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lunedì, 12 Gennaio, 2026
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Groenlandia, cosa può fare (in teoria) l’Ue per difenderla da Trump

Roma, 12 gen. (askanews) – L’insistenza del presidente americano Donald Trump e della sua amministrazione sulla necessità per gli Stati Uniti di ottenere il controllo della Groenlandia, giustificate con ragioni di sicurezza nazionale, hanno aperto un nuovo fronte di tensione transatlantica.

Il territorio artico, geograficamente collocato nell’emisfero occidentale sui cui Trump rivendica il diritto di una zona di influenza esclusiva, è dotato di ampia autonomia, che ha prodotto una sorta di paradosso. Fa infatti parte del Regno di Danimarca, non dell’Unione europea (tecnicamente è territorio d’oltremare associato all’Ue, da cui riceve finanziamenti). La Groenlandia riceve finanziamenti dall’Ue per lo sviluppo sostenibile e ha firmato accordi che rafforzano la cooperazione con l’Ue.

Allo stesso tempo, tramite la Danimarca, che è anche Stato membro Ue, rientra nelle garanzie Nato. Una situazione che di fronte all’escalation verbale trumpiana pone Bruxelles e gli alleati europei in una posizione a dir poco delicata. Secondo diversi analisti, l’Europa dispone di margini di manovra, tuttavia non esiste una strategia univoca. Le opzioni in discussione spaziano dalla diplomazia alla deterrenza militare, oltre a strumenti economici e investimenti diretti. Finora, i leader europei hanno ribadito il principio di sovranità e il diritto della Groenlandia e della Danimarca a decidere del proprio futuro. Resta però aperta la questione centrale: come dissuadere concretamente l’amministrazione Trump da possibili mosse unilaterali.

Le “linee rosse” secondo il think tank Bruegel

In un’analisi pubblicata l’8 gennaio, il think tank Bruegel invita l’Unione europea a evitare tre errori commessi nei negoziati commerciali con Washington. Innanzitutto non bisogna sottovalutare le minacce di Trump. Il secondo è evitare concessioni sostanziali in cambio di promesse procedurali, come negoziati o consultazioni non vincolanti. Il terzo è non considerare nessun accordo come definitivo, data l’imprevedibilità dell’amministrazione Usa.

Secondo Bruegel, concessioni su temi come l’accesso statunitense alle risorse minerarie o l’espansione della presenza militare Usa sull’isola rischierebbero di alimentare addirittura ulteriori richieste.

Diplomazia e sicurezza artica

Sul piano diplomatico Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno avviato contatti, mentre inviati danesi e groenlandesi intensificano il dialogo con il Congresso americano. Copenaghen vuole ribadire direttamente agli americani che l’accordo di difesa Usa-Danimarca del 1951, aggiornato nel 2004, consente già un’ampia presenza militare statunitense sull’isola.

In ambito Nato, secondo fonti diplomatiche, è allo studio un rafforzamento della sicurezza artica attraverso maggiori investimenti, nuove esercitazioni e il dispiegamento di mezzi, sul modello delle missioni “Baltic Sentry” ed “Eastern Sentry”. Questa mobilitazione aumentata sulla frontiera artica permetterebbe di affrontare le preoccupazioni di Washington senza mettere in discussione la sovranità danese e groenlandese.

Le leve economiche Ue

In teoria, l’Unione europea dispone di strumenti di pressione economica significativi. Tra questi figura l’anti-coercion instrument, il cosiddetto “bazooka commerciale”, che permetterebbe di colpire beni, servizi e investimenti statunitensi. Tuttavia, secondo molti osservatori l’effettiva credibilità di tale minaccia appare limitata, data la dipendenza europea da tecnologie e servizi Usa, oltre alla volontà di molti governi di preservare il sostegno americano sull’Ucraina. In sostanza, l’uso delle sanzioni viene considerato al momento un’ipotesi remota.

Investire sulla Groenlandia

Un’altra opzione riguarda il rafforzamento del legame economico tra Ue e Groenlandia. L’isola dipende in larga misura dai trasferimenti danesi, circa 4 miliardi di corone l’anno, che coprono una quota rilevante della spesa pubblica. Una bozza di proposta della Commissione europea, circolata nei mesi scorsi, suggerisce di raddoppiare l’impegno finanziario dell’Ue, affiancando il contributo di Copenaghen. L’obiettivo sarebbe offrire un’alternativa credibile alle promesse di investimenti miliardari avanzate da Trump.

L’ipotesi militare europea

La proposta più controversa è quella avanzata da Bruegel: attivare la capacità di dispiegamento rapido dell’Ue e inviare truppe europee in Groenlandia, previo accordo con Danimarca e autorità locali, come segnale politico di difesa dell’integrità territoriale. Secondo il recente report, una simile mossa renderebbe estremamente costosa, sul piano politico e simbolico, qualsiasi iniziativa militare statunitense.

Alcuni governi europei si sono detti pronti a valutare forme di deterrenza. Berlino ha parlato di un piano che includa una dimensione europea, mentre la Francia ha evocato in passato l’ipotesi di un proprio contingente. Secondo diversi analisti, un’azione del genere potrebbe incidere sui calcoli di Washington, senza arrivare a uno scontro armato diretto.