HomeAskanews"Il barocco italiano a Dresda", dal 25 novembre al Museo Napoleonico

"Il barocco italiano a Dresda", dal 25 novembre al Museo Napoleonico

Roma, 24 set. (askanews) – Dal 25 settembre 2026 al 10 gennaio 2027, il Museo Napoleonico ospita “Il barocco italiano a Dresda”, un nucleo di disegni e bozzetti realizzati da artisti italiani e sassoni, presenti nella raccolta scientifica del Landesamt für Denkmalpflege Sachsen.

La mostra, curata dall’Landesamt fuer Denkmalpflege Sachsen, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata dal Landesamt fuer Denkmalpflege Sachsen con il sostegno del Ministero delle Infrastrutture e dello Sviluppo Territoriale della Sassonia. Servizi museali a cura di Zètema Progetto Cultura.

Alla metà del XVIII secolo Dresda – la capitale della Sassonia diventata famosa come la “Firenze sull’Elba” per la ricchezza dei suoi tesori artistici – divenne uno dei principali centri della cultura italiana a nord delle Alpi, sotto il regno del principe elettore Friedrich August II (re di Polonia con il nome di August III), e della consorte Maria Giuseppa. Appassionati dell’Italia e dell'”opera seria”, i reali non si limitarono a collezionare capolavori della pittura italiana, come quelli di Raffaello, Correggio, Giorgione o Tiziano, ma attrassero a Dresda numerosi maestri del Bel Paese, tra compositori, cantanti, strumentisti, poeti, scenografi e architetti teatrali.

L’intensa vita culturale alla corte cattolica, nella diaspora della Sassonia protestante, fu promossa in modo determinante anche dai gesuiti italiani. Simbolo di questa stagione della Controriforma è la cattedrale della Santissima Trinità, inaugurata nel 1751 su progetto dell’architetto italiano Gaetano Chiaveri e considerata “l’edificio più romano a nord delle Alpi”. Nonostante i danni subiti nel 1945, il monumento caratterizza ancora oggi il panorama urbano di Dresda, mentre molti degli artisti e degli artigiani italiani che hanno contribuito alla sua realizzazione hanno lasciato la loro impronta anche in altre località attorno a Dresda e in Sassonia.

La corte di August III attirò inoltre pittori, stuccatori, musicisti, ballerini e imprenditori teatrali provenienti dall’Italia, attirati dallo splendore dell'”Età Augustea”. Tra questi spicca il pittore di corte Bernardo Bellotto detto Canaletto, originario di Venezia, le cui magnifiche vedute tramandano in modo unico l’aspetto della città di quel tempo. Parallelamente, studiosi, pittori e architetti di Dresda intrapresero viaggi di studio nel Sud, anche di lunga durata, riportando in patria le loro impressioni.

Il percorso espositivo attinge alla raccolta scientifica del Landesamt fuer Denkmalpflege Sachsen, che conserva numerose testimonianze di questi scambi culturali, tra cui capolavori del disegno architettonico europeo del XVIII secolo. La mostra propone una selezione di disegni e bozzetti architettonici, offrendo uno spaccato di quell’epoca straordinariamente feconda sotto l’aspetto culturale, alla quale Dresda deve in primo luogo la sua fama, che perdura ancora oggi, di città dell’arte e della musica.

Mentre a Dresda è in corso un’ampia retrospettiva dedicata ai dipinti di Correggio provenienti dall’Italia, contemporaneamente a Roma vengono esposti disegni architettonici originali del XVIII secolo provenienti da Dresda. Tra questi figurano opere realizzate proprio a Roma trecento anni fa.

La mostra è articolata in quattro sale. Nella prima sala, intitolata “Roma come modello”, oltre a una presentazione della città di Dresda, sono esposti sei disegni di dettagli interni delle chiese romane di Sant’Ivo alla Sapienza, San Carlo alle Quattro Fontane e Ss. Trinità dei Monti, nonché della Villa Albani. Altri due fogli, particolarmente imponenti, sono opera del futuro capo architetto sassone Julius Heinrich Schwarze, che a Roma copiò il famoso progetto di una chiesa a cupola di Filippo Juvarra e lo traspose a Dresda in un proprio progetto di chiesa.

La seconda sala è dedicata alla costruzione della nuova chiesa cattolica di corte a Dresda, progettata e realizzata dall’architetto romano Gaetano Chiaveri. Oltre a otto fogli di Chiaveri e di altri architetti coinvolti nel progetto, l’opera principale della sala è il disegno a colori dell’altare dell’Annunciazione in Sant’Ignazio, realizzato dalla cerchia di Anton Raphael Mengs, che doveva fungere da modello per un altare a Dresda.

Anche la terza sala è dedicata a Gaetano Chiaveri. Un totale di dieci disegni, in parte di formati straordinariamente grandi, rappresentano progetti per un nuovo palazzo reale per il principe elettore di Sassonia a Dresda.

La quarta sala, infine, è intitolata “Gli italiani a Dresda”. Per la realizzazione degli edifici erano stati chiamati a Dresda numerosi artigiani e artisti italiani. I dodici disegni in totale mostrano i loro progetti per l’architettura e le decorazioni artistiche, ma anche le loro condizioni di vita in città. Particolarmente degni di nota sono i progetti di Giuseppe Galli Bibiena per la decorazione del soffitto della chiesa cattolica di corte e, come pezzo forte, un progetto di Giovanni Antonio Pellegrini per le sue decorazioni pittoriche nello Zwinger di Dresda, considerato il più grande disegno conosciuto del maestro.

Alcune delle opere esposte tornano così, per la prima volta dopo quasi trecento anni, nel luogo in cui furono realizzate.