Rimini, 22 ago. (askanews) – C’è una parola che a Rimini non è scritta su un cartellone: si scrive da sola, giorno dopo giorno, con la calligrafia di migliaia di persone diverse. È “amore”, il tema di questo Meeting, e nella Piazza Generali sta diventando un’opera collettiva. Un gesto minimo, che apre però una domanda molto concreta: chi si prende cura di chi, e con quali strumenti?
“Questa è una manifestazione eccezionale – dice Francesco Bardelli, Chief H&W di Generali Italia e Ceo di Generali Welion – dove si tentano tanti tipi di dialoghi per costruire la pace e costruire il bene comune. Noi vogliamo essere parte di questo dialogo e dare il nostro contributo”.
Main sponsor della manifestazione, il gruppo qui non ha uno stand: ha una piazza. E la differenza non è soltanto architettonica. “Pensare a una piazza dove oggi si parli d’amore, di pace, di convivenza felice e di coesione sociale – spiega Piero Fusco, responsabile Business Unit Enti Religiosi e Terzo Settore di Generali Italia – ci sembra un momento importante da poter condividere con gli altri è un fatto molto attenzionato dalla nostra compagnia”.
Dalla piazza al lavoro il passo è breve. Perché il lavoro non è un’esperienza soltanto personale: si porta dietro le famiglie, l’educazione, la salute, il tempo. È il passaggio dell’enciclica di Papa Leone XIV – in visita al Meeting – che più ha colpito i vertici della compagnia: nessuno sviluppo economico regge, se non si fonda sullo sviluppo integrale della persona. Da lì, il welfare aziendale. “Le imprese che ritengono il welfare strategico e parte della propria strategia aziendale – ricorda Bardelli – sono più che triplicate negli ultimi 10 anni e si vede un aumento dell’impatto sociale per le aziende che più scommettono sul welfare”.
Dieci anni di rilevazioni, settemila imprese ascoltate. E sull’altro fronte, il terzo settore: Fondazione Cattolica compie vent’anni e oggi non cerca soltanto fondi, ma persone. Il bando si chiama People Raising. “Il profit – secondo Fusco – può fare veramente una grande parte, può essere di grande aiuto per essere ancora più vicini a questo mondo e per creare una sussidiarietà che definirei reale e circolare”.
Una sussidiarietà che non chiede allo Stato di arretrare, né al terzo settore di sostituirlo. Chiede che nessuna energia sociale vada sprecata. A Rimini, in quella piazza, la si vede scritta a mano.
