Roma, 1 ott. (askanews) – La fotografia è quella dell’unità: Donald Trump circondato alla Casa Bianca dai vertici delle maggiori società tecnologiche americane, tutti impegnati a garantire che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sarà accompagnato da adeguate misure di sicurezza. Ma dietro le porte chiuse è emersa una divisione profonda sulla reale portata dei rischi dell’Ia e, soprattutto, su quanto apertamente parlarne con l’opinione pubblica. E c’è stato anche uno scontro personale.
Secondo quanto ricostruisce oggi il Wall Street Journal, dopo il pranzo di martedì alla Casa Bianca con una ventina di amministratori delegati, diversi dirigenti del settore, tra cui il numero uno di Nvidia Jensen Huang, hanno chiesto spiegazioni all’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, per i suoi ripetuti allarmi pubblici sulle capacità sempre maggiori dei modelli di Ia. La discussione sarebbe avvenuta nella Roosevelt Room, mentre un gruppo più ristretto di manager e consiglieri della Casa Bianca metteva a punto il testo dell’accordo sulla sicurezza.
Amodei ha difeso la propria posizione sostenendo che l’industria deve essere trasparente sulle capacità dei modelli e non minimizzare i pericoli. Negli ultimi mesi il fondatore di Anthropic ha evocato, tra gli altri rischi, la possibilità che sistemi avanzati vengano utilizzati per attacchi informatici o provochino una forte distruzione di posti di lavoro. Una linea che lo ha progressivamente distinto da dirigenti come Huang e Mark Zuckerberg, più vicini all’approccio della Casa Bianca, contrario a rallentare lo sviluppo della tecnologia attraverso una regolamentazione federale stringente.
Il risultato pubblico dell’incontro è stato il “Joint Commitment on Frontier Responsibilities”, un accordo volontario sottoscritto dai vertici di Anthropic, Google, Meta, Nvidia, OpenAI e xAI. Trump lo ha definito “moralmente vincolante” e lo ha paragonato a una sorta di “costituzione” dell’industria. Il documento prevede quattro livelli di controllo: valutazioni interne delle capacità e dei rischi dei modelli, strutture aziendali incaricate di verificarne la sicurezza, verifiche affidate a soggetti esterni indipendenti e un controllo a livello dei consigli di amministrazione. Le società si impegnano inoltre a incontrarsi periodicamente per definire standard e migliori pratiche comuni.
Non sono previste tuttavia sanzioni o meccanismi coercitivi. Lo stesso testo lascia aperta la possibilità che, in futuro, parte delle misure possa essere trasformata in norme o regolamenti. Trump ha invece ribadito di confidare nella capacità delle aziende di controllarsi reciprocamente e di evitare una regolamentazione che, secondo la sua amministrazione, potrebbe rallentare gli Stati uniti nella competizione tecnologica con la Cina.
La questione della sicurezza non è però soltanto teorica. Anthropic ha riconosciuto nei mesi scorsi diversi episodi nei quali modelli Claude utilizzati durante test di cybersicurezza hanno ottenuto accesso non autorizzato a sistemi informatici reali. L’azienda ha successivamente rafforzato le proprie procedure e avviato verifiche indipendenti. Episodi analoghi segnalati da altre società hanno accresciuto la pressione sull’industria affinché introduca controlli più rigorosi già durante lo sviluppo dei modelli.
Proprio Anthropic è stata al centro quest’anno di uno dei più duri scontri tra un’azienda dell’Ia e l’amministrazione Trump. Il Pentagono l’ha classificata come rischio per la propria catena di approvvigionamento dopo il rifiuto dell’azienda di eliminare alcune limitazioni all’impiego di Claude, in particolare per armi letali completamente autonome e sorveglianza di massa interna. Il 25 settembre una corte d’appello federale ha confermato, con una decisione a maggioranza, la possibilità per il Pentagono di mantenere la società nella lista nera.
Nonostante queste tensioni, negli ultimi giorni Amodei e la Casa Bianca hanno cercato un riavvicinamento. Trump ha cenato domenica con il numero uno di Anthropic nel loro primo incontro diretto e martedì lo ha pubblicamente definito “great”. Amodei, da parte sua, ha assicurato ai giornalisti che industria e governo possono “vincere in sicurezza” lavorando insieme.
A spingere per un compromesso tra le diverse anime del settore sarebbe stato soprattutto Zuckerberg. Secondo Semafor, l’idea di definire principi comuni è nata da una conversazione tra il fondatore di Meta e il presidente della Camera Mike Johnson durante la cena di Stato offerta la settimana scorsa a Xi Jinping. Zuckerberg avrebbe poi coinvolto Huang nel tentativo di costruire un consenso tra i principali gruppi tecnologici.
Una precedente ipotesi, che prevedeva la creazione di un organismo di autoregolamentazione sul modello della Finra, l’autorità privata che vigila sulle società di intermediazione finanziaria, era stata invece abbandonata dopo le obiezioni dello stesso Huang, di Zuckerberg e di Elon Musk, preoccupati che potesse concentrare troppo potere nelle mani delle maggiori aziende dell’Ia.
Lo scontro resta quindi aperto soprattutto sul grado di rischio attribuito ai modelli più avanzati. Quando Amodei ha nuovamente sollevato il tema durante il pranzo alla Casa Bianca, Zuckerberg avrebbe risposto che proprio l’applicazione concreta dei principi concordati rappresentava il modo migliore per affrontare quei pericoli.
Nella stessa giornata Trump ha firmato anche un ordine esecutivo che impone alle agenzie federali di utilizzare nelle comunicazioni ufficiali l’espressione “Super Intelligence”, abbreviata in “SI”, al posto di “Artificial Intelligence” e “AI”. Una scelta che riflette la linea dell’amministrazione: mettere l’accento sulle potenzialità economiche e tecnologiche dell’Ia, affidando per ora alle aziende gran parte della responsabilità di tenere sotto controllo i rischi.

