Roma, 20 gen. (askanews) – Domani riapre la rottamazione ma “per molti sarà una “trappola senza via d’uscita” con il rischio che si crei un “esercito degli esodati” composto da chi aveva aderito alle precedenti edizioni della sanatoria e che, per difficoltà economiche, è decaduto dai piani di pagamento. Lo spiega il tributarista Gianluca Timpone.
“C’è il via libera ufficiale: a partire da domani, 21 gennaio, i contribuenti potranno presentare le istanze per l’accesso alla nuova edizione della rottamazione delle cartelle esattoriali. Una misura attesa, che punta a svuotare il magazzino della riscossione, ma che presenta un perimetro d’azione molto più stretto e selettivo rispetto al passato” afferma, spiegando che “la nuova definizione agevolata riguarda esclusivamente i carichi affidati all’Agente della Riscossione entro il 31 dicembre 2023. Tuttavia, la vera restrizione risiede nella natura del debito: a differenza delle precedenti sanatorie ‘universali’, questa misura riguarda soltanto le imposte dichiarate e non pagate (da controllo automatizzato). Restano quindi escluse tutte le imposte derivanti da atti di accertamento e contestazioni d’ufficio”.
Il piano di ammortamento, ricorda Timpone, è di 54 rate bimestrali e “per chi rientra nei requisiti, il vantaggio è significativo: possibilità di dilazionare il debito in un massimo di 54 rate bimestrali (un piano di 9 anni); si applicherà un tasso del 3% annuo; abbattimento totale di sanzioni e interessi di mora, pagando solo la quota capitale e le spese di notifica/esecutive”.
La “nota dolente” secondo Timpone è che “se da un lato la misura offre ossigeno a chi ha debiti da dichiarazione, dall’altro crea una preoccupante voragine per una vasta platea di contribuenti, definibili come i nuovi ‘esodati della rottamazione’. Si tratta di tutti quei soggetti che avevano aderito alle precedenti edizioni della sanatoria (come la Rottamazione-quater) per debiti derivanti da atti di accertamento e che, per difficoltà economiche, sono decaduti dai piani di pagamento”.
Per costoro, riferisce il tributarista, “la nuova normativa non offre alcuna sponda. C’è una esclusione oggettiva: poiché il debito nasce da accertamento e non da semplice dichiarazione, non possono confluire nella nuova rottamazione. Un ritorno al debito pieno: con la decadenza dalla precedente sanatoria, il debito è tornato a lievitare immediatamente, gravato nuovamente da sanzioni piene e interessi di mora originari. E niente rate, solo saldo: essendo decaduti da una precedente rottamazione, la strada della rateizzazione ordinaria è spesso preclusa o estremamente complessa. L’unica via d’uscita rimane il pagamento in un’unica soluzione”.
“Il rischio concreto, conclude Timpone, “è che migliaia di contribuenti si trovino ora in un vicolo cieco: impossibilitati a rateizzare il vecchio debito “maggiorato” e privi di una nuova sanatoria che li accolga. Senza il pagamento immediato dell’intero importo, l’unica prospettiva rimane l’avvio inevitabile delle azioni esecutive da parte dell’Agente della Riscossione, con pignoramenti presso terzi, blocchi dei conti correnti e fermi amministrativi”.
