Roma, 18 giu. (askanews) – Se ieri al G7 di Evian il presidente Usa Donald Trump aveva fatto la parte del poliziotto buono, presentandosi come il leader capace di ricomporre crisi e aprire spazi negoziali, oggi a Bruxelles il suo segretario alla guerra, Pete Hegseth, si è assunto senza esitazioni il ruolo di quello cattivo. Davanti ai colleghi della Nato, alla riunione dei ministri della Difesa dell’Alleanza atlantica, il suo discorso non è apparso un’allocuzione programmatica, ma una requisitoria contro gli alleati europei, accusati di avere vissuto troppo a lungo sotto l’ombrello americano, di avere trasformato la Nato in una “tigre di carta” e in una “strada a senso unico” e, soprattutto, di non avere risposto quando Washington ha chiesto sostegno concreto nel conflitto con l’Iran.
Il cuore del discorso è stata la formula della “Nato 3.0”, che Hegseth ha presentato come il ritorno dell’Alleanza alla sua funzione originaria: “Una vera alleanza militare, concentrata sul potere duro e sulla deterrenza reale”. Il modello evocato è la “Nato 1.0”, quella che, ha detto, “vinse la Guerra fredda”, con gli alleati europei chiamati a guidare davvero la difesa convenzionale del continente. “L’Europa non doveva essere dipendente dagli Stati uniti”, ha scandito Hegseth, ricordando Dwight Eisenhower, Winston Churchill, Charles de Gaulle e Konrad Adenauer. “L’Europa doveva essere una potenza militare alleata con una America forte. Questa è l’essenza della Nato 1.0”.
Da qui la demolizione della stagione successiva. La “Nato 2.0” del dopo Guerra fredda, nella sua lettura, ha smarrito il proprio compito fondamentale. “Non più concentrata sulla difesa dell’Europa, la Nato 2.0 si è spostata verso operazioni fuori area e cose che non avevano nulla a che fare con la capacità di combattere”, ha detto Hegseth. “Invece di carri armati, caccia e difese aeree, l’attenzione è andata all’equità di genere, al cambiamento climatico e all’austerità nelle spese per la difesa”. In parallelo, il capo del Pentagono ha accusato l’Europa di avere aperto le frontiere, ampliato gli stati sociali a discapito dei bilanci militari. “La Nato ha perso la strada”, ha affermato. “La Nato 2.0 è stata un’era di distrazione, deindustrializzazione e smilitarizzazione. E’ stata un’era di free-riding. E quelli sono anni perduti ai quali non torneremo”.
Il passaggio più duro è arrivato quando Hegseth ha parlato della guerra con l’Iran e della richiesta americana di usare basi, porti e spazi aerei europei per colpire obiettivi in Medio oriente. Il segretario alla guerra non ha fatto nomi nel discorso, ma nel conto politico finiscono anche grandi alleati come Italia, Spagna e Francia, Paesi che nei giorni del conflitto iraniano hanno frenato, posto condizioni o sollevato obiezioni sull’uso delle infrastrutture per operazioni americane. Quei bersagli iraniani, ha sostenuto Hegseth, “minacciavano gli interessi europei anche più direttamente di quanto minacciassero noi”. Eppure, ha denunciato, “troppi dei nostri alleati hanno detto no, oppure hanno cercato di annegarci in arcani dibattiti legali, o ci hanno criticato pubblicamente per avere fatto ciò che loro non sono preparati o capaci di fare”.
Il giudizio è stato brutale: “E’ stato vergognoso”. Quegli alleati, ha detto Hegseth, “hanno messo a rischio i figli e le figlie dell’America, i nostri figli e le nostre figlie”, negando accesso prevedibile, basi e sorvolo, elementi che per Washington “non avrebbero mai dovuto essere messi in discussione”. In alcuni casi, ha aggiunto, gli Stati uniti sono stati costretti a spostare capacità militari “da un Paese all’altro” e perfino “fuori da Paesi alleati della Nato”. La conclusione è stata secca: “Non c’è alcuna scusa per questo”.
Il discorso si è poi saldato al tema del cosiddetto free-riding, reso da Hegseth con una formula politica chiara: la Nato 3.0 non può più avere “passeggeri clandestini”. Alcuni alleati, ha riconosciuto, hanno recepito il messaggio di Trump e stanno aumentando la spesa per la difesa verso l’obiettivo del 5 per cento del Pil concordato al vertice dell’Aia. “Alcuni dei nostri alleati hanno capito il messaggio e si sono mossi”, ha detto. “Sapete chi siete e ve ne siamo molto grati”. Altri, invece, non avrebbero ancora presentato un percorso credibile. “Troppi discorsi”, ha attaccato Hegseth, puntando il dito contro “alcune delle maggiori economie della Nato” e “alcuni dei Paesi più ricchi”, quelli che più volentieri parlano di ordine internazionale basato sulle regole e di potenze medie che si uniscono, ma che “sembrano ancora pensare che l’era del free-riding sia qui”.
La conseguenza operativa è l’annuncio di una revisione della postura militare americana in Europa. Hegseth ha comunicato l’avvio di una verifica di sei mesi, forse meno, condotta dal Dipartimento della guerra con il contributo del comando europeo Usa, consultazioni con il Congresso e con gli alleati. “Chiamiamola la revisione Nato 3.0”, ha detto. Ma ha subito chiarito che non sarà un esercizio formale. “Non fate errori: sarà una revisione reale”, ha avvertito. Servirà a garantire che la Nato si muova “rapidamente e irreversibilmente” verso un modello in cui l’Europa “guida” e assume “la responsabilità primaria della difesa dell’Europa”, mentre le forze americane vengono posizionate in base alle necessità globali degli Stati uniti.
Non è solo una questione di truppe. Hegseth ha indicato tre criteri: spesa, capacità e accesso. Gli alleati dovranno spendere di più e più in fretta, colmare i vuoti lasciati dalla riduzione dei contributi americani al modello di forze Nato e garantire che basi, porti, sorvoli e infrastrutture siano disponibili quando Washington li ritiene necessari. La revisione, ha avvertito, guarderà con attenzione ai Paesi che “dicono no, o forse, o aspettiamo e vediamo quando è meglio”. Alcuni, ha aggiunto, “falliranno” e altri “passeranno a pieni voti”.
Il segretario alla guerra ha anche collegato i contributi annuali americani alla Nato al comportamento degli alleati. “D’ora in avanti, i nostri contributi annuali alla Nato saranno condizionati al fatto che gli altri Paesi raggiungano i loro obiettivi di spesa per la difesa”, ha detto. “Dove gli altri alleati non spenderanno con urgenza, i nostri contributi scenderanno”. Il principio politico è stato espresso senza giri di parole: “La Nato sarà una strada a doppio senso”.
Il messaggio finale è stato presentato come costruttivo, ma la sostanza è quella di un ultimatum politico. Per Washington non ci sono “sorprese strategiche”: la direzione, ha rivendicato Hegseth, è chiara fin dai suoi primi interventi davanti alla Nato nel febbraio 2025 e dalla linea tenuta da Trump. “L’Europa può e deve assumere la responsabilità primaria della propria difesa convenzionale”, ha concluso, “come ha promesso al vertice dell’Aia”. La Nato 3.0 nasce dunque come promessa di rafforzamento dell’Alleanza, ma anche come minaccia esplicita: chi non si adegua al nuovo standard americano rischia di vedere ridotta la protezione, la presenza e la fiducia degli Stati uniti.
