Una difesa a geometria variabile
Se la realtà non è manipolabile, dobbiamo prendere amaramente atto che la difesa dei diritti umani nel nostro paese è molto intermittente. Mi spiego meglio. Chi difende, giustamente, i diritti umani in Europa e nel mondo lo fa a seconda dell’orientamento politico di quel determinato paese. E quindi, per fare qualche esempio concreto, la sinistra progressista nel nostro paese difende a spada tratta i diritti umani dei palestinesi ma non dice una sola parola, se non per ragioni burocratiche e protocollari, sui cittadini ucraini; è disponibile a scendere in piazza per i cittadini venezuelani dopo la cacciata del dittatore spietato e sanguinario Maduro ma non proferisce parola o sussulto su ciò che sta capitando in Iran; non verga un solo post sui social sui cristiani massacrati in Nigeria ma è già disposta a difendere preventivamente i cittadini del Sud America nel caso in cui il vertice politico degli Stati Uniti d’America dovesse “interessarsi” del futuro di quei paesi.
Quando l’Occidente diventa il solo imputato
Insomma, e per essere ancora più chiari, prima di difendere la causa dei diritti delle persone annullati o sfregiati o conculcati, si guarda il profilo di quel particolare regime. E di norma, se si tratta di paesi che violano la regola basilare del rispetto dei diritti umani ma detestano l’Occidente, i valori occidentali e nello specifico l’America, la discesa in piazza è blanda se non del tutto assente. Mentre non si tarda un minuto a denunciare le responsabilità dei governi ogniqualvolta si registra un intervento dell’America o dell’Occidente nel suo complesso. Del resto, chi ricorda una manifestazione o più manifestazioni pubbliche – cortei, sit-in, proteste o scioperi generali – a difesa dell’Ucraina o contro l’antisemitismo o a difesa del dissenso iraniano o ancora per tutelare il dissenso cinese o russo? Al massimo, si registrano scarne e burocratiche dichiarazioni – pochissime, per la verità – per sottolineare che si è contro la violenza ma poi, concretamente, si combatte e si scende in piazza solo contro tutto ciò che è anche solo lontanamente riconducibile all’Occidente e ai valori occidentali.
Credibilità, onestà intellettuale e coerenza
Ecco perché quando si parla di difesa dei diritti umani occorre sempre essere credibili ed onesti intellettualmente. E cioè, non fermarsi alla superficie ma prendere in seria considerazione chi si batte per la difesa dei diritti umani a livello trasversale. In qualsiasi paese e sotto qualsiasi regime. Solo così si può dire, seriamente e responsabilmente, di essere dalla parte della difesa dei diritti umani. E solo così, altrettanto responsabilmente, si evita quella faziosità e quella partigianeria politica ed ideologica che sono e restano alla base della caduta di credibilità della politica, dei partiti e delle stesse classi dirigenti.
