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lunedì, 23 Febbraio, 2026
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Il diritto e la crisi: Capograssi riproposto da Sirimarco

L’antologia curata da Mario Sirimarco restituisce la voce del filosofo del diritto come critica radicale alla deriva tecnocratica: tra ossificazione della cultura giuridica e smarrimento dell’esperienza umana, il diritto può ritrovare senso solo tornando alla vita reale.

L’antologia – Appunti sull’esperienza giuridica (Carabba editore) – curata da Mario Sirimarco aiuta a rileggere l’interrogazione critica del presente operata da Giuseppe Capograssi. Al centro emerge l’idea che la tecnica giuridica sostituisca progressivamente la funzione creativa della politica, producendo un divorzio tra diritto e vita, tra Stato e comunità, tra democrazia e individuo.

Capograssi riscoperto, non celebrato formalmente

Attraverso alcuni scritti importanti prende forma un monito: il cittadino rischia di ridursi a residuo funzionale, mero destinatario della logica normativa.

Sirimarco richiama la celebre “ambizione minima” di Capograssi — essere riscoperto con gioia dai giovani tra i libri dimenticati — non per nostalgia, ma per indicare che il ritorno alla sua lezione non può ridursi a rito accademico.

Si tratta di riscoprire un autore capace di interrogare società attraversate da crisi di senso, restituendo vitalità al rapporto tra diritto ed esperienza umana.

I materiali raccolti mettono in luce un passaggio epocale: lo Stato, concepito come volontà amministrativa priva di mediazioni sociali, diventa una patologia del presente. E la democrazia, ridotta a liturgia procedurale, rischia di dissolvere l’esperienza autentica in competenze, moduli e protocolli. Sirimarco invita a riconoscere la genealogia di questo processo: l’apparato normativo tende a occupare e infine sostituire lo spazio dell’individuo.

Lo Stato amministrativo come patologia del contemporaneo

Uno Stato che si fa pedagogia e un individuo ridotto a destinatario passivo non prefigurano un ordine nuovo, ma segnalano una società stanca, incline a delegare pressoché tutto.

L’ampia introduzione ricorda il ruolo discreto ma centrale di Capograssi nella ricostruzione fisica e spirituale dell’Italia postbellica. Per i giuristi cattolici egli fu un punto di riferimento non ideologico ma metodologico: un ritorno alla persona e alle forme vive della società come fondamento della rifondazione dello Stato.

Oggi la prospettiva appare rovesciata: la società è descritta come problema e lo Stato come soluzione. Proprio attraverso Capograssi, Sirimarco ribalta il paradigma, riaffermando che è la società — non l’apparato amministrativo — il luogo in cui il diritto prende corpo.

Ripensare il politico

L’antologia si configura così come un invito a ripensare il politico. A differenza dei manuali che confermano convinzioni preesistenti, questa raccolta impone un atto di disapprendimento: la democrazia non è un insieme statico di garanzie, ma un sistema dinamico di relazioni rischiose. Capograssi emerge così non come autore da musealizzare, ma come pensatore che costringe a fare i conti con l’illusione di una vita governabile dall’alto tramite carte, agenzie e regolamenti.

Il libro ricorda, con elegante severità, che nessuna democrazia può sopravvivere senza un ritorno all’uomo reale. In questa prospettiva, l’antologia restituisce Capograssi alla sua funzione più urgente: non custode del passato, ma interlocutore necessario per una società che cerca (oggi più che mai) il proprio fondamento umano.