Il Governo entra in Tim assicurandosi un ruolo decisivo nelle scelte strategiche

Il fondo Kkr presenta offerta vincolante per la rete della società della telefonia e telecomunicazioni. F2i potrebbe entrare in Netco con una quota di minoranza. Cassa Depositi e Prestiti resta sullo sfondo.

Il governo entra come azionista della Rete Tim con una quota fino al 20% di NetCo, la società costituita dalla rete primaria, dalla rete secondaria (FiberCop) e dai cavi sottomarini di Sparkle. L’esecutivo si assicura però un ruolo “decisivo nella definizione delle scelte strategiche”.

Il Mef ha reso noti ieri i termini del memorandum di intesa “siglato tra Kkr” e il Governo, dopo giorni di rialzo del titolo con rumors insistenti su una accelerazione nel dossier. Il governo dunque entra nella partita della cessione della rete Tim al fondo americano Kkr che dovrà presentare un’offerta vincolante entro il 30 settembre e che a questo punto non è escluso arrivi prima. Si tratta del fondo la cui offerta da 21-22 miliardi è stata preferita dal cda di Tim a quella di Cdp-Macquarie.

“L`accordo – ha spiegato il Mef – prevede la formulazione di un`offerta vincolante che stabilisce, tra l`altro, l`ingresso del Mef nella Netco nella percentuale fino al 20%”. “I termini dell`offerta dal punto di vista dei rapporti tra le parti prevedono un ruolo decisivo del governo nella definizione delle scelte strategiche. I prossimi passaggi saranno relativi all`adozione di un Dpcm per completare l`iter procedurale”, ha chiarito il Mef. Il primo consiglio dei ministri utile potrebbe essere il 28 agosto.

Il coinvolgimento del governo, essendo la rete un asset strategico, rende più agevole l’esercizio dei poteri speciali della Golden Power a tutela degli assetti proprietari delle società operanti in settori reputati strategici e di interesse nazionale. Dopo l’intesa tra Kkr e Mef, l’operazione sarà meglio delineata successivamente alla presentazione da parte di Kkr della sua offerta vincolante e dopo il Dpcm. Secondo rumors di mercato anche il fondo infrastrutturale F2i potrebbe essere della partita con una quota di minoranza arrivando a un 30% circa in mani italiane e rafforzando tale fronte ora che la Cdp è fuori.

Tuttavia un possibile coinvolgimento della Cassa resta sullo sfondo e non è da escludere visto Cdp è azionista di Tim con il 5% e di Open Fiber con il 60%, la società della fibra all’ingrosso che di fatto opera in concorrenza con Tim. L’ad Dario Scannapieco non ha escluso nei giorni scorsi che ci possano essere forme di cooperazione evidenziando ‘lo spreco’ derivante dall’impiego di risorse per 2 reti, quella di Tim e quella di Open Fiber, che in alcune aree più onerose per gli investimenti andrebbero a sovrapporsi.