Una figura a tutto campo
Franco Casavola è stato una delle figure più belle e più alte di questi nostri anni, un punto di riferimento fondamentale per la vita civile e per la vita ecclesiale nel nostro Paese. Una figura a tutto campo. Professore di diritto romano a Bari e a Napoli dove fu anche preside della Facoltà di Giurisprudenza, giudice e poi presidente della Corte costituzionale, Garante per l’editoria e per la radiodiffusione, presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana, presidente del Comitato nazionale per la bioetica, per ricordare solo alcuni degli incarichi più salienti, fu anche impegnato molto significativamente nell’associazionismo cattolico, da giovane nella Fuci, luogo importantissimo della sua formazione, poi presidente nazionale del movimento ecclesiale di impegno culturale.
Cultura umanistica e centralità della persona
Uomo delle istituzioni, fu contemporaneamente capace di esplorare in profondità i più diversi ambiti del sapere e del vivere. Autore di una poderosa mole di volumi, saggi e articoli, nei suoi testi, come nei suoi interventi, sempre lasciava trasparire il valore di una profondissima cultura umanistica, mai d’occasione, mai astratta, sempre alimentata dall’imprescindibile riferimento alla persona umana e alla sua dignità da rispettare e valorizzare.

Fede, storia e apertura al futuro
Ci ha insegnato cosa significa vivere il tempo e avere pienamente il senso dell’eternità, ha ricordato ai credenti e non solo, in modo tangibile, cosa significa provare a far incontrare fede e storia, infinito e finito. Ci ha insegnato che l’ascolto reale della storia implica sempre l’apertura al futuro.“La vita – così scriveva – vale la pena di essere vissuta, se lascia memoria, se il futuro si fa intellegibile come storia, se il quotidiano si illumina di speranza nella implorazione dell’Adveniat (Regnum tuum). Perciò l’appello del futuro è una chiamata a ricordare non meno che immaginare” (L’appello del futuro, Roma, Studium, 1994, pp. 9-10).
Politica educata e coscienza civile
Nasce, in questi decisivi incroci di vita e pensiero, l’insistenza di Casavola sulla necessità di una nuova coscienza civile. L’appello del futuro schiude infatti prospettive di incontro e di impegno. Non bastano le leggi né la forza imparziale del potere per garantire la convivenza. “Quando gli uomini non sentono più il legame vitale con tutta intera la comunità, non ricordano i doveri inderogabili di solidarietà sociale, non riescono a discernere il bene comune” si determina una crisi radicale nel nesso tra l’esperienza del mondo personale e privato e quella del mondo politico. Ma è questo “il momento in cui dall’esterno si muove un appello all’uomo interiore, alla sua coscienza” (ivi, p. 20).
No alla politica maleducata
Ci è chiesto di “imparare a dire no alla politica maleducata e diseducante della propaganda demagogica, della lotta faziosa per il potere, delle egemonie autoritarie e intolleranti, se vogliamo realizzare la politica ‘educata’ del buon governo rappresentativo, che agevola, correggendosi e non reprimendo, l’autogoverno sociale”. Si tratta di “rifiutare l’antipolitica di gruppi e privati, che rivendicano la cattiva libertà dei propri egoismi localistici, corporativi, individuali” per “perseguire invece quella politica che si fa senso comune del bene comune, tavola di valori di solidarietà e di eguaglianza, comportamento giusto e sa costruire dal basso, dall’interno di ciascuna casa e famiglia, la società e lo Stato, non in antagonismo, ma in alleanza”.
Per Casavola la politica è stata e resta anche in tempi di vertiginoso cambiamento, “aristotelicamente, l’arte stessa di vivere la vita buona, nella comunità degli uomini” (introduzione in La politica educata. Per la formazione della coscienza civile in Italia, Casavola Salvatori (ed.), Roma, Ave, 1989, p. XXXVI).
Una lezione da non dimenticare, una speranza da coltivare in tempi di disperazione.
Prof. Francesco Miano
Presidente dell’Istituto Internazionale Jacques Maritain
