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lunedì, 9 Febbraio, 2026
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Elogio della generosità

L’ideale eroico-aristocratico e cavalleresco antico e medioevale la esaltava molto, accanto all’onore. Una virtù dimenticata tra politica, passioni e responsabilità della volontà.

Nel panorama politico e culturale attuale quasi è assente la virtù della generosità autentica.

L’ideale eroico-aristocratico e cavalleresco antico e medioevale la esaltava molto, accanto all’onore. E per generosità non si intendeva tanto la prodigalità, il far dono dei propri averi, quanto lo spendersi per una causa, lo slancio generoso.

L’età moderna si caratterizza, invece, per la donazione di senso alla “vita comune”, alla quotidianità del lavoro e della cura familiare.

Eppure il filosofo che, per certi versi, inaugura la modernità, Cartesio, sottolinea davvero tanto l’importanza della générosité, intesa come l’espressione più alta e nobile della volontà. Essa è per lui forse l’unico stato d’animo a rappresentare, insieme, una passione e una virtù.

È un’emozione, etimologicamente muove, spinge, sprona gli umani; una passione, benché, come notava Remo Bodei, non una passione primitiva, bensì il «frutto più maturo, il risultato di una lunga coltivazione della volontà»; una virtù, anzi – così Cartesio si esprime nelle Passioni dellanima – «la chiave di tutte le virtù».

Ecco, in uno scenario come l’attuale, dove difficilmente ci si mette in gioco senza chiedere qualcosa in cambio, sarebbero da recuperare entrambe le dimensioni dello slancio generoso, quella virtuosa e quella passionale, specie in politica.