Il sospetto di una damnatio memoriae
La questione da mettere al centro non è soltanto Fanfani, ma la qualità delle intenzioni sottostanti alla rappresentazione che ne viene proposta. Si ha l’impressione che l’obiettivo sia demolirne la figura, fino a provocarne una vera e propria damnatio memoriae.
Se Fanfani fosse vivo oggi, forse riuscirebbe ancora a dar vita a una nuova Democrazia Cristiana, al di là del nome: personalità, cultura e intelligenza glielo consentirebbero.
È vero: nel 1942, in sintonia con padre Gemelli e con Dossetti, rifiutò di iscriversi alla nascente DC di De Gasperi, come l’intero gruppo dei “professorini”. Vi aderì in seguito, quando il progetto autonomo di costituire un partito cattolico si era infranto. Ed è altrettanto vero che, anni dopo, Fanfani avrebbe rotto duramente sia con Gemelli sia con Dossetti.
Il vero ispiratore: La Pira
L’unico vero ispiratore rimase Giorgio La Pira, figura gigantesca e amico di Paronetto. Fu La Pira a accompagnarlo nel suo percorso pubblico fino alla presidenza dell’Assemblea dell’ONU.
È questo il Fanfani nobile che interessa: non quello ridotto alla caricatura “gemelliana e fascista”.
Il Piano INA-Casa e l’apprendistato dello sviluppo
Un’altra omissione riguarda il Piano INA-Casa. Non si trattò, in origine, di un piano concepito da Fanfani: fu elaborato tra il 1930 e il 1939 dal direttore generale dell’INA, Annetto Puggioni, allievo di Beneduce e in contatto con Paronetto.
Fanfani lo fece proprio e, soprattutto, apprese concretamente cosa significhi progettare e realizzare piani pubblici di sviluppo. In questo divenne uno dei migliori: seppe far fruttificare con straordinaria efficacia i programmi affidatigli.
Accostamenti impropri e giudizi ideologici
La rappresentazione polemica arriva a descrivere Fanfani come un cretino furbo e ad accostarlo indistintamente a Toniolo, Gemelli, Leone XIII e Pio XI, trasformandoli in un unico blocco da respingere.
Eppure si tratta di figure tra loro diversissime:
- Leone XIII, campione assoluto, anticipatore di principi che confluiranno nei primi titoli della Costituzione italiana.
- Pio XI, autoritario con tutti, ma non con il fascismo.
- Giuseppe Toniolo, beato della Chiesa, fuori da ogni polemica riduttiva.
- Agostino Gemelli, figura controversa e discutibile.
L’assenza di Dossetti in questo elenco selettivo appare significativa. In un impianto rigidamente antifascista, Fanfani finisce comunque condannato.
Cui prodest?
Resta la domanda: cui prodest? Non è chiaro quale utilità abbia una simile operazione polemica. Che un quotidiano cattolico ospiti tali articoli, sposandone di fatto l’impostazione — a partire dall’avversione verso Leone XIII — rischia di produrre una contraddizione difficile da sostenere.
Le righe finali, in cui l’autore si propone come consigliere del Papa indicandogli cosa fare, sfiorano l’autoreferenzialità. Ci si chiede se la direzione del giornale, la Conferenza Episcopale e ambienti accademici coinvolti non provino un certo imbarazzo.
Ancora una volta: cui prodest?
