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Fa discutere il mancato sostegno al documentario su Regeni, prime dimissioni. Giuli risponderà alla Camera

Roma, 7 apr. (askanews) – Fa discutere l’esclusione dal finanziamento del Ministero della Cultura del documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo” di Simone Manetti. Domani il ministro Alessandro Giuli risponderà in aula alla Camera a un’interrogazione del Pd e alla vigilia del question time arrivano le prime dimissioni: Paolo Mereghetti, noto critico cinematografico, e Massimo Galimberti, docente di cinema in diversi atenei, hanno lasciato la commissione di esperti del Mic che valuta le opere meritevoli del tax credit.

Nell’interrogazione a prima firma della segretaria del Pd Elly Schlein si sottolinea come il documentario sia stato giudicato “non meritevole di sostegno pubblico”, con una decisione che “appare difficilmente comprensibile e priva di adeguata motivazione”. Per il Pd è una scelta “soltanto politica”, che evidenzia “l’anomalia di una bocciatura che colpisce un’opera già realizzata, premiata e ampiamente riconosciuta”. Nel mirino anche la “composizione della commissione incaricata della selezione”, rispetto alla quale “sono stati sollevati dubbi circa la piena imparzialità delle scelte”. Al ministro viene chiesto di chiarire le ragioni dell’esclusione e quindi “quali siano le motivazioni che avrebbero determinato l’esclusione del documentario ‘Giulio Regeni, tutto il male del mondo’ dai finanziamenti pubblici, tali da chiarire in modo inequivocabile che la decisione sia stata assunta esclusivamente sulla base di criteri tecnici e oggettivi, escludendo qualsiasi condizionamento di natura politica”.

Per la senatrice M5S Vincenza Aloisio è “evidente che il nuovo cinema italiano si stia allineando sempre di più con la destra, riflettendo una narrativa che celebra un’ideologia di appartenenza, mentre ignora critiche e racconti scomodi. Il disegno a firma Meloni è ben chiaro: dopo aver piazzato suoi adepti ai vertici dei complessi museali, ora è il turno di indirizzare la cultura cinematografica verso nuovi orizzonti, politicizzandola e oscurando scomode verità come quella relativa al caso Regeni”.

“Una farsa pilotata politicamente che danneggia oltremodo il cinema e la cultura italiana”, attacca il segretario di +Europa, Riccardo Magi. “Negare la valenza culturale di un documentario già premiato e che sarà proiettato in numerosi atenei italiani oltre che al parlamento europeo – prosegue – è l’ennesimo capolavoro del governo Meloni, che invece che fare di tutto per avere giustizia, arreca l’ennesimo torto alla memoria di Giulio Regeni”.

Il documentario, prodotto da Fandango e Ganesh, infatti, sta trovando spazio fuori dai circuiti istituzionali: partirà dall’Università Statale di Milano, lunedì 13 aprile, l’iniziativa “Le Università per Giulio Regeni”, con la prima proiezione negli atenei e una tavola rotonda dedicata alla libertà di studio e di ricerca. L’appuntamento segna l’avvio di una serie di proiezioni in tutta Italia ed è organizzato dall’Università degli Studi di Milano nell’ambito del progetto promosso dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, scienziata e docente della Statale. L’iniziativa coinvolge 76 università e prevede, nell’arco di due mesi, incontri e proiezioni che chiameranno a raccolta circa 15mila persone attorno al tema della libertà della ricerca. “La storia di Giulio Regeni, grazie al coraggio e alla forza della sua famiglia – ha ricordato Elena Cattaneo – non si è conclusa con il ritrovamento al Cairo del suo corpo senza vita, dieci anni fa: al contrario, Giulio continua a vivere e a ‘fare cose’ attraverso un movimento di persone che si riconosce nel valore fondamentale della libertà. Lo stesso che Giulio ha difeso da studioso”.

Intanto anche il Coordinamento delle associazioni di autori e autrici 100autori, ANAC, WGI, AIR3, AIDAC, ACMF definisce “difficile da comprendere” l’esclusione di un’opera di cui “la quasi totalità della critica ha evidenziato il forte valore testimoniale”. Per questo il Coordinamento chiede che la Direzione generale cinema e audiovisivo “risponda alla nostra richiesta di confronto sulle modalità e criteri che la commissione si è data per effettuare le valutazioni”.