Venezia, 17 giu. (askanews) – L’intelligenza artificiale va governata e non demonizzata ma c’è “un palese tema di sovranità, su questioni che coinvolgono sicurezza della società e diritti dei cittadini”. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiude con il suo intervento l’edizione italiana del XIX simposio di Cotec Europa – l’anno prossimo l’appuntamento sarà in Spagna – e, come aveva fatto in occasione della Festa della Repubblica, richiama l’attenzione sul rischio che la concentrazione delle nuove tecnologie nelle mani di “pochissimi soggetti privati” porti a “un nuovo disordine internazionale”, dove non ci sono regole, dove la dignità dell’uomo è calpestata a vantaggio del profitto e del più forte. Alla fondazione Cini, sull’isola di San Giorgio Maggiore, a poche centinaia di metri da piazza San Marco a Venezia, si discute dei rischi e delle opportunità dell’intelligenza artificiale, con la relazione di Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea – che ha invocato regole globali spiegando che “alla Bce ci stiamo concentrando su un aspetto della questione: cosa potrebbe significare per la stabilità finanziaria” – e gli interventi conclusivi dei tre capi di Stato, presidenti onorari delle rispettive fondazioni Cotec: il portoghese Antonio Josè Seguro, Felipe VI di Spagna e Mattarella.
Mattarella, che tra l’altro cita l’enciclica di Papa Leone XIV, parte da una certezza: l’intelligenza artificiale “interpella le nostre democrazie” perchè “con il suo impatto e il suo potenziale trasformativo sta cambiando profondamente il modo in cui apprendiamo, lavoriamo, produciamo, organizziamo la società”. E quindi ci potranno essere molti lati positivi, come il fatto di “accrescere la produttività”, ma anche numerosi rischi, dalla perdita di posti di lavoro al “possibile allargarsi delle disuguaglianze, a livello nazionale e fra i Paesi, a partire dal monopolio e dall’accesso a competenze sempre più qualificate”. Non solo, l’IA, osserva Mattarella, è un unicum, non paragonabile con altre rivoluzioni tecnologiche: “appare pervasiva e suscettibile di incidere sui comportamenti umani e sugli ordinamenti sociali decisamente più di innovazioni, anche di grande portata, intervenute nel passato”, dice il presidente.
E poi c’è il fatto, avverte, che “pochissimi soggetti privati” – e non è nemmeno necessario fare i nomi – hanno il controllo delle nuove tecnologie e “stanno invadendo domini sino a ieri riservati a responsabilità degli Stati e delle organizzazioni deputate a tali scopi dai trattati internazionali”. E che succede? Succede che queste realtà, questi “soggetti privati” – Mattarella lo ripete due volte per ribadire il concetto – diventano “talmente potenti da pretendere di disattendere se non di travolgere ogni regola”, divenendo “nuovi pretesi attori di imponderabile legittimità, per un nuovo disordine internazionale”. “Eppure – sottolinea -, qualsiasi attività umana sollecita norme di comportamento e di relazione, un codice, una grammatica”.
Per questo serve “una risposta europea”, nessuno può farcela da solo e quindi l’Ue, anche su questo fronte, si deve svegliare, deve “compiere un salto”, “passare dalla enunciazione di principi alle decisioni concrete”. “Le strategie sono state ampiamente discusse. Vanno messe in atto, adesso, le politiche necessarie”, raccomanda il presidente, chiamando in causa anche i singoli paesi membri perchè “abbandonino timidezze e riserve” e “non siano di freno per l’azione comune”.
Sulla stessa lunghezza d’onda re Felipe VI secondo il quale “non possiamo costruire il futuro digitale europeo volgendo le spalle alle nostre leggi, alle nostre libertà, alle nostre tradizioni umanistiche” ma “non possiamo permetterci di arrivare in ritardo” e “questo ci stimola all’azione, a volte anche all’audacia”. Per il presidente portoghese Seguro il compito delle democrazie europee è quello di agire in maniera responsabile presentando la “terza via europea” alla gestione dell’Intelligenza artificiale.
