Il calvario di Navalny aggiunge discredito alla condotta di Putin

Governi di tutto il mondo hanno reagito alla condanna del dissidente russo. Ora, l'unico modo per far cessare questa persecuzione è continuare a sostenerlo e a chiederne il rilascio immediato.

Arrestato nel 2021 al rientro a Mosca da Berlino, dove s’era rifugiato (come dichiarato ufficialmente dal Governo tedesco guidato da Angela Merkel) per curarsi presso l’ospedale della Charitè dai postumi d’un tentativo d’avvelenamento da gas nervino Novichok subìto a Tomsk (Siberia) l’anno precedente, Alexey Navalny subisce in quanto dissidente politico del regime un calvario giudiziario e processuale a dir poco kafkiano. A marzo 2022 viene condannato a nove anni di reclusione per frode e oltraggio alla Corte, con un giudizio sommario a porte chiuse emesso non in un tribunale ordinario ma nella colonia penale di Melekhovo, a 260 km dalla Capitale. Sottoposto ad un nuovo procedimento penale, venerdì scorso subisce un’ulteriore condanna ad altri 19 anni per ‘estremismo’ – teorema penale retto sul fatto che Navalny non ha mai taciuto la propria opposizione al regime dittatoriale instaurato da Vladimir Putin e retto dalla stretta cerchia dei suoi oligarchi.

Un sistema di governo cleptocratico e criminale, fondato sull’intimidazione e sulla limitazione delle libertà individuali e sociali, orientato agli stili ereditati prima dalla NKVD, poi dal KGB e infine dal FSB di cui Putin stesso e il Patriarca Kirill sono tuttora i frontman più rappresentativi.

Un processo sommario di cui si racconta che per visionare i capi di imputazione- raccolti in 196 volumi dell’indagine a carico suo e della sua Fondazione, svolta in larga parte nel periodo in cui Navalny era già recluso – sono stati concessi dieci giorni di tempo ai suoi legali. Viene inoltre riferito che la lettura della sentenza -durata pochi minuti- è stata resa nota ai giornalisti -confinati in una stanza collegata in videoconferenza- soltanto tramite un collegamento video di pessima qualità, in cui non si capiva chiaramente neppure la misura della nuova pena detentiva comminata all’oppositore del Cremlino.

 

«L’ultimo verdetto dell’ennesimo processo farsa contro Navalny è inaccettabile. Questa condanna arbitraria è la risposta al suo coraggio di parlare criticamente contro il regime del Cremlino. Ribadisco l’appello dell’Ue per il rilascio immediato e incondizionato di Navalny» – ha subito commentato con un tweet il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel. L’Onu ha già chiesto il rilascio immediato dell’oppositore russo, mentre tutto il mondo libero sta reagendo in modo indignato a questa seconda condanna che praticamente chiude la vicenda umana e politica dell’ultimo coraggioso oppositore al regime di Putin. Questi lo ha sempre considerato un acerrimo, fastidioso nemico sul piano personale, e un potenziale sovvertitore dell’ordine politico rigidamente costituito secondo gli stili di comando propri della dittatura. Se nulla cambierà, se la sentenza non avrà appello, si può ritenere conclusa la possibilità per Navalny di proseguire l’opposizione dal carcere da cui dovrebbe uscire a 74 anni (come spiegato da Washington Post), quando Putin ne compirebbe 89: si può dire che lo Zar s’è liberato per sempre dell’ingombrante oppositore che sarà rinchiuso in una colonia penale che gli imporrà condizioni di vita al limite dell’umana sopportazione. Il clangore del portone di ferro che si chiuderà alle spalle di Navalny sarà il suggello d’una parabola restrittiva delle più elementari libertà personali, con un regime rigidissimo, in un contesto in cui sono confinati – esclusi da ogni contatto esterno – i criminali più efferati, i maniaci sessuali, i cannibali e i terroristi.

 

Le restrizioni prevedono la sistemazione in una cella di isolamento, condivisa al massimo da 2/4 persone, con luce sempre accesa, sbarre supplementari alle finestre e alla porta, senza la possibilità di parlare con gli altri detenuti del carcere. Per dieci anni sarà interdetta a Navalny la corrispondenza esterna e il diritto alle visite. I carcerati della colonia penale (che ricorda dalla descrizione l’ambientazione di quella di Jean Valjean de i Miserabili, del Castello d’If del Conte di Montecristo o la più recente, terrificante, fortezza di Alcatraz) potranno passeggiare secondo un rigido orario solo in un cortile dallo spazio limitato, mentre negli spostamenti all’interno della prigione dovranno muoversi in posizione piegata in avanti e con le manette che fermano i polsi dietro la schiena.

Questa condanna inflitta al più tenace oppositore di Putin è la conferma delle restrizioni liberticide sul piano politico interno, imposte dal regime. Un vulnus grave, che s’aggiunge a una guerra devastante in corso da troppo tempo. Tutto ciò deve rafforzare i convincimenti del mondo libero sui rituali già scritti delle dittature, memori del passato. Facciamo voti affinchè il calvario di Navalny e del popolo ucraino finisca presto, senza cedimenti, come un passaggio doloroso ma decisivo per il ripristino delle libertà delle persone e dei popoli.