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martedì, 27 Gennaio, 2026
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Donald Trump e il capitalismo della finitudine

Tra gestione della scarsità e nazionalismo energetico: due letture opposte della fine dell’illusione della crescita infinita, dal pensiero economico preindustriale alla nuova geopolitica delle risorse.

La finitudine come categoria economica

Il concetto di “capitalismo della finitudine” è stato elaborato da Arnaud Orain, professore all’Università di Parigi. Secondo il suo paradigma, per affrontare le attuali crisi climatica ed energetica è necessario riscoprire il pensiero economico del XVIII secolo e abbandonare l’illusione della crescita infinita.

Orain sostiene che gli economisti preindustriali — come, ad esempio, i Fisiocratici — concepissero la Terra come un sistema chiuso, caratterizzato da risorse limitate. Il termine finitudine si riferisce infatti alla consapevolezza che risorse naturali e materie prime non siano espandibili all’infinito. La Rivoluzione industriale, al contrario, ha introdotto l’idea di uno sviluppo potenzialmente illimitato; per Orain, tuttavia, questa fase rappresenta una parentesi storica ormai in via di chiusura: l’abbondanza è stata un’eccezione, non la regola.

Dalla crescita alla manutenzione

Da tale impostazione derivano alcuni assunti fondamentali. Le risorse sono intrinsecamente limitate e, di conseguenza, l’attenzione deve spostarsi dalla crescita alla manutenzione e alla conservazione. La tecnologia deve adattarsi ai limiti biofisici del pianeta e non può pretendere di superarli sistematicamente. Infine, è necessario puntare sull’economia circolare per garantire una stabilità duratura.

Per Orain non si tratta di un ritorno al passato, bensì di un cambiamento nella logica del valore: il capitalismo può sopravvivere solo se accetta di operare entro confini rigidi e si trasforma in un sistema di gestione della scarsità.

Il confronto con la “Crescita Verde”

Questa visione si scontra apertamente con il paradigma della Crescita Verde (Green Growth), poiché i due modelli propongono concezioni opposte della sostenibilità. La Crescita Verde sostiene che, grazie all’innovazione tecnologica — energie rinnovabili, cattura della CO₂, maggiore efficienza estrattiva — l’economia possa continuare a crescere riducendo al contempo l’impatto ambientale. Essa punta inoltre sulla crescita del PIL, avvertendo che, in assenza di espansione economica, il sistema rischierebbe il collasso.

Per Orain, al contrario, una volta raggiunta una soglia soddisfacente di benessere, l’economia dovrebbe smettere di espandersi quantitativamente e concentrarsi sulla manutenzione di ciò che già esiste. Il sistema deve essere riprogettato per risultare stabile anche in assenza di crescita, dando priorità alla redistribuzione. In sintesi, per Orain la Crescita Verde è “una rincorsa per restare fermi”, mentre la finitudine significa “imparare ad abitare il mondo così com’è”. In questo quadro, lo Stato assume un ruolo centrale, trasformandosi in un vero e proprio amministratore della scarsità.

La lettura trumpiana della finitudine

Donald Trump si è appropriato di questo concetto, ma ne ha fornito un’interpretazione radicalmente diversa. Per lui, il capitalismo della finitudine consiste nell’accaparrarsi rapidamente le ultime risorse disponibili — gas, petrolio, terre rare — al fine di garantire la supremazia nazionale, attraverso un nazionalismo energetico sintetizzato dal motto “Drill, baby, drill”.

In netto contrasto con la prospettiva di Orain, Trump lavora per smantellare i vincoli ambientali e promuovere uno Stato deregolatore; utilizza tariffe e protezionismo come strumenti per assicurare agli Stati Uniti la fetta più ampia delle risorse globali, anche a discapito di alleanze e accordi internazionali.

Un punto di contatto inatteso

Esiste tuttavia un punto di contatto tra la concezione di Orain e quella di Trump: la consapevolezza della fine del libero scambio fondato sull’illusione di risorse infinite e di trasporti a basso costo.

Nell’interpretazione trumpiana della finitudine, il mondo è finito e, pertanto, occorre assicurarsi ciò che resta prima degli altri. Se Orain cerca una via d’uscita pacifica e sostenibile dalla “parentesi fossile”, le politiche di Trump mirano invece a prolungarla, pur nella consapevolezza della finitezza delle risorse, attraverso la forza economica e politica.

Questo contribuisce a spiegare il momento storico che stiamo attraversando e rende evidente la necessità di proporre strategie per uno sviluppo realmente sostenibile che, pur senza aderire integralmente alla teoria di Orain, sappiano promuovere modelli più equi di redistribuzione sociale.