Capita spesso che Meloni parli dai banchi del governo come se fosse ancora all’opposizione. Così, nei giorni scorsi, ha lanciato le sue accuse alla sinistra, colpevole a suo giudizio di uno spirito poco patriottico.
Imperversa la demonizzazione
In questo modo, la reciproca demonizzazione ha fatto un altro passo avanti, trovando quasi subito corrispondenza in una sinistra altrettanto votata allo scontro verbale.
Ora, non si vorrebbe qui fare l’elogio del centrismo di una volta ormai largamente passato di moda, ma almeno segnalare che questo modo di randellarsi a vicenda non pare di così grande costrutto e porta un nocumento peculiare a chi governa che dovrebbe avere il maggiore interesse alla tessitura.
Basterebbe anche solo soffermarsi sulle serie televisive americane che vanno per la maggiore di questi tempi. C’è quasi sempre un attimo in cui il presidente appare sullo schermo e rivolge ai telespettatori un accorato appello in nome dell’unità del popolo. Appello che, d’un tratto, fa salire i numeri della sua popolarità.
Serve una condivisione più ampia
Come mai in Italia, invece, il confronto politico si fa quasi sempre col randello e quasi mai con un sorriso? Come mai non si riesce a capire che, di questi tempi, il paese ha un drammatico bisogno di ricucire le sue ferite e di celebrare un rito di unità?
Non per fare grandi coalizioni, per carità, e neppure per mescolare le carte dei partiti, ormai collocati stabilmente a quanto pare nei due poli opposti. Ma è proprio la democrazia dell’alternanza che ha bisogno di una condivisione più larga, cosa che non viene capita dai banchi dell’opposizione e tanto meno da quelli del governo, il che è ancora più grave.
Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 12 febbraio 2026
[Testo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]
