratamente, dovesse vincere il sì – cosa sempre meno probabile con il passare dei giorni, ma si sa che le urne possono sempre riservare sorprese – oltre alle grida di trionfo politico plebiscitario assisteremmo poi al rilancio della pessima riforma costituzionale del premierato, oggi parcheggiata nell’ombra, con l’obiettivo di ridurre l’autonomia del Parlamento e della democrazia rappresentativa.

 

Leggi securitarie e restrizione delle libertà

Le leggi liberticide e autoritarie, approvate a raffica per contenere la libertà di espressione e di manifestazione pubblica nelle piazze, nelle scuole, nelle università, dietro allo scudo dell’urgenza “securitaria”, hanno già messo una bella museruola ai cittadini italiani.

Premio di maggioranza e concentrazione del potere

La proposta di riforma elettorale, con uno sproporzionato premio di maggioranza avanzato allo scopo di assicurare la stabilità e la durata dei governi, costituisce poi l’espediente tecnico capace di creare una situazione completamente diversa da quella attuale.

Naturalmente “stabilità e durata” suonano come una sentenza di condanna a morte per cinquanta anni di governi democratici e riformisti garantiti dalla solida continuità della Democrazia Cristiana, a lungo anche vero baluardo contro ogni rinascita fascista. Un leader di destra, con pieni poteri, con il compito di mettere ordine.

 

Autonomia differenziata e unità della Repubblica

Da questo disegno di rovesciamento costituzionale non rimane certo fuori la proposta di autonomia differenziata fra le Regioni, che romperebbe l’unità solidale e poliarchica della Repubblica. Un equilibrio ordinamentale indispensabile per assicurare la giustizia sociale.

Lappello al mondo democratico-cristiano

Vogliamo sperare che gli amici che vengono dall’esperienza democratico-cristiana e popolare vogliano ancora riflettere e valutare cosa fare il 22 marzo.

Anche perché una nuova area di centro democratico degasperiano non può nascere fra le ambiguità di chi ritiene che, nella storia politica italiana del dopoguerra, destra e sinistra “pari sono”. Si tratta oggi di scegliere se stare nel solco e nel quadro della Costituzione, oppure se lavorare per modificare questo solido quadro che ha garantito una crescita e una promozione umana e sociale impensabile.

Il dovere della partecipazione democratica

Dunque, come hanno esortato con decisione il presidente della Repubblica e lo stesso presidente della Conferenza episcopale italiana, la partecipazione al voto è un dovere irrinunciabile in una sana democrazia.

I democratici cristiani e i popolari sono stati forti quando hanno saputo interpretare il sentimento migliore di rinascita e di progresso del popolo italiano, non il livore o il senso di rivalsa.