Roma, 28 mag. (askanews) – Stando all’indagine Eurispes, lo smart working è ormai una realtà per il 31,3% degli italiani, che ne apprezza l’impatto positivo su qualità della vita e gestione familiare. L’87% vorrebbe proseguire in modalità ibrida e quasi il 60% dei lavoratori reagirebbe negativamente a un eventuale ritorno totale in ufficio.
“Lo smart working – si legge nel report – per gli italiani appare come una forma di equilibrismo, generalmente felice, tra spazi di vita ed autonomia, ottimizzazione delle risorse (di tempo ed economiche), senza una totale rinuncia alla socialità, alla distinzione degli spazi e ad alcune abitudini che per molti fanno ormai parte della vita lavorativa. Resta da scoprire come e quanto l’irruzione irrefrenabile dell’Intelligenza artificiale nella vita quotidiana e nel mercato occupazionale influirà anche nell’àmbito dell’organizzazione logistica del lavoro”.
Secondo l’indagine 2026 dell’Eurispes, il 31,3% degli lavoratori intervistati fa smart working: il 5,7% sempre, l’8,7% per la maggior parte del tempo, il 16,9 % per la minoranza del tempo. Tra gli smart workers prevale la modalità ibrida, con alternanza di lavoro in presenza e lavoro da casa. Lo smart working si accompagna con maggior frequenza ai rapporti lavorativi flessibili e a quelli autonomi, rispetto a quelli subordinati e stabili (partita Iva 37,9% e 33,7% contratti atipici). L’87,1% degli smart workers vorrebbe continuare a lavorare da casa soprattutto per gli aspetti positivi: gestione degli impegni familiari e domestici (82,7%), qualità della vita (80,8%), e l’organizzazione del lavoro (78,1%). Non potendo più lavorare in smart working, il 46% dei lavoratori si dispiacerebbe, ma si adatterebbe, il 28,8% non avrebbe particolari problemi, il 13,9%, invece, lascerebbe il lavoro/cercherebbe un altro lavoro in smart working, mentre per l’11,3% sarebbe un cambiamento positivo. Dunque le reazioni negative, più o meno drastiche, rappresentano il 59,9%, le reazioni positive o neutre il 40,1%.
