Roma, 13 ott. (askanews) – Israele uccise tre sue figlie e una nipote negli ultimi giorni dell’operazione Piombo Fuso del 2008-2009 nella Striscia di Gaza. Oggi il medico palestinese-canadese Izzeldin Abuelaish piange altri 100 parenti uccisi negli ultimi tre anni nell’enclave palestinese. Ma allora come oggi ‘il medico di Gaza’ ribadisce la propria determinazione a ‘non odiare’, a non diventare ‘una vittima che odia’ e ‘a trasformare la propria ferita e sofferenza in coraggio e determinazione’ nel chiedere ai leader politici della comunità internazionale di non rimanere ‘indifferenti o complici’ davanti ai diritti negati ai palestinesi di Gaza e della Cisgiordania. Autore nel 2010 del libro ‘Io non odierò’, diventato un docu-film (‘I shall not hate’), Abuelaish afferma che ‘l’odio è una malattia contagiosa e distruttiva, un virus che nasce dall’esposizione alle azioni che ci vengono inflitte’, invitando a prendere posizione contro ‘un mondo diventato una giungla, dove non c’è posto per i deboli’.
Askanews lo ha incontrato a margine di un incontro tenuto ad Anguillara Sabazia, alle porte di Roma, organizzato dalla parrocchia Regina Pacis.
SITUAZIONE A GAZA Abuelaish è nato e cresciuto nel campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, da genitori sopravvissuti alla Nakba del 1948. ‘Dall’inizio della guerra ho perso più di 100 parenti, ho ancora alcuni familiari vivi, ma non so cosa succederà. Tutto il campo profughi di Jabalia è stato distrutto, anche la nostra casa. Ora vivono in tenda a Nuseirat’, nel centro della Striscia. ‘A uno dei miei nipoti era stato diagnosticato l’Hiv prima della guerra. Sono riuscito a fargli avere delle medicine. Ma la situazione è difficile, anche per lo stigma e la paura che circonda i malati di Hiv. Non riesce ad avere le medicine, non può sottoporsi a controlli. Abbiamo chiesto che venga portato fuori da Gaza e si spera che l’Italia riesca a farsi carico di questo essere umano perché sta morendo in silenzio. Se non muore per i proiettili, muore per il silenzio, per la mancanza di cure, per negligenza’.
In generale, ha aggiunto, ‘la situazione è drammatica: le uccisioni avvengono quotidianamente. Non c’è quello che la propaganda chiama cessate il fuoco. Si contano ormai oltre 1.500 vittime (dall’11 ottobre del 2025, ndr) e il popolo palestinese vive in una condizione in cui il 75% del territorio è sotto controllo israeliano, mentre due milioni di persone sono costrette a vivere nel restante 25% della Striscia di Gaza. Si tratta di un’area piccolissima. Era già piccola, la più densamente popolata al mondo, prima della guerra’, ha ricordato.
E ‘dopo tre anni di punizione collettiva, di fame, uccisioni di massa e sfollamenti, Israele continua a bloccare l’accesso di beni essenziali. La gente vive da anni nelle tende, che non resistono al vento, alla pioggia e ora sta arrivando l’inverno, con il rischio concreto che la gente muoia, come già accaduto, quando sono morti dei bambini per il freddo’, ha aggiunto Abuelaish, ricordando i neonati deceduti lo scorso inverso. ‘La popolazione di Gaza non chiede nulla di eccezionale: vuole solo i mezzi per sopravvivere e vivere con dignità. Assistenza, istruzione, un riparo, acqua e cibo’.
I LEADER POLITICI COMPLICI O INDIFFERENTI ‘Che tipo di umanità è questa? In che mondo viviamo? – si accalora il medico di Gaza – i politici stanno a guardare, eppure potrebbero agire. Quante altre migliaia di palestinesi devono morire prima che dicano di essere soddisfatti? Quanto altro sangue deve ancora scorrere? E poi si chiedono perché i palestinesi siano così indignati. Prima di puntare il dito, bisognerebbe chiedersi: ‘Io cosa ho fatto?’ Mi rivolgo alle persone di tutto il mondo, e in particolare ai leader politici: il sangue dei palestinesi non ha lo stesso colore di quello degli altri? Cosa diranno ai loro figli, sapendo che la storia non dimenticherà mai? E anche se la storia dovesse dimenticare, la gente non dimenticherà, e la verità non potrà restare nascosta’.
La diaspora palestinese sta facendo sentire la propria voce ‘con saggezza, coraggio e gentilezza, attraverso i fatti’, ha continuato, e ‘vede che l’opinione pubblica risponde positivamente, in Italia, in Canada, nel Regno Unito, in Belgio, ovunque’.
‘Non abbiamo problemi con l’opinione pubblica, il problema riguarda quei leader politici che sono complici o indifferenti riguardo alla questione palestinese’, ha spiegato, sottolineando che ‘porre fine all’occupazione e creare una pace giusta ed equa tra palestinesi e israeliani, risolvendo l’instabilità dell’area, porterà benefici a livello globale’.
