Roma, 2 nov. (askanews) – I volti dipinti dell’Egitto romano come specchio del tempo, che creano un dialogo vivido tra la storia e il nostro presente. Il Museo dell’Ara Pacis di Roma ospita la mostra “Egitto e Roma – I volti del Fayum”, dedicata a quelle che sono tra le immagini pittoriche più celebri dell’antichità, ma che sono rare nei musei italiani.
“È un’occasione per vedere una tipologia di arte, amata tantissimo anche dagli artisti della fine dell’Ottocento e dell’inizio del Novecento, cioè i ritratti del Fayum – ha spiegato ad askanews Claudio Parisi Presicce, sovrintendente capitolino ai Beni culturali e co-curatore della mostra – che solitamente è difficile da raccogliere in un percorso espositivo. Un prestito eccezionale che viene fatto per la prima volta dal Museo del Cairo ci ha consentito di raccogliere circa 110 opere che raccontano un modus di interpretare la memoria individuale”.
Oltre che dall’Egitto, i prestiti arrivano anche dal Louvre di Parigi e dal Metropolitan di New York, a testimonianza del valore internazionale del progetto, che ha poi anche un grande impatto sui visitatori, perché questi ritratti sembrano proprio guardarci negli occhi e ci parlano di tante culture diverse e conviventi. “Sembra quasi un paradosso – ha aggiunto Laura Petacco, co-curatrice del progetto -. Questi ritratti funerari ci parlano invece della vita, dei rapporti tra le persone, dei ruoli nella società, di identità culturali. Attraverso questa carrellata di ritratti infatti riusciamo a cogliere tutta una serie di elementi che ci riportano a una società, quella dell’Egitto romano, molto composita, molto ricca, frutto dell’interazione e dell’intreccio del substrato culturale egizio con la lunga dominazione greca, sappiamo che l’Egitto fu conquistato da Alessandro Magno, e dai contatti con la civiltà romana. Quindi in tutti questi volti troviamo un po’ di tutto questo”.
La mostra è promossa da Roma Capitale, dalla Sovrintendenza ai Beni culturali, da MondoMostre e Civita Mostre e Musei in associazione temporanea di imprese ed è aperta al pubblico dal 5 novembre 2026 al 2 maggio 2027. “La possibilità di avere oggi a Roma questa straordinaria mostra – ci ha spiegato l’amministratore delegato di Civita Mostre e Musei, Giorgio Sotira – di ottenere la fiducia delle istituzioni egiziane e di grandi musei prestatori da tutto il mondo è stata possibile solo grazie a questa collaborazione e alla fusione che si è realizzata tra vari team di lavoro, mossi da grandi competenze e straordinaria passione. Come produttore a noi fa piacere cercare quei progetti che possano portare diversi pubblici nelle nostre mostre, avvicinare la cultura alle persone che è poi la nostra mission”.
I volti e le storie di questi dipinti attraversano i millenni, ma, come nel caso del famosissimo Tondo dei due fratelli, che è stato anche restaurato per l’occasione, è la loro evidenza umana a creare una sensazione di perdurante meraviglia. “Una emozione enorme che si stabilisce individualmente – ha concluso Presicce – con i singoli ritratti espressi da queste minute e fragilissime tavolette dipinte”.
Così lievi da avere la forza di superare la barriera del tempo per dirci ancora qualcosa di noi, adesso. (Leonardo Merlini)

