La cura non è calcolo
Scriveva Massimo Recalcati il 17 ottobre scorso: «Dovremmo invece ricordare che ogni gesto di cura è innanzitutto un atto di riconoscimento. Nei Vangeli Gesù non guarisce mai ‘in generale’ perché ogni guarigione è l’esito di un incontro singolare. Egli chiama per nome, guarda negli occhi, tocca le ferite. L’umanizzazione della cura nasce da questo tocco, da questa prossimità, da questa resistenza che nessun algoritmo potrà sostituire».
L’autore se la prende soprattutto con la tendenza a ridurre tutto a calcolo, a statistica.
Le professioni che non possono essere sostituite
Comunque, se proprio volessimo basarci sui numeri, potremmo dire che, mentre la gran parte delle professioni e dei lavori, da quelli manuali ai più raffinati, tenderà sempre più a venir affiancata e, in prospettiva, sostituita dalle “macchine” – robot o intelligenza artificiale –, le “professioni di cura”, dal/la luminare della Medicina alla “badante”, conosceranno un’ulteriore espansione.
Chi si prende cura senza tutele
Ma che ne è di quanti/e, familiari di persone bisognose di assistenza 24 ore su 24, non disponendo di adeguati mezzi economici o per la mancanza o l’insufficienza di un adeguato supporto pubblico, se ne occupano tutto il giorno?
Si tratta spesso, tra l’altro, di donne e uomini che, profondamente motivati, acquisiscono abilità e competenze notevolissime. Per il loro tramite, davvero capacità e affetto si congiungono e ogni giorno si realizza il prodigio di quell’incontro singolare, unico di cui scrive Recalcati.
Caregiver familiari: il nodo del riconoscimento
Ecco, i “Caregiver Familiari Uniti” sono da tempo mobilitati per ottenere riconoscimento, diritti, tutela. Due punti paiono decisivi:
«Il riconoscimento del caregiver familiare significa che la figura del familiare assistente assume il suo status giuridico e quindi è un soggetto slegato dal suo assistito» e
«Il riconoscimento del caregiver familiare richiede lo stanziamento di risorse economiche adeguate».
Da qui un’istanza precisa, oggetto di una petizione: «Il caregiver familiare h 24 va riconosciuto come lavoratore».
La mobilitazione del 27 gennaio
Il prossimo 27 gennaio vi sarà, a Roma, un presidio in Piazza dei Santi Apostoli e una successiva conferenza stampa a Palazzo Montecitorio, con diretta online: il disegno di legge della ministra Locatelli, agli occhi delle associazioni dei caregiver familiari, suona come l’ennesima promessa mancata, come la perpetua posa della prima pietra non seguita da passi più consistenti.