ISRAELE MENO SICURO Secondo il medico di Gaza, che prima di trasferirsi in Canada, ha lavorato anche in ospedali israeliani, oggi Israele ‘è meno sicuro’, perché ‘la potenza militare non porterà mai vera sicurezza o pace’. ‘Io voglio che gli israeliani siano sicuri e liberi, protetti dagli atti autodistruttivi del loro governo; (il premier Benjamin, ndr) Netanyahu, (il ministro delle Finanze Bezalel, ndr) Smotrich, (il ministro per la Sicurezza nazionale, Itamar, ndr) Ben Gvir e altri stanno causando loro gravi danni’, ha dichiarato Abuelaish, per cui ‘bisogna capire che la sicurezza, la libertà, la pace, la dignità, il futuro e i diritti degli israeliani sono interconnessi con la sicurezza, la libertà, la pace, la dignità, il futuro e i diritti dei palestinesi’.
‘È giunto il momento di comprendere che i mezzi militari non bastano; l’unica via è riconoscere pari diritti a tutti i cittadini. Questa è l’unica strada, e la più breve, ed è quello che chiedo ai leader politici: non semplici parole, ma azioni concrete’. Innanzitutto, tornando a rispettare lo stato di diritto, perché ‘nessuno è al di sopra della legge, nessuno gode di immunità assoluta’.
CURARE LE FERITE DI PALESTINESI E ISRAELIANI Interpellato su un processo di riconciliazione tra i due popoli, Abuelaish ha rimarcato che ‘è possibile solo dopo la fine dell’occupazione, del genocidio, della pulizia etnica’.
‘Allora si potrà iniziare a ricostruire le relazioni. Ma non si può parlare di riconciliazione mentre in Palestina sta ancora scorrendo il sangue, mentre continuano le demolizioni delle case, gli attacchi brutali dei coloni. Come si può chiedere di riconciliarsi quando si è affamati, assetati, quando si è sfollati, intimiditi e disumanizzati? È immorale chiedere a qualcuno che soffre, che è oppresso e umiliato, di riconciliarsi con il proprio carnefice. Bisogna mettere fine ai crimini’.
‘Serve un intervento a Gaza, ma è solo il primo passo; occorre una soluzione a lungo termine, con un calendario certo, per porre fine all’occupazione, tornare alla normalità e aiutare i popoli palestinese e israeliano a guarire le ferite, a sanare gli animi e a superare i traumi’, ha aggiunto.
‘Solo quando inizieremo a curare queste ferite, potremo favorire una riconciliazione. Il trauma è reale per entrambi, ma la situazione non è paragonabile: gli israeliani hanno rifugi e risorse, hanno tutto, mentre i palestinesi, penso soprattutto a donne e bambini, vivono una realtà diversa. È ingiusto equiparare i traumi delle due parti. A Gaza l’intera popolazione palestinese è traumatizzata. E temo che questo trauma diffuso porti inevitabilmente ulteriore violenza’.
ELEZIONI PALESTINESI Interpellato sulle critiche mosse al presidente Mahmoud Abbas (Abu Mazen) per il rinvio al 2027 delle elezioni inizialmente previste per novembre 2026, e sulle obiezioni di tanti palestinesi rispetto a elezioni che non porterebbero a istituzioni capaci di difenderli dagli attacchi degli israeliani, Abuelaish ha risposto di condividere le obiezioni dei suoi connazionali, perché ‘l’Autorità palestinese non è un governo. È impotente. Anche il presidente Abu Mazen, se vuole spostarsi da un luogo all’altro, ha bisogno di un permesso. E nelle aree A, B, C della Cisgiordania (come da Accordi di Oslo del 1993, ndr) non esiste nulla che si possa definire Autorità Palestinese in senso pieno; c’è l’occupazione, ci sono gli attacchi dei coloni. Uccidono, demoliscono, rubano’.
‘E poi come si possono indire elezioni a Gaza sotto occupazione? Come si può votare quando Israele ha detto che le consultazioni non si terranno a Gerusalemme Est? Per tenere delle elezioni serve stabilità. La cosa più importante, se si vogliono tenere delle elezioni, è disporre di libertà e stabilità’.
METTERE FINE ALL’OCCUPAZIONE PER RICOSTRUIRE LA FIDUCIA Per il medico di Gaza ‘porre fine all’occupazione è il primo passo per ripristinare la fiducia, a livello internazionale e tra palestinesi e israeliani, e avviare così un processo di riconciliazione e ricostruzione fondato sui diritti umani, sull’uguaglianza e sulla dignità per tutti, libertà per tutti, non come occupanti e occupati, oppressore e oppresso, ma come persone libere, uguali e dignitose’.
‘La vita di un palestinese vale quanto quella di chiunque altro. Quando i palestinesi perdono fiducia nella comunità internazionale, non bisogna incolpare loro: cosa ha fatto quando venivano bruciati vivi? Quando venivano uccisi o sfollati? Sono tre anni che i politici parlano e basta. Bisogna passare dalle parole ai fatti. (Il presidente americano Donald, ndr) Trump ha detto che ha portato la pace. Ma quale tipo pace? Ha portato solo altre uccisioni, più divisioni, più polarizzazione. Dovrebbe vergognarsi di aver diffuso queste bugie nel mondo’.
‘Spero che un giorno il mondo si risvegli e si lasci alle spalle l’epidemia di odio, violenza, guerra, razzismo, polarizzazione, paura, discorsi d’odio e crimini d’odio per essere investito da un’epidemia di giustizia, uguaglianza e rispetto della legalità’, ha concluso Abuelaish.
(di Simona Salvi)

