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martedì, 20 Gennaio, 2026
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Ecco le opzioni Ue per rispondere a Trump sulla Groenlandia

Bruxelles, 19 gen. (askanews) – Per rispondere alle nuove minacce di ulteriori dazi di Donald Trump, contro la Danimarca, e gli altri paesi europei che hanno inviato delle missioni militari simboliche in Groenlandia per dimostrare la loro solidarietà contro le pretese di annessione dell’Isola da parte del presidente americano, l’Ue ha diverse opzioni sul tavolo: dalle contromisure di difesa commerciale, a cominciare da quelle che erano già state approntate l’anno scorso (prevedendo di attivarle nel caso in cui non si fosse arrivati a un accordo con gli Usa sui nuovi dazi, allo ‘Strumento anti-coercizione’, un nuovo regolamento del 2023 che che non è mai stato usato da allora, e che potrebbe bloccare non solo le importazioni di merci americane, ma anche i servizi (inclusi quelli delle piattaforme digitali) gli investimenti e la partecipazione negli appalti dell’Unione europea da parte delle società Usa.

La lista di prodotti importati dagli Usa che la Commissione aveva preparato l’anno scorso comporterebbe l’imposizione di dazi per un valore di circa 93 miliardi di euro. L’avvertimento inviato all’Amministrazione Usa sulla possibile riattivazione di queste contromisure è, per ora, l’opzione privilegiata da parte della Commissione europea e della maggioranza degli Stati membri, come è emerso dalla riunione d’emergenza del Coreper (il Comitato permanente degli Stati membri presso l’Ue, che prepara a livello tecnico la riunioni ministeriali del Consiglio), ieri pomeriggio a Bruxelles. La riattivazione avverrebbe automaticamente, il 7 febbraio (una settimana dopo l’eventuale imposizione della prima tranche dei nuovi dazi annunciati da Trump contro i paesi europei solidali con la Groenlandia), se la Commissione non prendesse una decisione specifica per annullarle, dopo averle temporaneamente sospese fino al 6 febbraio.

L’altra opzione, quello dello Strumento anti-coercizione, a quanto pare non ha avuto un sostegno maggioritario, nonostante fosse sponsorizzata dalla Francia, soprattutto a causa dell’opposizione o delle perplessità di diversi paesi, tra cui Italia, Germania e Polonia, timorosi di alimentare l’escalation con l’Amministrazione Usa e le reazioni di Trump, e soprattutto un disimpegno nei riguardi dell’Ucraina impegnata a difendersi dall’invasione russa. Ma questo non significa che sia stata esclusa, e che non possa tornare attuale se le circostanze lo renderanno opportuno.

Va precisato che gli strumenti Ue di difesa commerciale (‘trade defense’) sono sottoposti a un meccanismo decisionale diverso sia da quello riguardante la politica estera e di difesa (dove vige la regola paralizzante dell’unanimità dei paesi membri per l’approvazione), sia dal normale processo co-legislativo per la maggior parte delle politiche comuni (che richiede la maggioranza qualificata degli Stati membri).

La competenza comunitaria esclusiva per il commercio significa che le misure di ‘trade defense’, in particolare in risposta a dazi sproporzionati e ingiustificati imposti da paesi terzi alle importazioni dall’Ue, possono essere decise su iniziativa della Commissione con ‘regolamenti di esecuzione’ secondo il meccanismo della ‘comitologia’: le proposte sono formulate dall’Esecutivo Ue e sottoposta all’approvazione dei rappresentanti degli Stati membri nel ‘Comitato degli strumenti di difesa commerciale’. Qui il meccanismo decisionale prevede che le proposte di contromisure commerciali possano essere respinte solo se è contraria la maggioranza qualificata dei rappresentanti dei Ventisette (il 55% dei paesi che rappresenti almeno il 60% della popolazione totale dell’Ue). In assenza di una maggioranza qualificata contraria o favorevole, la proposta viene ripresentata in un ‘comitato di appello’: se anche in questo caso non c’è una maggioranza qualificata contraria, la Commissione può procedere senz’altro all’esecuzione delle misure.

