HomeAskanewsFed conferma tassi Usa, Iran crea incertezza e spinge l’inflazione

Fed conferma tassi Usa, Iran crea incertezza e spinge l’inflazione

Roma, 18 mar. (askanews) – Come ampiamente previsto la Federal Reserve, la Banca centrale degli Stati Uniti, ha confermato i livelli di riferimento dei tassi di interesse sul dollaro, ad una forchetta del 3,50%-3,75%. La decisione è stata comunicata dal direttorio (Fomc) al termine dei consueti due giorni di riunioni. L’istituzione monetaria ha rilevato come l’incertezza che grava attorno alle prospettive economiche resti “elevata”. E ripetutamente interpellato sulle conseguenze del conflitto in Iran, il presidente Jerome Powell ha replicato che “nel breve termine i rincari dell’energia spingeranno l’inflazione”, tuttavia “è presto per valutare quale sarà l’impatto complessivo” sull’economia Usa.

“Andando avanti – ha detto – ci saranno alcuni effetti sull’inflazione”.

La Fed ha intanto rivisto al rialzo le previsioni di crescita economica e di inflazione per gli Stati Uniti. Ora indica un più 2,4% di crescita quest’anno, cui dovrebbe seguire più 2,3% del Pil il prossimo e più 2,1% nel 2028. Nelle stime dello scorso dicembre, la Fed indicava +2,3% di crescita quest’anno, +2% il prossimo e +1,9% nel 2028. Per l’inflazione ora la banca centrale Usa pronostica 2,7% quest’anno, 2,2% il prossimo e il 2% nel 2028. Tre mesi fa prevedeva 2,4% quest’anno, 2,1% il prossimo e 2% del 2028.

Alla Fed “giudichiamo la nostra linea attuale appropriata per raggiungere gli obiettivi” di inflazione e occupazione, ha detto ancora Powell. “Siamo in una situazione difficile che, riteniamo, ci richiede di bilanciare i rischi”, mentre “ci troviamo in questa linea di confine tra tassi leggermente restrittivi e neutrali”. Resta aperta la possibilità di ulteriori riduzioni ai tassi, ma alcuni componenti del direttorio (5, ha precisato Powell) hanno ridimensionato queste attese. Negativa la dinamica a Wall Street, mentre il dollaro ha rafforzato in guadagni con l’euro che scende a 1,1474 sul biglietto verde in serata.

E niente catastrofismi. Sull’ipotesi che si possa parlare di “stagflazione”, Powell ha allontanato lo spettro di questo scenario “da anni ’70. Con stagflazione – ha detto – intendiamo una situazione di disoccupazione a due cifre e inflazione molto elevata. Userei il termine per una situazione molto (più) grave, e non è quello che stiamo vivendo ora”.

Infine, Powell è intervenuto su un tema – su cui in realtà non gli erano state rivolte domande dirette – quello della indagine che lo ha preso di mira, su iniziativa dell’amministrazione Trump, per il lievitare dei costi di rifacimento della sede dell’istituzione. “Sul se lascerò mentre è in corso l’indagine su di me, non ho alcuna intenzione di lasciare il direttorio fino a quando l’indagine non sarà pienamente finita, e in piena trasparenza. Sulla domanda se continuerò come governatore una volta che il mio termine scadrà e che l’indagine sarà finita, non ho preso decisioni – ha detto – e prenderò decisioni sulla base di quello che penso sia meglio per l’istituzione e per le persone che serviamo”.

A Powell era stato invece chiesto cosa intenda fare se la nomina del suo successore, Kevin Warsh, scelto da Trump, non venisse ratificata dal Congresso prima della sua scadenza. “Servirò come presidente protempore fino a quando verrà ratificata la nomina. È quello che è stato fatto in diverse occasioni in passato – ha detto – ed è quello che verrà fatto anche in questa”. (fonte immagine: Federal Reserve)