Roma, 19 ott. (askanews) – In Europa si profila un autunno caldo. Le tensioni sociali esplose da giorni e anche nell’ultimo fine settimana, soprattutto in Francia e in Italia, sono il sintomo di un malessere che attraversa il continente e non si limita alle periferie urbane. Dal Belgio all’Albania, passando per Portogallo e Spagna cresce la pressione su governi e istituzioni, alimentata dal caro vita, dall’aumento dei costi dell’energia e dei carburanti e da un’emergenza abitativa sempre più difficile da arginare. Le ripercussioni dei conflitti in Medio Oriente e in Ucraina contribuiscono ad aggravare un quadro già segnato da fragilità economiche e tensioni politiche. Le rivendicazioni sociali si intrecciano con la crescente sfiducia nelle istituzioni, ampliando il terreno del conflitto e alimentando il rischio di nuove mobilitazioni.
Uno scenario che si inserisce in una fase delicata per gli equilibri politici europei, alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali destinati a mettere alla prova gli schieramenti tradizionali e a ridefinire i rapporti di forza nel continente.
FRANCIA In Francia, quella che era iniziata come una protesta spontanea nella periferia di Parigi ha raggiunto proporzioni senza precedenti, con gli studenti francesi che hanno denunciato sia le condizioni dello stato fatiscente dei propri istituti scolastici sia riforme in merito alle modalità di apprendimento delineate dal ministero dell’Istruzione e dell’Università.
Le manifestazioni del fine settimana sono degenerate in episodi di violenza culminati nell’incendio del municipio di Limoges e hanno portato all’arresto di 2.331 persone, il primo ministro Sebastien Lecornu ha definito ‘un miracolo’ il fatto che gli scontri non abbiano provocato vittime, sostenendo che c’è un progetto eversivo della sinistra radicale di creare disordini in vista delle prossime elezioni presidenziali.
Il governo francese si è impegnato a ‘proteggere le elezioni presidenziali’, ha affermato oggi Lecornu. ‘È stato dimostrato che abbiamo un movimento di estrema sinistra che vuole organizzare un profondo disordine nel Paese fino alle elezioni presidenziali’ ha proseguito Lecornu in conferenza stampa, citando i servizi segreti.
Nel suo discorso alla nazione, il presidente francese Emmanuel Macron ha tuttavia voluto precisare che è necessario distinguere tra chi ha compiuto atti sovversivi, attaccando le istituzioni locali e saccheggiando le attività commerciali, da chi ha scelto legittimamente di protestare. Se i primi devono essere puniti, con i secondi il presidente francese intende aprire un dialogo in vista del prossimo bilancio francese.
‘Bisogna anche guardare con chiarezza a ciò che viene espresso nel Paese, ha sottolineato Macron ricordando che alcuni manifestanti hanno espresso preoccupazione per il costo della vita e i prezzi del carburante, derivanti dal conflitto nel Golfo Persico, al quale la Francia non ha partecipato e di cui stiamo subendo le conseguenze’. ‘Comprendo appieno la loro preoccupazione. Tale preoccupazione viene espressa anche in diverse altre capitali europee’ ha riconosciuto Macron, invitando le parti sociali ad aprire un dialogo con il governo affinché le loro istanze possano essere prese in esame.
La protesta della gioventù francese è stata anche cavalcata dai gilet gialli, il famoso movimento di protesta transalpino, il quale ha deciso di unirsi alle manifestazioni, sottolineando la necessità di intervenire per limitare l’aumento dei prezzi. Per il 24 ottobre è prevista una nuova mobilitazione nazionale.
BELGIO L’ondata di contestazione francese ha oltrepassato il confine contagiando anche il Belgio dove le rivolte studentesche si sono intrecciate con il malcontento dei lavoratori e della società civile derivante dalla crescita dei prezzi e dell’energia. Nel corso delle ultime due settimane i sindacati belgi hanno indetto uno sciopero nazionale, oltre a mobilitare i lavoratori per protestare contro le misure adottate dal governo De Wever nell’ambito del piano di bilancio nazionale.
Con lo slogan ‘Non nelle nostre tasche’, circa 50.000 persone hanno partecipato alla manifestazione nazionale organizzata dalla FGTB (Federazione Generale del Lavoro Belga) a Bruxelles il 9 ottobre scorso. Proteste e manifestazioni che sono proseguite anche questo fine settimana, con giovani manifestanti che si sono scontrati con la polizia a Bruxelles. Secondo quanto riferito dal The Brussels Times, la manifestazione di questo fine settimana era composta principalmente da attivisti antifascisti, alcuni dei quali hanno utilizzato le barriere di un cantiere per avanzare verso la polizia, lanciando successivamente diversi oggetti contro gli agenti. In risposta, le forze dell’ordine hanno impiegato gas lacrimogeni e un idrante, respingendo i manifestanti verso la Gare du Midi.
SPAGNA Nella penisola iberica, le proteste che stanno animando le piazze spagnole sono legate principalmente alla crisi abitativa che colpisce il Paese. Le mobilitazioni sono esplose dopo lo sfratto di Maricarmen Abascal, un’anziana di 87 anni, dalla propria abitazione, in seguito a un aumento del canone d’affitto del 230% imposto da un fondo d’investimento. La donna è morta due settimane dopo, in seguito al ricovero in ospedale.
I manifestanti chiedono con forza una riduzione degli affitti, la fine degli sfratti e il divieto per i fondi d’investimento di acquistare immobili, ritenuti tra i fattori che contribuiscono all’aggravarsi dell’emergenza abitativa.
