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martedì, 10 Febbraio, 2026
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Giappone, la svolta conservatrice che interroga l’Asia e l’Occidente

La vittoria elettorale di Sanae Takaichi segna una discontinuità profonda nella politica giapponese: tra nazionalismo, riarmo e revisionismo storico, Tokyo ridefinisce il proprio ruolo regionale e internazionale.

Una vittoria che ridisegna il quadro politico

Nelle ultime ore il Giappone ha consegnato una vittoria schiacciante nelle elezioni anticipate alla premier Sanae Takaichi. Quello che sarà quasi certamente il nuovo volto della politica giapponese lascia l’opposizione in frantumi, con risultati record, e divide profondamente l’opinione dei Paesi esteri.

Ma come è riuscita Takaichi, con il suo programma, a neutralizzare qualsiasi avversario? In Occidente la sua figura può apparire nuova, quasi inattesa; in realtà la sua carriera politica è stata lunga e di alto profilo, fino a renderla una delle personalità più influenti della destra conservatrice giapponese.

Il partito di cui Takaichi fa parte, l’LDP (Partito Liberal Democratico), di cui ha assunto la guida dopo gli scandali dei “fondi neri” e la morte di Shinzo Abe – sua guida politica e punto di riferimento – governa il Paese quasi ininterrottamente dal 1955. Un dato che rende il controllo del partito sul sistema politico giapponese solido e difficilmente scalfibile.

 

Lideologia ultraconservatrice come fattore di consenso

Il successo di Takaichi non può tuttavia essere ridotto a una combinazione di fortuna e reti di potere. Il futuro primo ministro giapponese rivendica apertamente l’ideologismo della destra ultraconservatrice: revisionismo storico, conservatorismo sociale, linea dura su immigrazione e lavoro, rafforzamento militare del Paese, con un progressivo allontanamento dai principi pacifisti del dopoguerra.

In una società strutturalmente conservatrice come quella giapponese, questa impostazione trova un consenso non marginale. A pesare sono anche il bassissimo tasso di natalità, il diffuso disinteresse politico delle giovani generazioni e una propaganda dell’LDP che, per decenni, ha attribuito le responsabilità delle crisi strutturali del Paese non alla rigidità del sistema politico e sociale, ma alla presenza – peraltro limitata – di stranieri o alle politiche progressiste sui diritti civili sostenute dalla sinistra.

 

Politica estera, tra stabilità e nuove fratture

Sul piano internazionale, l’approccio ultraconservatore di Takaichi ha reso più stabili i rapporti con Paesi politicamente affini, come l’Italia e gli Stati Uniti. Al tempo stesso, ha aggravato relazioni già tese con la Cina, sfociate ormai in un conflitto politico aperto, e ha riacceso dissapori con la Corea del Sud, soprattutto a causa della sua posizione sui crimini di guerra commessi dal Giappone nell’Asia orientale.

Nonostante la vittoria elettorale, Takaichi resta una figura divisiva anche all’interno del Giappone. Emblematico è il caso di Okinawa, dove una parte significativa della popolazione, stanca della presenza delle basi militari statunitensi installate dal dopoguerra, la percepisce come subalterna agli interessi strategici ed economici americani, poco attenta alle esigenze reali dei residenti.

Crisi interna e polarizzazione globale

Quello che per decenni è stato osservato dall’esterno come il laboratorio del futuro asiatico rivela oggi problemi sociali profondi, rimossi a lungo sotto il tappeto. Il Giappone sembra entrare in una fase politica che guarda con inquietante favore a idee e linguaggi riconducibili tanto ai movimenti neofascisti giapponesi quanto a quelli stranieri.

Alla luce dei risultati elettorali, solo il tempo dirà se Sanae Takaichi riuscirà davvero a risollevare il Paese dalla crisi, come promette, o se, ignorando nodi strutturali come il crollo demografico e l’impoverimento dello yen, verrà ricordata come il punto di non ritorno della storia giapponese recente.

Una cosa, tuttavia, appare già evidente: il mondo politico si sta nuovamente dividendo lungo una linea netta, tra sinistre socialiste e destre ultraconservatrici, spesso indulgenti verso pulsioni neofasciste. Una polarizzazione che restituisce alla politica globale una logica binaria che credevamo superata.