La ragionevole esposizione di Giuseppe Gargani, sul significato e l’esigenza di completare l’ordinamento verso il giusto processo, non modifica di molto le ragioni per votare No.
Un’analisi incompleta delle origini della crisi
Il ragionamento di Gargani parte dalle vicende di Tangentopoli e di un certo abuso di potere perpetrato da alcuni pubblici ministeri nei confronti di esponenti politici. Viene omessa ogni analisi, peraltro mai seriamente fatta dai gruppi dirigenti dei partiti dell’epoca, sui fatti reali che determinarono quel tumultuoso passaggio della nostra storia politica.
Orgogliosamente si rifiuta di considerare, con la nettezza necessaria, la gravissima crisi dei partiti politici, del tutto incapaci di evolvere democraticamente, come pure Aldo Moro aveva indicato; incapaci di rinnovarsi e di affrontare il nuovo mondo dopo la caduta del muro di Berlino.
I partiti sopravvivevano, a tal punto malamente finanziati che, in ogni appalto pubblico, il tema prevalente era diventato quello della percentuale di denaro da riconoscere al partito, alla corrente, al singolo esponente. Non interessava a nessuno l’esito, il costo, gli effetti di quell’appalto pubblico.
Non ci fu coraggio nella risposta a Tangentopoli
Il paese più serio e civile largamente divorziava da questa situazione.
Craxi fu lasciato solo in Parlamento a denunciare una realtà intollerabile, quando sarebbe bastato il coraggio di un provvedimento legislativo adeguato a mettere fine a inchieste a macchia d’olio.
Quel coraggio politico non vi fu, perché troppi interessi personali vi erano fra i più alti dirigenti, ormai spinti a un gioco al massacro dal quale poi uscirono tutti sconfitti.
La magistratura poi cercò anche di perseguire, spesso giustamente, Silvio Berlusconi, che su quelle ceneri costruì la sua fortuna politica.
Una riforma punitiva e illiberale
Di tutte queste “colpe” oggi si vuole far pagare il conto alla magistratura con una riforma costituzionale fortemente punitiva, che di liberale non ha proprio niente.
Una riforma che, riconoscendo tutela costituzionale al sorteggio, mina alla radice ogni principio democratico di rappresentanza, gli stessi partiti e i corpi sociali intermedi.
La mano della destra è oggi sagacemente armata per infilare un cuneo capace di sovvertire l’ordinamento repubblicano.
Tutto questo è stato già spiegato su questo giornale.
Il significato politico del voto
Dunque si voti No, coscienti che non si risolveranno i problemi aperti ma che forse si arresterà quella deriva che il paese ha imboccato da 25 anni: trasformare in direzione autoritaria e plebiscitaria la Repubblica italiana.
Poi bisognerà mettersi sul serio al lavoro per ricostruire una davvero indispensabile area di centro democratico, capace di confrontarsi con le istanze, ormai radicalizzate, di socialità e inclusione che buona parte del paese esige.