Lo stesso vale anche, almeno in parte, per l’altro strumento a disposizione dell’Ue, il regolamento anti-coercizione, che comunque è più complicato da usare. In questo caso, comunque, le decisione iniziale per attivare l’accertamento della coercizione economica, proposto dalla Commissione, deve essere presa dal Consiglio con la normale procedura a maggioranza qualificata (e dunque la possibilità di bocciare la proposta con la minoranza di blocco). Le decisioni successive, invece, che riguardano le misure Ue di risposta alla coercizione, vengono prese secondo le procedure della ‘comitologia’, e possono dunque essere bocciate solo se c’è una maggioranza qualificata di paesi contrari.

Tutto comincia con una valutazione della Commissione, che può esaminare, per iniziativa propria o ‘in base a una richiesta debitamente motivata’ qualsiasi misura presa da un paese terzo, che sospetti possa rispondere alle condizioni che definiscono la coercizione economica. In particolare, devono essere soddisfatte due condizioni cumulative: 1) il paese terzo interferisce nelle legittime scelte sovrane dell’Unione o di uno Stato membro cercando di impedire o di ottenere la cessazione, la modifica o l’adozione di un atto legislativo specifico Ue o nazionale; 2) l’interferenza comporta l’applicazione o la minaccia di applicare misure che incidono sugli scambi o sugli investimenti.

Lo Strumento anti coercizione, che domani potrebbe essere usato contro gli Usa, era stato concepito tre anni fa guardando chiaramente alla Cina, e in particolare al quel ‘caso di scuola’ di coercizione economica che la Cina ha esercitato nel 2021-2022 con discriminazioni commerciali contro la Lituania a causa dell’apertura di un’ambasciata di Taiwan a Vilnius, capitale dello Stato baltico. Il caso fu oggetto di una denuncia dell’Ue all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Le discriminazioni si concretizzarono in particolare nel rifiuto di sdoganare o di accettare domande di importazione di merci lituane e in pressioni sulle aziende dell’Ue esportatrici in Cina al fine di escludere eventuali input lituani dalle loro catene del valore. Il caso fu portato dall’Ue davanti all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto).

Lo Strumento anti-coercizione potrebbe essere usato anche nel caso in cui l’Amministrazione Trump decidesse di prendere di mira esplicitamente, con ordini esecutivi e divieti imposti alle imprese, l’applicazione delle normative comunitarie che regolano il settore digitale.

Le possibili contromisure anti-coercizione includono: 1) sospensione delle concessioni tariffarie e imposizione di dazi e nuovi oneri sulle merci; 2) restrizioni all’importazione o all’esportazione e al commercio di merci, comprese misure sulle merci in transito; 3) sospensione dei diritti di partecipazione alle procedure di gare di appalti; 4) misure riguardo al commercio di servizi; 5) restrizioni agli investimenti diretti esteri; 6) vincoli ai diritti di proprietà intellettuale; 7) restrizioni ai servizi finanziari, compreso l’accesso di banche e assicurazioni ai mercati dei capitali dell’Ue; 8) imposizione di restrizioni alle registrazioni e alle autorizzazioni riguardanti le sostanze chimiche e la legislazione sanitaria e fitosanitaria dell’Ue; 9) esclusione o accesso limitato ai programmi di ricerca finanziati dall’Unione.

Nel frattempo, le nuove minacce di Trump hanno causato nuovi sviluppi nel Parlamento europeo, dove i tre gruppi della vecchia maggioranza ‘europeista’, Ppe, Socialisti e Liberali di Renew, hanno preso posizione per un rinvio dell’avvio del processo di ratifica dell’accordo commerciale di quest’estate tra Ue e Usa. L’accordo prevedeva, asimmetricamente, nuovi dazi americani generalizzati al 15% per le esportazioni dall’Ue, e l’azzeramento dei dazi europei per l’importazione di prodotti industriali americane. Senza la ratifica del Parlamento europeo, gli americani stanno già applicando i loro nuovi dazi al 15% ai prodotti europei, ma non hanno ancora avuto l’azzeramento dei dazi per le loro esportazioni nell’Ue.

