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Fmi: taglieremo le stime di crescita se non ci sarà il ritorno allo status quo

Milano, 9 apr. (askanews) – Se non ci fosse stato lo shock causato dalla guerra in Iran, “avremmo rivisto al rialzo le previsioni di crescita globale. Ma ora, anche il nostro scenario più ottimistico prevede una revisione al ribasso delle previsioni di crescita”. Lo ha dichiarato la direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, nel suo intervento all’evento di apertura degli Spring Meetings 2026 del Fmi. “L’economia mondiale, resiliente, è nuovamente messa alla prova dalla guerra in Medio Oriente, ora in fase di tregua”, ha spiegato, e “anche nel migliore dei casi, non ci sarà un ritorno chiaro e netto allo status quo precedente. Quello che sappiamo è che la crescita sarà più lenta, anche se la nuova pace dovesse rivelarsi duratura”.

L’impatto della guerra in Iran sull’economia mondiale “dipende dal fatto che il cessate il fuoco regga, e porti a una pace duratura, e dall’entità dei danni che la guerra si lascerà alle spalle”, ha spiegato. “Date le incertezze, il nostro World Economic Outlook, che sarà pubblicato la prossima settimana, includerà una serie di scenari, che vanno da una normalizzazione relativamente rapida, a uno scenario intermedio, fino a uno in cui i prezzi del petrolio e del gas rimangono molto più alti per molto più tempo e gli effetti secondari prendono piede”.

“Tutti questi scenari – ha proseguito Georgieva – partono da una situazione in cui gli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale e nella tecnologia, le condizioni finanziarie favorevoli e altri fattori stavano generando un notevole slancio nell’economia mondiale. Infatti, se non fosse stato per questo shock, avremmo rivisto al rialzo le previsioni di crescita globale. Ma ora, anche il nostro scenario più ottimistico prevede una revisione al ribasso delle previsioni di crescita. Ciò a causa dei danni alle infrastrutture, alle interruzioni dell’approvvigionamento, alla perdita di fiducia e ad altri effetti di lunga durata”.

“Sappiamo inoltre che esistono notevoli differenze a livello mondiale – ha sottolineato -. I paesi in grado di esportare petrolio e gas senza ostacoli sono quelli meno colpiti. Al contrario, i paesi direttamente colpiti dalla guerra – compresi gli esportatori di petrolio e gas che hanno subito il blocco – e i paesi che dipendono dalle importazioni di petrolio e gas continuano a subire il peso maggiore dell’impatto”.