HomeAskanewsFabiola Gianotti: i miei 10 anni alla guida del Cern di Ginevra

Fabiola Gianotti: i miei 10 anni alla guida del Cern di Ginevra

Milano, 13 ott. (askanews) – “Il mio tempo attualmente è dedicato in parte alla ricerca fondamentale. Sono ritornata a fare ricerca con le mie mani dopo dieci anni di direzione e direzione del CERN”: Fabiola Gianotti racconta i suoi due mandati alla guida del più grande laboratorio di fisica delle particelle al mondo, il CERN di Ginevra. La passione per la fisica nata da un libro su Marie Curie; l’amore per la musica e l’annuncio della scoperta del bosone di Higgs, “sembrava di essere a un concerto rock”; lo Science Gateway (cioè il complesso ideato da Renzo Piano dove anche i bambini possono avvicinarsi alla scienza; le misure per facilitare l’ingresso delle scienziate al Cern, dall’asilo nido sin dai primi mesi di vita dei neonati ai criteri di monitoraggio sistematico delle carriere; e infine l’indipendenza della scienza, perché “è molto importante che il supporto il sostegno della scienza da parte della società e dei Governi aumenti. Non possiamo pensare di progredire, non possiamo pensare a un futuro sostenibile per il pianeta e per l’umanità, per la società, senza l’apporto della scienza”.

L’intervista a Gianotti è un podcast della serie “Italiane della Scienza” prodotto da Askanews e ideato da Alessandra Quattrocchi, reperibile sul sito di askanews, sul canale YouTube dedicato e su tutte le piattaforme di streaming audio. “Il CERN è un’istituzione molto speciale che si occupa di ricerca di innovazione. Chiaramente facciamo ricerca e quindi la ricerca si basa sulle idee, sulla creatività, sulla curiosità. Ma per realizzare poi queste idee, per scoprire il bosone di Higgs, per cercare nuova fisica che permetta di rispondere alle questioni aperte, occorre costruire anche strumenti avanzatissimi e molto complessi. Occorre anche molto pragmatismo, il CERN poi è finanziato da finanziamenti pubblici dei paesi membri, quindi non si può sprecare il denaro pubblico” spiega Gianotti.

Viviamo in tempi inquieti, in cui il grande capitale ha preso le redini della ricerca e anche dell’esplorazione spaziale: come si garantisce l’indipendenza della scienza? “I 25 paesi membri del CERN hanno capito che l’importanza del bene comune e del CERN è da privilegiare o diciamo è maggiore degli interessi nazionali” dice Gianotti, “sapendo poi che quando il bene comune, cioè il CERN, funziona bene, il ritorno per i paesi individuali che hanno contribuito al CERN è enorme. Il CERN ha anche una convenzione fondatrice che definisce chiaramente la missione, ovvero la ricerca fondamentale senza scopi militari. Quindi si trova in una situazione privilegiata da questo punto di vista. Non è la stessa cosa in altri campi. Io penso che sia molto importante però avere delle policy per cui i fini strategici scientifici di un ente di ricerca, di un’istituzione, dell’organizzazione vengano mantenuti e pur essendoci chiaramente anche dei vincoli a volte finanziari e di ritorno economico, questi non prevarichino lo scopo scientifico”. La scoperta del bosone di Higgs è stato il compimento di un lungo lavoro, di un lungo percorso teorico e sperimentale allo stesso tempo. Cosa viene dopo? “Il bosone di Higgs stesso rimane una particella in gran parte misteriosa” dice Gianotti, “ancora non capiamo bene il meccanismo che ha portato alla formazione della materia nell’universo primordiale. Il bosone di Higgs stesso potrebbe essere legato anche al destino dell’universo. Altre questioni aperte sono legate al fatto che oggi noi conosciamo soltanto il 5% dell’universo, cioè se noi sommiamo tutti i corpi celesti che vediamo, dai pianeti alle stelle, alle galassie, otteniamo il 5% del contenuto di energia e materia dell’universo. Il resto è un punto interrogativo fatto di forme di energia e di materia che non conosciamo, che non interagiscono con i nostri strumenti e che quindi chiamiamo materia oscura e energia oscura”.