HomeAskanewsGb, la "soft left" di Burnham: il Manchesterism alla prova del governo

Gb, la "soft left" di Burnham: il Manchesterism alla prova del governo

Roma, 20 lug. (askanews) – Esponente della “soft left” laburista e promotore di un modello politico ed economico fondato su maggiore autonomia locale, servizi pubblici e superamento del neoliberismo, Andy Burnham succede a Keir Starmer alla guida del governo britannico. Ricevuto da re Carlo III, Burnham si insedia al numero 10 di Downing Street e diventa il settimo primo ministro del Regno Unito in dieci anni.

Il nuovo premier britannico ha costruito negli ultimi anni la propria identità politica attorno al cosiddetto “Manchesterism”, una piattaforma che punta a contrastare disuguaglianze e bassa crescita restituendo più poteri ai territori.

Secondo Burnham, il modello economico britannico è stato indebolito innanzitutto da quattro fattori: deindustrializzazione, privatizzazioni, austerità e Brexit. La sua proposta prevede un maggiore controllo locale su abitazioni, trasporti, istruzione e servizi pubblici, ricalcando il modello delle politiche sperimentate durante il suo mandato alla guida della Greater Manchester.

Il principale esempio è il “Bee Network”, il sistema integrato di trasporto pubblico dell’area metropolitana, gestito localmente e costruito sul modello londinese, con tariffe calmierate.

Burnham promette di archiviare il neoliberismo e la teoria del “trickle-down”, secondo cui la ricchezza prodotta ai vertici dell’economia finirebbe per redistribuirsi automaticamente. L’incognita che lo accompagna alla guida del governo è come il Manchesterism possa essere trasferito dalla dimensione locale a quella nazionale e con quali risorse finanziarie.

Burnham è stato eletto il 19 giugno nella circoscrizione di Makerfield, area di Manchester, vittoria che lo ha riconsegnato alla politica nazionale dopo quasi un decennio nelle istituzioni locali.

Sindaco della Greater Manchester dal 2017, è stato rieletto due volte e ha costruito un profilo autonomo rispetto alla dirigenza nazionale del Partito laburista.

La sua carriera politica è però iniziata a Westminster, dove tra il 2007 e il 2010 ha ricoperto diversi incarichi ministeriali nei governi guidati da Gordon Brown. Dopo la sconfitta laburista del 2010, ha tentato senza successo di conquistare la leadership del partito, poi affidata a Ed Miliband.

Nel 2016, durante la crisi interna al Labour e la rivolta parlamentare contro Jeremy Corbyn, Burnham si è progressivamente allontanato dalla politica nazionale per concentrarsi sul governo locale.Nel corso degli anni è passato dal riformismo del New Labour degli anni Novanta e Duemila alla “soft left”, area moderata collocata tra la sinistra tradizionale e l’ala centrista del partito. Questa posizione gli ha consentito di presentarsi come figura capace di tenere insieme istanze sociali, pragmatismo amministrativo e critica all’establishment.

La gestione di Manchester non è stata priva di contestazioni. Per finanziare lo sviluppo dell’area metropolitana, Burnham ha cercato di attrarre capitali privati e investimenti stranieri, una scelta che alcuni critici giudicano in contrasto con la sua retorica anti-neoliberale. Altri sottolineano poi che la forte crescita economica di Manchester era iniziata prima del suo arrivo alla guida dell’amministrazione locale.

La popolarità personale resta comunque uno dei principali punti di forza. Burnham secondo i sondaggi è attualmente il politico più popolare del Regno Unito. Meno della metà degli elettori laburisti, tuttavia, ritiene che la sua azione sarà realmente diversa da quella di Starmer. Tra i dossier più urgenti che dovrà affrontare figurano i rapporti con l’Unione europea, a dieci anni dalla Brexit, il rilancio della crescita e la riduzione degli squilibri tra territori del Regno. Burnham dovrà inoltre gestire le relazioni con gli Stati Uniti e preparare il vertice del G20 che il Regno Unito ospiterà il prossimo anno. Le prossime elezioni generali dovranno tenersi entro il 21 agosto 2029, quindi il nuovo premier avrà il tempo – e la responsabilità – di dimostrare che il Manchesterism può da esperienza locale può trasformarsi in un progetto politico per l’intero Regno Unito.