Roma, 12 gen. (askanews) – Scontro aperto negli Stati Uniti tra il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, e l’amministrazione Trump. Con un comunicato diramato nel corso della notte, il capo della banca centrale Usa ha riferito che il Dipartimento di Giustizia ha avviato una procedura che minaccia di sfociare in una indagine penale, in merito ai costi della ristrutturazione della sede centrale della stessa Fed, pari a 2,5 miliardi di dollari.
Contestualmente Powell ha lanciato durissime accuse contro la Casa Bianca, da cui a sua volta è stato oggetto di martellanti attacchi nei mesi passati, mettendo in guardia dal rischio che la politica monetaria Usa perda la sua indipendenza dal governo.
“Ho un profondo rispetto per lo stato di diritto. Nessuno è sopra la legge e certamente non lo è il presidente della Federal Reserve. Ma questa iniziativa senza precedenti va vista in un contesto più ampio delle crescenti pressioni e minacce dell’amministrazione Trump”, afferma Powell nel comunicato accompagnato, fatto a sua volta inconsueto, da un video in cui viene letto dallo stesso presidente Fed.
Trump, per parte sua, ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’inchiesta del Dipartimento di Giustizia. “Non ne so nulla, ma di certo (Powell) non vale granché alla Fed, né a costruire edifici”, ha dichiarato a Nbc News.
Tecnicamente Powell è stato deferito al grand jury, organismo che solitamente valuta se la Procura federale abbia presentato prove sufficienti per procedere ad una incriminazione per una indagine penale. Il banchiere centrale era stato già attaccato da Russell Vough, direttore dell’Office of Management and Budget, e stretto alleato di Trump, che aveva sostenuto che il presidente della Fed aveva fornito informazioni fuorvianti al Congresso sui costi della ristrutturazione dell’istituzione.
Il tema è stato già oggetto di polemiche anche da parte di Trump, che si era anche recato in visita ai cantieri della ristrutturazione nel luglio scorso in cui, davanti alle telecamere, aveva platealmente consegnato a Powell un documento di rilievi sui costi eccessivi dell’opera.
Powell è poi oggetto di ripetuti attacchi da parte di Trump, ben più duri, prima per i mancati tagli ai tassi di interesse, poi per la limitatezza di quelli decisi più recentemente. La banca centrale Usa ha evitato di effettuare riduzioni al costo del denaro per diversi mesi, rilevando che i dazi commerciali decisi dalla Casa Bianca avrebbero potuto innescare impennate dei prezzi. Poi, quando queste ultime non si sono verificate, ha operato alcune piccole riduzioni, su cui il direttorio (il Fomc) appare in parte diviso. E lo è ancor di più su futuri eventuali ulteriori tagli ai tassi.
Secondo Powell, “questa nuova minaccia non è in merito alla mia audizione lo scorso giugno sul rinnovo degli edifici. Non è sul ruolo di vigilanza del Congresso. Questi sono pretesti – ha detto -. Le minacce di incriminazioni sono la conseguenza del fatto che la Fed ha fissato i tassi basandosi su quale sia la nostra migliore valutazione per servire il pubblico, piuttosto che sulle preferenze del presidente”.
“Qui in ballo c’è se la Fed continuerà a essere in grado di fissare i tassi in base alle condizioni economiche o se la politica monetaria sarà diretta da pressioni politiche o intimidazione. Ho servito sotto quattro amministrazioni, repubblicane e democratiche. In ogni caso ho svolto i miei compiti senza fare favori, focalizzandomi unicamente sul mandato di stabilità dei prezzi e massima occupazione. A volte – conclude il banchiere centrale – gli incarichi pubblici richiedono fermezza di fronte alle minacce”.
Il mandato di Powell scade a maggio e un elemento chiave che ora sarà sotto i riflettori, almeno fin a quando non subentrerà un suo successore, saranno le eventuali reazioni negative dei mercati a questo scontro aperto. Al momento il dollaro ha segnato lievi deprezzamenti, dopo precedenti rafforzamenti con l’euro che sale di circa uno 0,39% a 1,1684 sul biglietto verde. L’oro è balzato a un nuovo massimo storico a 4.612 dollari durante le contrattazioni mattutine. Poco prima dell’avvio dei mercati in Europa modera i guadagni a 4.596 dollari, più 2,11% che per questa tipologia di bene è comunque un movimento consistente. (fonte immagine: Federal Reserve).