Sul fronte politico, dopo la bocciatura di un progetto di legge che prevedeva la proroga fino al 2030 della sospensione degli sfratti per le persone in difficoltà, il governo socialista di Pedro Sanchez è caduto. Il primo ministro ha convocato elezioni anticipate per domenica 29 novembre 2026. Nel frattempo l’esecutivo ha annunciato oggi un nuovo intervento per affrontare l’emergenza abitativa tra gli studenti universitari. Il piano prevede un investimento di 45 milioni di euro per creare 2.000 nuovi posti nelle residenze universitarie. ‘L’università non è immune al problema degli alloggi. Quando uno studente non può permettersi di vivere nel luogo in cui vorrebbe studiare, l’università cessa di essere un motore di prosperità e di pari opportunità’, ha sottolineato oggi Sanchez.
PORTOGALLO Appelli simili sono stati rivolti sabato anche in Portogallo, con centinaia di persone che si sono radunate nel centro di Lisbona. Nella capitale lusitana un accampamento di tende, simile a quello allestito a Madrid tre settimane fa, è stato creato da manifestanti che chiedono interventi per affrontare la crisi abitativa e l’aumento del costo della vita. Centinaia di manifestanti si sono radunati di notte in Piazza Rossio dopo una marcia che aveva coinvolto migliaia di persone provenienti da tutto il paese.
Secondo i dati ufficiali, i prezzi delle case in Portogallo sono aumentati del 124% tra il 2015 e il 2024, circa il doppio rispetto alla media UE. L’impatto è particolarmente pesante per i giovani e per chi vive a Lisbona.
Il primo ministro portoghese, Luis Montenegro, ha affermato che il suo governo comprende la volontà dei cittadini di ‘esprimere la propria indignazione per quelle che, a loro avviso, potrebbero essere delle lacune nelle politiche pubbliche’. Tuttavia, ha messo in guardia gli avversari politici dal ‘importare in Portogallo un clima di instabilità e protesta che, di fatto, non trova sostegno nella società portoghese.
ALBANIA L’Albania è attraversata da mesi di tensioni, con i giovani albanesi che sono scesi in piazza per protestare contro le politiche del governo e chiedere le dimissioni del primo ministro Edi Rama, al potere dal 2013.
Le manifestazioni del fine settimana si sono trasformate in disordini a Tirana con i manifestanti che hanno infranto vetrine, assaltato una banca e si sono scontrati con la polizia. Queste proteste fanno seguito a mesi di manifestazioni perlopiù pacifiche che, secondo gli studenti, il governo ha ignorato.
Gli studenti hanno accusato i funzionari governativi di corruzione e di negligenza nei confronti dell’istruzione e si sono detti indignati per la vendita di tratti incontaminati della costa albanese a un progetto di sviluppo di resort di lusso sostenuto dal genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Jared Kushner.
Rama, dal canto suo, ha respinto le richieste di dimissioni e ha sostenuto che le proteste di piazza rappresentano una minaccia non per il suo governo, ma per le speranze dell’Albania di entrare a far parte dell’Unione Europea. Il primo ministro albanese ha inoltre elogiato il lavoro delle forze dell’ordine e annunciato oggi un premio di 2.500 euro per ciascun agente di polizia impegnato in prima linea durante le proteste degli ultimi giorni. Rama ha altresì anticipato un significativo aumento degli stipendi degli agenti, che entrerà in vigore dal prossimo 1° gennaio.
ITALIA La tensione che sta serpeggiando in Europa ha trovato eco anche nel tessuto sociale italiano, dove ai disordini registrati a Milano, Torino e Bologna si affiancano la grande mobilitazione promossa dalla Cgil a Roma, durante la quale il segretario generale Maurizio Landini ha indetto lo sciopero generale per il prossimo 20 novembre, e il crescente malcontento degli autotrasportatori nel Mezzogiorno.
‘Ci mettiamo a disposizione di questo processo di cambiamento per rimettere al centro la giustizia sociale’, ha affermato Landini dal palco di piazza del Popolo, perché ‘non è il momento di chiedere ai giovani di battersi, è il momento che noi ci battiamo per ottenere i diritti che loro non hanno e lo sciopero è lo strumento più solidale che esiste’, ha sostenuto il sindacalista, sottolineando la necessità di unire le due lotte sociali: quella dei lavoratori e quella degli studenti.
Nel Mezzogiorno le proteste degli autotraportatori contro il caro-gasolio si stanno diffondendo dalla Puglia alla Sicilia, dal Molise alla Calabria in maniera pacifica, con una mobilitazione che parte dalla richiesta al governo di intervenire su rincari giudicati non più sostenibili dei prezzi dei carburanti. Di segno diverso quanto accaduto a Milano nel fine settimana, dove le manifestazioni sono state accompagnate da episodi di violenza e saccheggi ai danni di numerosi negozi del centro cittadino. Tra sabato e domenica si sono verificati anche scontri con le forze dell’ordine, che hanno portato al fermo di 271 persone. Tra queste, secondo i dati riportati, figurano 60 stranieri e 220 minorenni.
Proprio il quadro dei disordini di piazza è stato al centro del vertice sull’ordine pubblico tenutosi oggi a Palazzo Chigi, presieduto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Nel corso della riunione è stata analizzata l’ondata di proteste che ha interessato diverse città italiane nei giorni scorsi. Dall’esame è emerso un fenomeno complesso, caratterizzato da elementi di novità anche rispetto al passato più recente e da una pluralità di motivazioni ancora da decifrare.
Ferma restando la volontà di tutelare la libertà di manifestazione del pensiero e il diritto a svolgere pacificamente le proteste, nel corso del vertice è stata ribadita la determinazione del governo a garantire una risposta ferma dello Stato, con particolare attenzione al contrasto delle condotte delinquenziali e criminali.

