L’anniversario sarà ricordato nella messa di domenica 25 gennaio alle 9.30 nella chiesa parrocchiale del suo paese di origine: il 20 gennaio 1977, a soli 55 anni di età, si spegneva per malattia lo statista Francesco Fabbri, nato il 15 agosto 1921 a Solighetto di Pieve di Soligo. Egli era allora Ministro della Marina Mercantile in carica nel terzo governo Andreotti.
Parliamo di una perdita immensa, che vide un popolo affranto, stordito e sgomento esprimere ai funerali nel Duomo pievigino, alla presenza delle più alte cariche dello Stato – con grandissimo affetto, con profonda riconoscenza – i sentimenti di stima e di eterna gratitudine per la vita buona, esemplare e in pienezza di un autentico servitore della Repubblica.
La memoria che resta intatta
A 49 anni dalla sua scomparsa, Francesco Fabbri non è mai stato dimenticato e continua ad essere compianto ma, soprattutto, rimpianto. La vivissima gratitudine per la sua figura e la sua opera encomiabile si è come tramutata in un sentimento di nostalgia e di ammirazione senza tempo, quasi in un sentire laico di devozione per uno statista che ha manifestato in concreto il senso autentico del servizio fattivo, disinteressato e generoso alla società e alle istituzioni.
Ancor oggi, quando si pronuncia il suo nome, si fermano dibattiti, confronti e contrasti di politica “politicante”, e ci si unisce in una sorta di riverente omaggio alla storia feconda di un cattolico coerente che ha donato la sua esistenza interamente al bene comune, interpretando al meglio i valori più alti e le istanze più vere degli uomini e delle donne della sua amata terra trevigiana.
Un “leader” che ha inventato percorsi, iniziative, attività, che ha saputo guardare all’oggi e al domani, e che con sguardo lungimirante ha rappresentato la libertà e la solidarietà, insieme, nella vita quotidiana delle istituzioni. Una memoria integra, alla quale concorrono fondazioni, associazioni, circoli, centri culturali, pubblicazioni, ma anche scuole, strade, piazze a lui intitolate, diffuse un po’ dovunque, perché la “consegna” di questi insegnamenti passi soprattutto alle giovani generazioni, nel segno di una speranza condivisa.
Una “vita illustre” della società e delle istituzioni
Prigioniero nei lager nazisti durante la seconda guerra mondiale, l’allora sottotenente di artiglieria alpina Francesco Fabbri aveva maturato proprio in questi luoghi di indicibile sofferenza e disumanità la sua decisione di dedicarsi al servizio politico.
Già sindaco di Pieve di Soligo e vicepresidente della Provincia di Treviso, deputato e senatore dc, vicino ad Amintore Fanfani, Fabbri aveva rivestito l’incarico di Sottosegretario di Stato al Tesoro nel secondo governo Andreotti nel 1972, e quindi nel quarto e quinto governo Rumor e nel quarto e quinto governo Moro, prima di diventare Ministro della Marina Mercantile nel luglio 1976.
La sua “vita illustre” ci racconta che fu insegnante elementare, direttore didattico, laureato in scienze agrarie, giovanissimo responsabile di Azione Cattolica e poi nei Maestri Cattolici, dirigente della CISL sindacato scuola, impegnato per le Comunità Emigranti con la rivista Il Campanile, presidente dell’ospedale civile Balbi Valier, membro del collegio sindacale in Banca Piva e consigliere nazionale UNCEM.
In pratica, Fabbri stabilì e coltivò sempre relazioni profonde con il territorio della Marca in tutte le dimensioni sociali, economiche e istituzionali, come a concretizzare e rendere efficace e credibile la dimensione sturziana dei “liberi e forti”, che hanno a cuore la società civile, i corpi intermedi, la democrazia sociale, l’idea di una Repubblica che fa sintesi e unisce nel segno della pace e del progresso morale e materiale dei suoi cittadini.
Tra le sue realizzazioni più significative non si può non ricordare la fondazione del Consorzio BIM Piave Treviso per l’avvio dell’opera di metanizzazione nella Marca, senza dimenticare i ruoli nell’ambito delle realtà della cooperazione territoriale: fu infatti tra i fondatori dell’Associazione dei Comuni della Marca Trevigiana, tra gli iniziatori e poi presidente della Cantina Sociale Colli del Soligo, nonché dirigente e presidente della Federazione Provinciale delle Cooperative Mutue di Treviso.
In questo senso, egli fu un convinto allievo, sostenitore e promotore sul campo delle visioni e delle azioni di un grande maestro della cooperazione, il sociologo ed economista cattolico Giuseppe Toniolo, altra geniale “vita illustre” della città di Pieve di Soligo.
Al servizio del bene comune
Fabbri va ricordato per la saldezza dei suoi valori e per la rettitudine dimostrate in tutto il suo percorso, e per una competenza eccellente in tema di regole, contenuti concreti della politica e buona amministrazione: modello e “icona” delle istituzioni repubblicane, alle quali seppe contribuire al meglio nella rinascita dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale.
Animato da una profonda fede cristiana, egli si dedicò senza riserve alla politica intesa quale “forma esigente di carità”. Oggi abbiamo nostalgia per Fabbri e per il suo sguardo lungo di statista, ossia di servitore delle istituzioni, artefice di sviluppo e uomo libero che pensa e agisce per le generazioni del presente e del futuro.
«Il reticolato nudo e spinoso s’è destato al sole d’aprile e ha germogliato il fiore della libertà»: così Francesco Fabbri scriveva il 13 aprile 1945 nel suo diario di prigionia, mentre riassaporava il ritorno a casa, il rientro tanto agognato presso la sua gente dopo anni di indicibile dolore fisico e morale.
Oggi la sua lezione è intatta e i suoi insegnamenti di straordinaria attualità: la sua fede nella libertà ci aiuta a sperare ancora e a cercare di vincere l’assedio del reticolato delle gravi difficoltà del nostro tempo che ci intristiscono e ci affaticano. E se ora, ancora una volta, guardassimo sinceramente a lui e al suo luminoso esempio, non avremmo paura di provare a dare nuovo senso e nuovo vigore all’impegno cristianamente ispirato al servizio del bene comune, nonostante tutto.
Marco Zabotti
Rete culturale “Vite Illustri Pieve di Soligo – VIP”
