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sabato, Aprile 5, 2025
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Finisce sotto le macerie di Gaza la prospettiva dello Stato palestinese

Ormai la prospettiva strategica di Tel Aviv appare chiara alla luce di quanto fatto nei mesi successivi al 7 ottobre 2023 e sino al dispiegarsi dell’attuale operazione chiamata “Muro di Ferro”: l’annessione.

Dal 7 ottobre 2023 l’attenzione internazionale è, doverosamente, concentrata su quanto accade nella Striscia di Gaza. Le notizie relative alla Cisgiordania, un territorio di oltre 5600 km quadrati abitato da tre milioni di palestinesi e mezzo milione di coloni israeliani, sono contestualmente finite sullo sfondo, mai realmente considerate e analizzate nella loro importanza. Che invece è grande.

Perché è qui che dovrebbe sorgere lo stato palestinese. Ed è sempre qui che, al contrario, Israele ha intenzione di allargare il proprio, di territorio. Ormai la prospettiva strategica di Tel Aviv, il cui governo è sostenuto dai rappresentanti radicali dei coloni, Itamar Ben Gvir leader del partito Potere Ebraico e Bezalel Smotrich leader dell’altra formazione estremista Sionismo Religioso, appare chiara alla luce di quanto fatto nei mesi successivi al 7 ottobre 2023 e sino al dispiegarsi dell’attuale operazione chiamata “Muro di Ferro”: l’annessione.

La violenza dei coloni, supportata e protetta dall’IDF, è cresciuta esponenzialmente nel corso dell’ultimo anno, costringendo decine e decine di comunità rurali palestinesi ad abbandonare le proprie case e le proprie terre per far spazio all’insediamento di decine di nuovi avamposti di coloni ebraici. Oltre ventimila palestinesi sono stati cacciati dal campo di Jenin, forse quello più rilevante di tutti; altri ventimila da tre campi ubicati nel nord della Cisgiordania. E insieme a questa azione di sfollamento sono state devastate infrastrutture fognarie e idriche, sventrate strade, sgretolati edifici, distrutte reti di telecomunicazioni. E altre decine di donne e uomini, e di bambini, palestinesi sono stati uccisi.

Che l’obiettivo sia un’annessione de facto lo dice anche la situazione che già oggi è presente in Cisgiordania, dove l’Autorità Nazionale Palestinese – al di là della sua debole leadership e dei suoi contrasti interni, oltre a quelli con Hamas – controlla il territorio in maniera frammentata: lo si capisce bene osservando una di quelle cartine colorate che mostrano le tre aree nelle quali è divisa attualmente la Cisgiordania: quelle sotto controllo palestinese e militare israeliano. Difficile immaginare, in un contesto siffatto, di potervi edificare uno stato unitario.