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Il campo largo fa festa e guarda già alla sfida delle politiche

Roma, 23 mar. (askanews) – Il blitz è riuscito, la spallata a Giorgia Meloni è stata data e il voto contro la riforma Nordio apre di fatto la campagna elettorale del ‘campo largo’ per le prossime politiche. Il risultato è oltre le attese, scaccia i fantasmi che pure si erano manifestati ieri all’ora di pranzo, dopo quella prima rilevazione dell’affluenza che aveva sorpreso e spiazzato tutti. Quella corsa al voto all’inizio aveva preoccupato molti, a cominciare dal Pd, perché gli stessi sondaggisti facevano fatica a spiegare cosa stava succedendo, ci si chiedeva chi fossero gli elettori a sorpresa in fila ai seggi: le truppe del centrodestra mobilitate dalla premier o tanti astenuti alle politiche e alle europee che però volevano dare uno schiaffo al governo? La risposta ha cominciato ad arrivare già nella serata di ieri, quando hanno cominciato a circolare i primi exit poll, ma lo spoglio vero e proprio è andato anche oltre le migliori previsioni.

“Un avviso di sfratto” al governo, per Giuseppe Conte, la dimostrazione che “batteremo Meloni alle politiche”, assicura Elly Schlein. Per Nicola Fratoianni è la prova che “cambia il vento”, Angelo Bonelli si dice certo che “l’opposizione è maggioritaria nel paese” e anche secondo Matteo Renzi “il centrosinistra può vincere”.

Certo, il lavoro è ancora lungo nel ‘campo largo’, è significativo che i leader non organizzino un’unica conferenza stampa tutti insieme, si ritrovano solo in piazza alla festa organizzata dalla Cgil e dai comitati per il no, dopo aver commentato ciascuno nella propria sede di partito. Non a caso Fratoianni avverte: “La vittoria del ‘no’ è un punto di partenza, non di arrivo. Sbagliare ora sarebbe imperdonabile”. Anche perché il dato finale del voto conferma un fenomeno a cui il centrosinistra dovrà fare molta attenzione: i ‘no’ alla fine sono quasi tre milioni in più dei voti presi da Pd-M5s-Avs messi insieme nel 2022 alle politiche, nonostante un’affluenza di circa 5 punti inferiore. Vuol dire, come riconosce la stessa Schlein in conferenza stampa, che “c’è una parte di elettrici ed elettori che hanno votato ‘no’ e che non aveva votato noi, ma soprattutto credo che non avesse proprio votato”. Elettori che hanno voluto colpire il governo Meloni ma che non è scontato riportare alle urne quando ci sarà da scegliere un partito e non basterà dire un ‘no’.

Su questo già le letture sono diverse: per l’ala sinistra del Pd sono soprattutto “giovani”, elettori che “difendono la Costituzione”, per i riformisti si tratta di quei cittadini di centrosinistra che non amano un’offerta sbilanciata a sinistra ma che sono contro la Meloni.

Soprattutto, poi, diventa ineludibile la principale questione irrisolta nella coalizione: la scelta del candidato premier. E’ Conte ha spiazzare tutti aprendo alle primarie, ma alle sue condizioni: “ci apriamo alla prospettiva delle primarie. Ma non primarie di qualche apparato ma aperte anche ai cittadini”. In casa democratica un parlamentare, a microfoni spenti, non resiste ad una battuta: “Non riusciamo mai a goderci una vittoriaà Non poteva aspettare un paio di giorni?”. Perché a differenza del passato queste primarie saranno molto più complicate, questa volta non si tratta solo di incoronare un leader sostanzialmente già scelto, la ‘competition’ potrebbe essere vera e avere esiti imprevedibili, soprattutto se anche i centristi dovessero presentare un proprio candidato, come Matteo Renzi in passato aveva detto.

La Schlein usa la solita prudenza, ribadisce di essere pronta ma senza accelerare: “Discuteremo di tutto: modalità, tempi. Ho sempre detto che in caso di primarie sarei stata assolutamente disponibile. Discuteremo di tutto insieme alle altre forze progressiste”. Del resto, continua il parlamentare Pd, “difficile a questo punto immaginare una strada diversa dalle primarie”. Certo, bisognerà anche capire cosa sarà della legge elettorale presentata dal centrodestra dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia. Ma quasi tutti scommettono ormai che si finirà con i gazebo per scegliere il leader del ‘campo largo’, magari aggiungendo la possibilità del voto online. Una prospettiva che, di fatto, dovrebbe chiudere la strada a quanti – nel giro della Schlein – ancora valutavano l’idea di un congresso anticipato.

Resta il dato politico di questo referendum, un ‘tesoretto’ di consensi che a questo punto nessuno vuole sprecare in vista della sfida finale a ‘Giorgia’.