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mercoledì, 4 Febbraio, 2026
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Don Alberto lascia. Dietro la decisione lacrime, domande, stanchezza, solitudine.

Pubblichiamo la lettera aperta indirizzata a don Alberto Ravagnani, da qualche giorno non più sacerdote, che mons. Stenico ha pubblicato su Fb. Grande rispetto, ma il sacerdozio - dice - “non è solo una funzione”.

Caro Alberto,

scriverti questa lettera mi costa più di quanto riesca a dire.

Ci sono parole che sembrano pesare come pietre, e questa è una di quelle volte in cui il cuore arriva molto prima della penna.

Quando ho saputo dai media che stai lasciando il ministero, ho sentito dentro un silenzio strano, come quando una campana smette di suonare all’improvviso.

Non è stato solo sorpresa. È dolore. Un dolore vero, profondo, quasi fisico. Perché non stai semplicemente cambiando lavoro, non stai voltando una pagina qualunque: stai chiudendo una stagione sacra della tua vita.

Ti ho conosciuto come sacerdote nel pieno della tua manifestazione come influencer da oltre mezzo milione di follower. Non sempre ho condiviso il tuo stile, le tue proposte. Le ho rispettate.

Ho visto i tuoi occhi pieni di fuoco. Ho visto quanta verità c’era nel tuo dire. Non era entusiasmo ingenuo. Era dedizione. Era dono.

Per questo oggi fa male.

Fa male perché so quanto hai amato.

Fa male perché so quanto hai dato.

Fa male perché so che non te ne vai per leggerezza, ma forse dopo lotte che nessuno ha visto davvero.

E forse è proprio questo che stringe il cuore: sapere che dietro questa decisione ci sono lacrime, domande, stanchezza, solitudine. Una battaglia combattuta in silenzio.

Vorrei dirti mille frasi spirituali, citarti risposte facili, parlarti di piani misteriosi e di provvidenze nascoste. Ma sarebbero parole vuote. E tu meriti verità, non consolazioni di cartone.

La verità è che mi dispiace. Tanto.

Mi dispiace che il tuo cammino abbia preso questa piega.

Mi dispiace che il peso sia diventato troppo grande.

Mi dispiace che la gioia dei primi giorni si sia trasformata in fatica.

Mi dispiace perché probabilmente ha ceduto la tua fede.

Mi dispiace perché probabilmente è vento meno il tuo amore per Gesù Cristo.

Ho ascoltato con attenzione  e vivo interesse la tua ultima intervista. Scusa la franchezza: non ho condiviso nulla su che hai detto della Chiesa e del ministero del sacerdote quasi a giustificare  la tua scelta. Vorrò leggere il libro di cui hai anticipato l’uscita. Ma la Chiesa, caro Alberto, non è quella che dici tu. Troppo orizzontalismo nelle tue parole; hai sottolineato la burocrazia, i limiti, l’aspetto umano. Vero anche questo! Ma la Chiesa è soprattutto Gesù Cristo  che ha voluto trovare uno spazio tra le case degli uomini.

Ma non voglio farti delle prediche, anche perché tu le sai fare meglio di me. Desidero solo aggiungere che, insieme al dolore, c’è una certezza che non vacilla: il bene che hai fatto non si cancella. Mai. Spero solo che il bene grande che hai fatto soprattutto ai giovani, non venga meno perché si sentono delusi dal tuo abbandono.  A loro vorrei dire che prima di Alberto c’è Gesù Cisto!

Nessuna scelta futura può cancellare una sola confessione ascoltata con pazienza, una sola benedizione data con amore, una sola persona che hai rialzato quando non ce la faceva più. Tu hai seminato vita. E ciò che è stato seminato resta. Sempre.

Il sacerdozio non è solo una funzione. E quella, credimi, non te la toglie nessuno.

Anche se cambierai strada, anche se ti vestirai diversamente, anche se il mondo ti chiamerà in un altro modo… io continuerò a vederti così: un uomo che ha imparato a spezzarsi per gli altri.

E questa cosa non si “disimpara”.

Sei stato sacerdote nel gesto, nello sguardo, nel modo di ascoltare. E questo rimarrà nella tua carne, nel tuo modo di amare, nel modo in cui ti prenderai cura delle persone. Forse fuori dal ministero. Ma non fuori dalla tua verità.

 E poi lasciami dirti una cosa, con tutta la forza che ho: non sei il successo o il fallimento di un percorso. Non sei una tonaca indossata o tolta. Tu sei infinitamente di più. Sei stato mio confratello. E questo viene prima di tutto. Non ti giudico. Non potrei mai. Ti sto accanto. Con la tristezza di chi perde qualcosa di grande.

Ma anche con la fedeltà di chi non perde te.

Non smettere di cercare Dio solo perché hai cambiato strada. A volte Lui si nasconde proprio dove non pensavamo di trovarlo.

E qualunque cosa accada, ricordati questo: io ti voglio bene adesso esattamente come ieri. Forse di più. Perché oggi ti vedo più umano, più fragile, più vero. E l’amicizia nasce proprio lì.

Grazie per tutto quello che sei stato.

Grazie per quello che continui a essere.

Stai solo cambiando modo di camminare.

E io, se vorrai, camminerò al tuo fianco.

Con affetto, rispetto e dolore.

Don Tommaso