Tecnologie quotidiane: da minaccia percepita a risorsa educativa
In questo agile libro, pensato soprattutto per i genitori ma accessibile a ogni lettore, l’autore – docente di Psicologia della comunicazione all’Università Cattolica di Milano – esplora l’approccio dei bambini e degli adolescenti alle tecnologie. Lo fa senza demonizzare un mondo ormai pervasivo, proponendo invece una prospettiva di utilizzo consapevole. Ciò che appartiene alla quotidianità familiare può diventare strumento di conoscenza e apprendimento se i genitori assumono il ruolo di accompagnatori: non controllori o censori – vietare e demonizzare produce spesso effetti opposti – ma traduttori e guide nel passaggio dal reale al virtuale.
Le età della crescita e i diversi modi di usare il digitale
Il pregio del saggio consiste nell’analizzare le peculiarità delle diverse fasi evolutive. Cambiano gli strumenti, il tempo di utilizzo, le modalità di fruizione e gli interessi. Con la crescita aumentano la consapevolezza e la selezione delle scelte, ma restano impliciti inconsapevoli che richiedono orientamento adulto. Il processo può apparire come un’intrusione dall’esterno – dai media alla famiglia fino all’individuo – ma, data la sua pervasività, non può essere respinto. Meglio dunque crescere connessi, educati ai linguaggi e alle tecnologie, piuttosto che esplorare senza guida un universo carico di incognite: assuefazione, dipendenze, condizionamenti emotivi, cyberbullismo, violenza simbolica e fenomeni come il revenge porn.
La corresponsabilità educativa della famiglia
L’approccio educativo del libro richiama la corresponsabilità dei genitori. Non tutto può essere delegato alla scuola, che accoglie bambini già abituati a smartphone e tablet e a linguaggi difficili da ricondurre a un uso equilibrato. Oltre la famiglia agiscono cortile, amicizie e solipsismo digitale. Possiamo ancora parlare di famiglia quando ciascuno dialoga in solitudine con il proprio dispositivo? Già la televisione esponeva a modelli discutibili; oggi strumenti più sofisticati proiettano i minori in mondi nascosti e senza limiti, dove circolano contenuti inadatti o raccapriccianti. Più volte piattaforme come TikTok sono state criticate per l’assenza di filtri efficaci.
Scuola, alfabetizzazione digitale e cultura sedimentata
Seguendo lo sviluppo cognitivo fin dalla prima infanzia, l’autore propone una sorta di manuale d’uso parallelo delle tecnologie, evidenziando sovraesposizioni, distorsioni ed eccessi che possono produrre danni invisibili sul piano neurologico e dell’apprendimento. Non tutti i genitori possiedono competenze adeguate: spesso i minori dominano strumenti e codici meglio degli adulti. L’uso precoce costruisce un pensiero simbolico digitale che anticipa l’alfabetizzazione. Quando il bambino arriva a scuola ha già interiorizzato codici e pratiche; qui inizia il compito degli insegnanti, chiamati a bilanciare innovazione e apprendimenti tradizionali. La formazione non è aut aut ma et et: le sperimentazioni che hanno abolito il corsivo a favore dei tablet hanno mostrato esiti disastrosi.
Adolescenza, vulnerabilità e responsabilità sociale
Nell’adolescenza, osserva il professor Riva, il digitale offre opportunità straordinarie ma anche insidie che richiedono attenzione. La natura immersiva dei social media e l’uso patologico delle tecnologie si sommano alle fragilità dello sviluppo. L’educazione ricevuta in famiglia esce di casa e incontra un universo virtuale incontrollabile: non è raro che quattordicenni possiedano profili social e interagiscano in uno spazio globalizzato. Alcuni genitori vigilano, altri rinunciano, altri delegano alla scuola, che sta riscoprendo la necessità di limitare l’uso degli smartphone in classe. Senza regole non esistono limiti, e la casualità è una guida troppo fragile per menti e cuori in formazione.
Personalmente insisto sulla necessità di recuperare una sana educazione sentimentale, fondata sul rispetto delle regole, degli alfabeti emotivi e della dignità di ogni individuo fin dalla minore età. Gli strumenti sono neutrali – o lo erano – ma l’uso parossistico genera assuefazione e dipendenza. Non mancano casi di autolesionismo, devianze comportamentali e ribellioni quando i limiti arrivano troppo tardi.
P.S. Mentre scrivo questa recensione, giunge una notizia che fa riflettere: in India tre sorelle di 12, 14 e 16 anni, dipendenti da programmi di cultura coreana, dopo la confisca dei telefoni si sono lanciate dal balcone del loro appartamento al nono piano a Ghaziabad, sobborgo di Nuova Delhi. Avevano abbandonato la scuola e seguivano compulsivamente drama coreani. È un fenomeno di globalizzazione emulativa dei comportamenti, amplificata dai social. Non è allarmismo, ma consapevolezza dei rischi: parlarne e attrezzarsi è necessario per fermare derive distruttive.
