Il “campo degasperiano” non è un partito, né un cartello, né una formula. È un orizzonte e come tale accoglie molte cose, all’occorrenza anche la sua traduzione in un fatto politico concreto, ove possibile. Nasce dall’esigenza di mettere a fuoco una nuova prospettiva nella vita pubblica italiana, oggi frammentata e impoverita, spesso ridotta a esercizio di potere (o contropotere) senza visione. Non indica scorciatoie velleitarie, ma un ritorno alle “ragioni umaniste” della politica come servizio, responsabilità e costruzione del bene comune.
Al centro di questa proposta vi è una convinzione netta: senza un fondamento etico condiviso, la democrazia si svuota. De Gasperi ne era pienamente consapevole. Sapeva che il progresso non nasce dal cinismo né dall’astuzia, ma da una fiducia esigente nell’uomo e nella storia. La sua fede non fu mai bandiera identitaria, bensì sorgente interiore di una scelta politica alta: la laicità come metodo, come spazio di incontro, come linguaggio universale.
Pertanto, nella lezione degasperiana, il cattolicesimo democratico non è mai stato ideologia travestita da morale. Al contrario, è stato uno sforzo teso a distinguere, mediare e tenere insieme libertà e responsabilità, Stato e società, istituzioni e popolo. Da qui nasce un’idea non dogmatica del progresso: né automatismo storico né promessa vagamente messianica, ma cammino governato dalla politica come forza ordinatrice della vita associata.
Dunque, il campo degasperiano è uno spazio aperto. Esula da pregiudiziali identitarie senza vagheggiare sincretismi accomodanti. Non è una caserma né una somma di interessi, ma uno spazio di convergenza per chi rifiuta la riduzione della politica a spettacolo e pura gestione del consenso: cosituisce in buona sostanza un luogo in cui ricostruire solidarietà civili prima ancora che schieramenti elettorali.
In un tempo segnato da sfiducia rinuncia e rassegnazione, il campo degasperiano si propone come atto di consapevolezza e resistenza, anzitutto per controbattere al nudo meccanicismo della società ipertecnologica. Effettivamente l’occidente, prima di essere minacciato dall’esterno, subisce l’offensiva interna di potenti minoranze che agiscono o pensano di poter agire al di fuori del paradigma democratico. Un altro capitalismo, emancipato dalle premesse circa l’uguaglianza delle opportunità, mira ad imporsi sulla società. Ecco, opporsi a questa deriva significa rimettere al centro l’elemento creativo della politica per garantire la spinta del progresso umano come misura di civiltà. È solo in questo cerchio, a nostro avviso, che si può e si deve formare un nuovo sistema di alleanze.
[Con questo documento l’ANDC aderisce alla proposta del “campo degasperiano” lanciata il 13 dicembre scorso, a Bologna, in occasione della presentazione del libro di Igino Giordani – Alcide De Gasperi (Studium) – nella nuova veste editoriale curata da Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti]