Con gli Usa – ha detto il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis durante la conferenza stampa dell’Eurogruppo, questa sera a Bruxelles -, stiamo cercando di trovare una soluzione costruttiva, ma stiamo anche considerando altre possibili risposte rispetto agli strumenti che abbiamo a disposizione che, con tutti questi sviluppi in atto, potrebbero essere giustificati.

‘Le opzioni sono note, se ne discuterà al Consiglio europeo’ convocato in via straordinaria giovedì prossimo a Bruxelles, ‘e da lì seguirà l’azione della Commissione europea’, ha continuato Dombrovskis. Che ha poi osservato: ‘Siamo in una situazione geopolitica complicata: vediamo delle minacce alla sovranità e all’integrità territoriale della Danimarca e della Groenlandia, e la minaccia di imporre dei dazi rispetto a questo è inaccettabile’.

‘Siamo pronti a reagire. Ma anche a cercare un compromesso, un confronto costruttivo e delle soluzioni costruttive con gli Usa, ma – ha puntualizzato il commissario – sulla base di principi chiari per il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale degli Stati membri. Su questo siamo molto chiari’, ha concluso Dombrvskis.

Durante il briefing quotidiano per la stampa della Commissione, sempre oggi a Bruxelles, il portavoce per il Commercio dell’Esecutivo Ue, Olof Gill, ha spiegato inoltre che le minacce di Trump di applicare nuovi dazi supplementari ai paesi europei che più si sono mostrati solidali con la Groenlandia è piuttosto complicata da mettere in pratica. ‘L’Unione europea – ha ricordato Gill – opera come un mercato unico e nell’ambito di un’unione doganale, garantendo la libera circolazione delle merci tra gli Stati membri senza formalità doganali interne. Secondo le norme europee, esiste un’origine Ue solo per le merci prodotte nell’Unione. Ciò non impedisce a un paese terzo di richiedere informazioni sugli Stati membri da cui provengono le merci. Ma molti prodotti di origine Ue sono realizzati attraverso catene di approvvigionamento integrate e transfrontaliere che coinvolgono più Stati membri’.

‘Inoltre – ha continuato il portavoce -, le merci prodotte nell’Ue possono essere trasportate senza formalità doganali e quindi senza tracciabilità dell’origine’. Ciò significa che, dal punto di vista doganale e operativo, è praticamente molto difficile attribuire una merce esclusivamente a un singolo Stato membro, dato che i processi di produzione e trasformazione sono spesso distribuiti in tutta l’Ue.

Quindi, in sintesi, distinguere precisamente l’origine nazionale di una merce esportata dall’Ue, per applicare dei dazi a quel paese ‘è tecnicamente possibile, ma è anche estremamente complesso dal punto di vista burocratico e procedurale, e comporterebbe livelli di complessità aggiuntivi che, se parliamo di commercio Ue-Usa, potrebbero ostacolare il corretto funzionamento del commercio transatlantico di merci, in particolare per gli importatori statunitensi’, ha precisato Gill.

Quanto alle contromisure commerciali contro gli Usa decise e immediatamente sospese l’anno scorso, il portavoce ha ricordato che ‘il 24 luglio, la Commissione ha adottato un pacchetto consolidato di misure di riequilibrio dell’Ue su un elenco di importazioni di beni dagli Stati Uniti per un valore di 93 miliardi di euro, per prepararsi a una situazione eventuale in cui queste misure di riequilibrio sarebbero state necessaria. Si tratta di un elenco ampio, che comprende un’ampia gamma di prodotti industriali e agricoli. L’attuale sospensione di tali misure di riequilibrio – ha confermato Gill – scade il 6 febbraio.

Insomma, ha proseguito il portavoce, ‘la scadenza della sospensione è automatica. Pertanto, a meno che la Commissione, in consultazione con gli Stati membri tramite la consueta procedura di ‘comitologia, non adotti misure per prorogarla, la sospensione avrà termine e le misure entreranno in vigore il 7 febbraio. Spero che sia chiaro dal punto di vista procedurale. Per essere molto, molto chiari, non è stata ancora presa alcuna decisione al riguardo. I leader si stanno consultando questa settimana a più livelli, anche in occasione della riunione straordinaria del Consiglio europei che ci aspettiamo. E da lì partiremo’, ha concluso Gill. (fonte immagine: European Union).