Roma, 7 gen. (askanews) – Le ambizioni statunitensi sulla Groenlandia attraversano più di un secolo e mezzo e si intrecciano con due costanti: il valore strategico dell’isola per la difesa del Nord America e dell’Atlantico settentrionale, e, più recentemente, l’interesse per rotte artiche e risorse. Ecco di seguito una cronologia degli eventi 1867-1868 Dopo l’acquisto dell’Alaska, negli ambienti di Washington matura l’idea di estendere l’attenzione americana all’Artico. Viene prodotto un rapporto governativo che valuta Groenlandia e Islanda come possibili tasselli dell’espansione strategica e commerciale nel Nord Atlantico.
1910-1916 Nei canali diplomatici emergono proposte e schemi di “scambio” che includono la Groenlandia, senza esiti concreti ma indicativi di un interesse ricorrente per l’isola nella pianificazione strategica statunitense.
1941 Nel pieno della seconda guerra mondiale, gli Stati uniti e la Danimarca firmano un accordo relativo alla difesa della Groenlandia. Washington ottiene la possibilità di realizzare aree e installazioni difensive, in funzione della sicurezza delle rotte e della tenuta del quadrante atlantico.
1946 Nel dopoguerra l’amministrazione Truman valuta formalmente l’acquisto della Groenlandia: l’idea viene discussa con Copenaghen e si accompagna a documenti che inquadrano l’isola come nodo chiave per la difesa e l’allerta precoce nel Nord.
1951 Con un nuovo accordo di difesa (in cornice Nato) viene consolidata la presenza americana e la cooperazione con la Danimarca. La postura militare Usa in Groenlandia diventa parte integrante dell’architettura di sicurezza del Nord Atlantico.
1968 L’incidente del bombardiere B-52 nei pressi di Thule (con armamento nucleare a bordo) provoca uno shock politico e riapre il dibattito sulle implicazioni della presenza militare americana sull’isola.
2019 Durante il primo mandato Trump, la proposta di “comprare” la Groenlandia torna nel dibattito pubblico. Danimarca e Groenlandia replicano che l’isola non è in vendita. Lo scontro politico-diplomatico porta anche all’annullamento di una visita di Trump a Copenaghen.
2020 Washington rafforza il profilo civile e diplomatico, con iniziative economiche e un’accelerazione dei canali diretti con Nuuk.
2021 Riapertura del consolato statunitense a Nuuk, segnale di una presenza politica più strutturata e di un rapporto da coltivare direttamente con la leadership groenlandese.
2023 La base di Thule viene rinominata Pituffik Space Base, sottolineando la crescente rilevanza del dominio spaziale e della sorveglianza nel dispositivo artico degli Stati uniti.(Segue) 2024 Da presidente eletto, Trump rilancia il tema in termini di “controllo” e “necessità” per la sicurezza nazionale. La leadership groenlandese ribadisce che l’isola non è in vendita, ma segnala disponibilità a cooperare con Washington su difesa e sviluppo economico.
2025 Gennaio: nei primi giorni del secondo mandato, la questione entra stabilmente nella dialettica politica tra Washington e Copenaghen: gli Stati uniti insistono sulla centralità strategica della Groenlandia, mentre Danimarca e Groenlandia ribadiscono che qualsiasi scelta sul futuro dell’isola deve dipendere dal consenso groenlandese. In questo contesto, il 7 gennaio 2025 Donald Trump Jr., figlio maggiore di Trump, compie una visita privata a Nuuk, arrivando con l’aereo del padre. Il viaggio, privo di incarico formale, diventa un ulteriore segnale politico e mediatico del rinnovato interesse statunitense per l’isola.
Marzo: viene annunciata una visita di alto profilo statunitense in Groenlandia che suscita reazioni dure da parte danese, definita come una pressione politica non gradita. Il programma viene poi ridimensionato, con un focus sulla base Usa di Pituffik, letto come tentativo di abbassare la tensione.
Marzo (fine mese): il vicepresidente J.D. Vance, in visita a Pituffik, accusa la Danimarca di non garantire adeguatamente la sicurezza dell’isola rispetto alle dinamiche con Russia e Cina e rivendica che gli Stati uniti sarebbero in grado di fare “meglio”, prospettando anche investimenti per rafforzare la postura artica (rompighiaccio e capacità navali).
Aprile: il Pentagono rimuove il comandante della base di Pituffik in un contesto di forte politicizzazione del dossier, con richiamo pubblico alla necessità che le strutture militari non entrino in rotta di collisione con la linea dell’amministrazione.
Maggio: emergono valutazioni su opzioni “intermedie” rispetto all’annessione o all’acquisto: tra le ipotesi circolate, anche formule di associazione che rafforzerebbero l’influenza americana senza un’integrazione formale dell’isola.
2025 (fine anno) Trump nomina un inviato speciale per la Groenlandia, il governatore della Louisiana Jeff Landry, mossa interpretata come istituzionalizzazione del dossier e ulteriore segnale di pressione politica sul regno di Danimarca e sulle autorità groenlandesi.
2026 Gennaio: il segretario di Stato Marco Rubio annuncia contatti con Copenaghen e la Casa bianca ribadisce che il tema resta “in discussione”, privilegiando la via diplomatica ma senza escludere, sul piano politico, altri strumenti di pressione. In parallelo, Danimarca e Groenlandia continuano a sostenere che il destino dell’isola non può essere oggetto di compravendita e che ogni percorso deve passare da una decisione groenlandese.
