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venerdì, 13 Febbraio, 2026
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Groenlandia, patto del ’51 dà agli Usa carta bianca sulle basi militari

Roma, 7 gen. (askanews) – Un vecchio patto, siglato nel 1951 da Danimarca e Stati Uniti, permette già agli Usa di avere ampio accesso militare in Groenlandia. Lo scrive il New York Times sostenendo che l’accordo consentirebbe al presidente Usa di aumentare la presenza militare americana sull’isola quasi a piacimento. Trump non avrebbe dunque bisogno né di acquistare l’isola dalla Danimarca né di conquistarla con la forza.

Al momento, gli Stati Uniti hanno una base in un angolo molto remoto dell’isola, la base spaziale di Pittufik, che traccerebbe eventuali missili che attraversano il Polo Nord. Ma l’accordo consente di “costruire, installare, mantenere e gestire” basi militari in tutta la Groenlandia, “ospitare personale” e “controllare atterraggi, decolli, ancoraggi, ormeggi, movimenti e operazioni di navi, aerei e imbarcazioni”, scrive il quotidiano.

“Gli Stati Uniti hanno mano libera in Groenlandia, possono praticamente fare ciò che vogliono”, ha affermato Mikkel Runge Olesen, ricercatore presso il Danish Institute for International Studies di Copenaghen. “Mi riesce molto difficile pensare che gli Stati Uniti non potrebbero ottenere praticamente tutto ciò che desiderano, se solo lo chiedessero gentilmente”.

Ma l’acquisto della Groenlandia, che sarebbe l’ultimo piano di Trump, secondo quanto riferito ai parlamentari Usa dal Segretario di Stato Marco Rubio, è questione diversa. La Groenlandia non vuole essere comprata da nessuno, soprattutto dagli Stati Uniti. E la Danimarca non ha l’autorità per venderla, ha sostenuto Olesen.

Infatti i groenlandesi possono indire un referendum sull’indipendenza e i funzionari danesi hanno affermato che spetta ai 57.000 abitanti dell’isola decidere il proprio futuro. Un sondaggio dell’anno scorso ha rilevato che l’85% dei residenti si oppone all’idea di un’acquisizione americana. Il primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, ha ripetutamente deriso l’idea di essere comprati, affermando la scorsa settimana che “Il nostro paese non è in vendita”.

Ieri sera i leader danesi e groenlandesi hanno chiesto di incontrare Rubio, ha fatto sapere il ministro degli Esteri della Groenlandia, ma non è chiaro se e quando ciò potrebbe accadere.

Intanto, le tensioni tra Trump e la premier danese, Mette Frederiksen, sono in costante aumento. Solo pochi giorni fa, Frederiksen ha citato l’accordo del 1951, ricordando che “abbiamo già un accordo di difesa tra il Regno e gli Stati Uniti, che garantisce agli Usa ampio accesso alla Groenlandia”, ed ha esortato gli Stati Uniti “a porre fine alle minacce”. Ieri i leader europei hanno rilasciato una dichiarazione in cui hanno sottolineato che “La Groenlandia appartiene al suo popolo”.Secondo un emendamento del 2004 al patto siglato nel ’51, gli Stati Uniti dovrebbero consultarsi con la Danimarca e la Groenlandia prima di apportare “qualsiasi cambiamento significativo” alle loro operazioni militari sull’isola. L’emendamento del 2004, firmato da Colin L. Powell, all’epoca Segretario di Stato Usa, riconosce esplicitamente la Groenlandia come “parte paritetica del Regno di Danimarca”.

Secondo Peter Ernstved Rasmussen, analista della difesa danese,, in pratica, se le forze americane avanzassero richieste ragionevoli, “gli Stati Uniti otterrebbero sempre un sì”. “È una formula di cortesia”, ha affermato. “Se gli Stati Uniti volessero agire senza chiedere, potrebbero semplicemente informare la Danimarca che stanno costruendo una base, un aeroporto o un porto”.

E’ proprio questo, nota il New York Times, che fa infuriare gli esperti politici danesi di lunga data. Se Trump volesse rafforzare la sicurezza della Groenlandia in questo momento, potrebbe farlo. Ma non c’è stata alcuna richiesta ufficiale americana in tal senso, ha affermato Jens Adser Sorensen, ex alto funzionario del parlamento danese. “Perché non usate il meccanismo dell’accordo di difesa se siete così preoccupati per la situazione della sicurezza?”, ha detto, aggiungendo: “Il quadro c’è. È in atto”.

Ma la posizione strategica della Groenlandia non è l’unica cosa ad attrarre la cerchia ristretta di Trump. L’enorme isola ha un altro punto di forza: minerali essenziali, in grandi quantità, sepolti sotto il ghiaccio. E tuttavia anche in questo caso, affermano gli analisti, gli Stati Uniti non avrebbero bisogno di impossessarsi dell’isola per ottenerli: i groenlandesi si sono detti disponibili a fare affari, praticamente con chiunque.