Home GiornaleIl comando è solo uno dei registri, non l’unico

Il comando è solo uno dei registri, non l’unico

All’indomani di una sconfitta si misura la qualità della politica: tra tentazioni di autoassoluzione e necessità di ascolto, emerge il limite di una cultura del comando incapace di autocritica.

l banco di prova del day after

È all’indomani delle sconfitte che si misura la qualità di una politica. E il day after della maggioranza meloniana davvero non segnala grandi qualità. Si, certo, il colpo è venuto (quasi) a sorpresa. E c’è da comprendere la difficoltà di passare nel giro di poche ore da un registro all’altro. Prima la sensazione dell’invincibilità, poi quella di una brusca discesa a vite. Fino a invocare il destino “cinico e baro” dei tempi più antichi.

Il rifugio negli alibi e la necessità di cambiare registro

Ma il destino, in politica, non è quasi mai un caso. Dunque, ci si dovrebbe fare i conti con una certa solerzia e soprattutto con un briciolo di umiltà. Invece le truppe di maggioranza sembrano dedicarsi ai dettagli minori. Qualche parola di buona volontà, qualche testa che rotola, qualche stanca ripetizione di vecchi argomenti. Quasi a sperare che la magia dei momenti migliori possa riaffiorare per incanto.

E invece, occorrerebbe fare i conti con la difficoltà svelata. Riconoscerla per quel che è: come un forte appello a cambiare registro. Abbandonare l’eccesso di hubrys e disporsi all’ascolto del Paese. Considerare che in politica il comando è solo uno dei registri, non l’unico e non il principale. Infine, smettere di venerare l’autorità come panacea di tutti i mali.

Il rischio speculare della sinistra

Sarebbe meraviglioso se la destra fosse capace di aperture tanto generose da sconfinare nell’autocritica. Tanto più generoso − e meritorio, e perfino conveniente − mentre sembra approssimarsi una stagione nella quale la sinistra apparentemente già vittoriosa si appresta a fare suoi molti degli stessi difetti e degli stessi eccessi che si è appena finito di rimproverare con severità alla destra.

 

Fonte:  La Voce del Popolo – 2 Aprile 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]