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Eurispes: italiani e IA, la usa il 52,8% (solo 14,4% lo fa abitualmente)

Roma, 28 mag. (askanews) – Il rapporto degli italiani con l’Intelligenza artificiale non è ancora pienamente consolidato. Complessivamente, il 51,8% la usa, ma a farlo abitualmente è solo il 14,4%. Il 48,3%, invece, non ne fruisce mai. E’ quanto emerge dal 38esimo Rapporto Italia presentato oggi.

L’Intelligenza artificiale viene largamente usata per la richiesta di informazioni pratiche (81,3%), per lavorare o studiare (60,5%) e per svago o gioco (54%). Le richieste in ambito sanitario (indicazioni mediche, fare autodiagnosi) si attestano al 41,2%, mentre il ricorso all’AI per affrontare problemi personali o supportare decisioni da prendere è al 27,5% seguito dall’uso per sostegno emotivo o psicologico (21,8%). L’AI si usa soprattutto per creare testi (70%) e fare traduzioni (63,8%), ma anche per attività di calcolo e stima (57,9%) e produrre contenuti multimediali (50,9%). Meno diffuso l’apprendimento linguistico tramite tutor virtuali (25,9%) e solo il 17,9% usa l’AI per svolgere la maggior parte del proprio lavoro.

Secondo gli italiani, l’AI è utile (62,7%) ma necessita di una regolamentazione (62,5%); se da un lato ci semplificherà la vita (51,1%), non è detto che distruggerà la creatività (48,4% favorevoli contro 51,6% contrari). Il timore di pentirsi della sua creazione (41,1%) e quello legato al lavoro – ci ruberà il lavoro (39,6%) – restano sotto la soglia della metà delle indicazioni, mentre l’idea di un progresso diffuso in tutti i settori si ferma al 37%. Le valutazioni sull’impatto che l’AI avrà sul proprio settore professionale, indicano un impatto contenuto nel 40,8% dei casi e, invece, un’influenza significativa nel 38,1% dei casi. Il grado di fiducia nei sistemi di Intelligenza artificiale riguarda in positivo solo la generazione di testi (54%) mentre la sfiducia emerge per quando riguarda il credito e negli investimenti (65,9%), le diagnosi mediche a distanza (71,1%), la selezione del personale (77,3%).