14 C
Roma
martedì, 10 Febbraio, 2026
HomeAskanewsGiorno Ricordo, tutti per memoria condivisa ma stili, tempi e sensi diversi

Giorno Ricordo, tutti per memoria condivisa ma stili, tempi e sensi diversi

Roma, 10 feb. (askanews) – In mezzo al mare di dichiarazioni sul Giorno del Ricordo, istituito ventuno anni fa per rompere il silenzio, spesso accompagnato da indifferenza, sulla tragedia delle foibe, l’espressione più ricorrente è “memoria condivisa”. L’aggettivo stride un po’ in questi giorni di tensioni politiche in cui di condiviso, tra maggioranza e opposizione, non c’è nemmeno la scaletta di Sanremo. E, per la verità, anche i modi di celebrare questa giornata sono diversi, con prese di posizione solerti e copiose da parte di esponenti del centrodestra, mentre il centrosinistra arriva in ordine sparso, con maggiore lentezza e soprattutto con la raccomandazione – rivolta chiaramente a chi oggi sta al governo – di non usare i drammi del passato come “rivendicazioni” per il presente. Insomma, non solo le sensibilità sono notoriamente diverse ma anche i rapporti tra i due schieramenti appaiono molto tesi.

La pattuglia dei parlamentari di Fratelli d’Italia fin dalle prime ore della mattinata tempesta le redazioni di commenti e la premier Giorgia Meloni è la prima a intervenire stigmatizzando “un’imperdonabile congiura del silenzio, dell’oblio e dell’indifferenza” rispetto ai “martiri delle foibe e la tragedia dell’esodo giuliano-dalmata”. Meloni è risoluta: “La Nazione non deve aver paura di guardare in faccia quella verità, ricacciando nell’ignavia ogni squallido tentativo negazionista o riduzionista. Il ricordo non è rancore, ma giustizia” per quella “memoria condivisa che unisce e rende più forte la comunità nazionale”. Di “memoria della Nazione” parla il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami, richiamando il dovere della verità “contro ogni imperdonabile tentativo di negazione”, mentre il presidente del Senato Ignazio La Russa, partecipando alla Camera a un’iniziativa insieme al presidente Lorenzo Fontana, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della premier Meloni, rinnova le scuse alle vittime. “Ricordiamo e ci vergogniamo per i sassi lanciati nella stazione di Bologna contro quel treno che, nel febbraio del 1947, conduceva gli esuli da Pola – dice La Russa -. Ricordiamo e ci vergogniamo per quel latte che era destinato ai bambini, e che invece venne volutamente rovesciato sulle rotaie. Ricordiamo e ci vergogniamo per gli insulti gridati agli esuli”.

Lo stesso Fontana osserva che “nessuna disputa ideologica o politica potrà mai costituire un alibi per trucidare senza pietà donne e uomini inermi, bambini e anziani indifesi”, mentre il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, al termine di una cerimionia a Basovizza, nota che “la dimostrazione di unità nazionale” nel Giorno del Ricordo, “stride con il fatto che ancora sopravvivano gruppi, gruppuscoli, frange di associazioni che negano la storia, che sfregiano la memoria”. “Da qualche parte del mondo culturale, politico e sedicente, intellettuale, infatti – è l’accusa -, non si deve smettere di odiare mai”. Se per Salvini le foibe sono state “a lungo negate” e oggi “ricordare è un dovere”, il generale Roberto Vannacci, impegnato a costruire il nuovo partito di destra, Futuro Nazionale, va oltre: “Migliaia di connazionali – dice – furono orrendamente assassinati dalla furia omicida dei comunisti partigiani titini che operavano spesso con l’appoggio e la collaborazione di alcune frange della Resistenza italiana”.

Nel campo del centrosinistra Matteo Renzi afferma con nettezza che “non esistono morti di serie A e di serie B, e che la storia va raccontata tutta, anche quando è scomoda” perchè “occorre difendere sempre la libertà contro ogni forma di totalitarismo”. A fine mattinata arriva il presidente dei senatori Dem Francesco Boccia con la raccomandazione “di sforzarci di fare, di tragedie e pagine tristi della storia, memoria comune”. “Nessuna morte per ragioni di lingua, cultura o fede può essere più concepibile” ma “le tragedie del passato non devono diventare rivendicazioni di parte ma monito perché il futuro del nostro continente non debba più vivere simili situazioni”. Il leader M5s Giuseppe Conte è sulla stessa linea: “Abbiamo solo un modo per ricucire certe ferite: evitare le strumentalizzazioni e guardare in faccia l’orrore che producono i totalitarismi, per ricordare sempre di dire ‘mai più'”. Per ultima, Elly Schlein osserva che ricordare le foibe è “un atto di giustizia per il passato e un dovere per il futuro”, per “produrre anticorpi” perchè simili tragedie non si ripetono. Avs, al momento, non pervenuta.